La guerra in Iran cancella la F1: salta il Gp del Bahrein e quello dell'Arabia Saudita
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Redazione Sport
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Il conflitto in corso tra Stati Uniti e Israele da una parte e l'Iran dall'altra, con la conseguente rappresaglia che ha preso di mira diverse nazioni del Golfo, sta ridefinendo in modo forzato il calendario del Mondiale di Formula 1. L'ipotesi, ormai data per certa negli ambienti del paddock e destinata a diventare ufficialità nel giro di poche ore – probabilmente già nel corso del fine settimana del Gran Premio di Cina – è la cancellazione dei Gran Premi in programma in Bahrein e in Arabia Saudita. Le due tappe, fissate rispettivamente per il 12 e il 19 aprile sullo strategico circuito di Sakhir e su quello cittadino di Gedda, vengono considerate a rischio zero dalla maggior parte degli addetti ai lavori, e non solo per le evidenti questioni legate all'incolumità di piloti, team e spettatori. La decisione, che era attesa come limite invalicabile entro il 20 marzo per ragioni puramente organizzative, sembra essere stata anticipata dall'acuirsi degli scontri e dalle ripercussioni che questi stanno avendo sulle rotte commerciali e sui trasporti aerei nell'area mediorientale.
La motivazione principale, va da sé, risiede nella mancanza di sicurezza generale che attualmente pervade la regione. Le strutture stesse dei paesi ospitanti, a partire dal Bahrein, sono state oggetto di attacchi, con danni significativi in alcune zone della capitale Manama. In un contesto del genere, come hanno dimostrato anche le difficoltà incontrate dalla Pirelli, costretta ad annullare un test pre-stagionale e a far rientrare in Europa il proprio personale via terra attraverso percorsi di fortuna, organizzare un evento che richiede l'afflusso di migliaia di persone e di attrezzature delicatissime diventa semplicemente impraticabile. Se a questo si aggiunge il protrarsi della chiusura di diversi aeroporti, hub fondamentali per la logistica di un circo globale come quello della Formula 1, il quadro che ne emerge è quello di una doppia rinuncia ormai inevitabile.
Logistica e costi: i veri banchi di prova dietro la rinuncia
Oltre al fattore bellico, è il nodo logistico a giocare un ruolo determinante in questa complessa partita. Con le merci e le vetture attualmente in Cina per il Gran Premio di Shanghai, e la prossima trasferta già fissata per fine mese a Suzuka, in Giappone, i tempi tecnici per organizzare un successivo e sicuro trasferimento in Medio Oriente si sono ridotti al lumicino. Il flusso delle spedizioni è programmato con mesi di anticipo, e deviarlo ora verso Paesi considerati a rischio significherebbe esporre l’intera filiera a ritardi e complicazioni assicurative insormontabili. I promotori sauditi, secondo alcune indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca, avrebbero tentato fino all'ultimo di scongiurare lo scenario peggiore, offrendo persino voli charter dedicati per bypassare le cancellazioni dei voli di linea, ma l'evidenza della situazione geopolitica e la conseguente impossibilità di garantire corridoi sicuri hanno avuto la meglio su qualsiasi sforzo diplomatico.
Parallelamente alle preoccupazioni per l'incolumità delle persone, si staglia la questione economica, che pure ha un peso specifico enorme in decisioni di questa portata. Le cifre in ballo sono ingenti: il solo Gran Premio del Bahrein comporta per l'organizzazione un esborso di circa quaranta milioni di dollari. La delicata questione, come sempre accade in questi casi, ruota attorno alla clausola di cancellazione: se l'annullamento venisse ufficializzato dalla Formula 1, la quota versata dall'organizzatore verrebbe rimborsata, mentre se fosse il promotore locale a tirarsi indietro, i costi rimarrebbero interamente a suo carico. È verosimile, quindi, che le parti stiano trattando in queste ore un compromesso finanziario per ripartire le perdite, mentre nel paddock si rincorrono voci su prenotazioni alberghiere speculative nei dintorni di Imola, circuito che durante la pandemia aveva già funto da valida alternativa.
Addio doppia gara: il calendario si accorcia, niente sostituti all'orizzonte
A differenza di quanto accaduto durante l'emergenza sanitaria del 2020, quando la F1 si inventò corse su piste atipiche per onorare i contratti televisivi, stavolta lo scenario appare profondamente diverso e, per certi versi, più lineare. La volontà, espressa chiaramente dai vertici della categoria, è quella di non cercare sostituti per i due appuntamenti saltati. Si tratta di una scelta dettata da pragmatismo: organizzare un Gran Premio da zero in poche settimane è un'impresa titanica, che richiede non solo la vendita dei biglietti ma anche l'allestimento di hospitality, servizi e strutture di sicurezza, un'operazione commercialmente poco sostenibile per un promoter che non abbia avuto il tempo di pianificare l'evento. Inoltre, i contratti televisivi garantiscono un numero minimo di gare, fissato a ventidue: soglia che, anche con la defezione di Bahrein e Arabia Saudita, verrebbe comunque raggiunta, portando il totale stagionale a ventidue appuntamenti.
Con la cancellazione delle due gare di aprile, il calendario subirà quindi una voragine di un mese intero. Dopo il Gran Premio del Giappone, in programma per il 29 marzo, il Circus tornerà in pista direttamente ai primi di maggio per l'appuntamento di Miami. Questo intervallo, se da un lato rappresenta un grattacapo per gli organizzatori e una perdita secca di introiti per i team, che vedranno ridursi la loro fetta del montepremi complessivo, dall'altro offre un inaspettato, seppur forzato, periodo di pausa. Le scuderie potranno utilizzare queste settimane per lavorare allo sviluppo delle monoposto, affinando la comprensione delle nuove power unit e preparandosi al meglio per la lunga trasferta americana, in un campionato che si preannuncia già profondamente segnato dalla crisi internazionale.




