La Formula 1 cancella i Gran Premi del Bahrein e dell‘Arabia Saudita: il calendario 2026 perde due gare
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Redazione Sport
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Il mondiale di Formula Uno si appresta a vivere una significativa battuta d’arresto, con la cancellazione ormai inevitabile dei Gran Premi del Bahrein e dell’Arabia Saudita, in programma rispettivamente per il 12 e il 19 aprile. La decisione, attesa in via ufficiale nel corso del fine settimana o al più tardi nelle prossime 48 ore, è una diretta conseguenza dell’escalation bellica che coinvolge l'Iran e, più in generale, della situazione di estrema tensione che si è venuta a creare in Medio Oriente. I vertici della Formula 1 e della Federazione Internazionale dell'Automobile, riuniti in queste ore per monitorare costantemente l'evolversi degli eventi, si trovano costretti a fare i conti con l'impellenza di una scelta dettata da oggettive ragioni di sicurezza: il trasporto via mare delle vetture e di tutte le attrezzature necessarie per il doppio appuntamento mediorientale, infatti, dovrebbe prendere il via nel giro di pochi giorni, e proseguire nella pianificazione logistica significherebbe ignorare i rischi concreti a cui verrebbero esposti piloti, tecnici e addetti ai lavori.
L’impossibilità di sostituire gli appuntamenti e il peso economico della crisi
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, e nonostante le voci che avevano circolato nei giorni scorsi, il vuoto lasciato da queste due gare non verrà colmato. Ipotesi come un ritorno a Imola, in Portogallo o in Turchia, avanzate da alcuni addetti ai lavori, sono state rapidamente accantonate: i tempi tecnici per organizzare un Gran Premio ex novo sono troppo stretti e la finestra meteorologica in Europa, in questo periodo dell'anno, non sarebbe comunque ottimale. La stagione, di conseguenza, subirà una contrazione, passando dai 24 Gran Premi inizialmente previsti a 22, con un buco di un mese nel calendario che separerà il Gran Premio del Giappone, in programma il 29 marzo, dall'appuntamento di Miami, fissato per il 3 maggio. Questo stop forzato rappresenta un colpo non indifferente anche per le casse della Formula 1: i circuiti di Sakhir e Gedda sono noti per corrispondere alcuni dei diritti di ospitalità più elevati dell'intero circus, e la loro assenza si tradurrà in una perdita secca di oltre cento milioni di sterline, una somma che verrà ripartita tra le scuderie e la stessa organizzazione, incidendo inevitabilmente sui bilanci.
Le pressioni dei team principal e il fattore sicurezza
L'urgenza di una presa di posizione chiara e definitiva era stata peraltro sollecitata nei giorni scorsi da diversi team principal, consapevoli delle complessità logistiche in gioco. Ayao Komatsu, alla guida della Haas, aveva pubblicamente invitato la Formula 1 a sciogliere la riserva entro la settimana, sottolineando come l'incertezza rappresenti un problema aggiuntivo per le squadre, costrette a pianificare su due fronti paralleli senza sapere quale delle opzioni si materializzerà. Il suo omologo della Aston Martin, Mike Krack, aveva parlato di una “situazione difficile”, affidandosi al buon senso dei vertici. Al di là delle questioni economiche e organizzative, a pesare come un macigno è la valutazione complessiva del quadro geopolitico: la capitale del Bahrein, Manama, è stata recentemente bersaglio di attacchi missilistici, e anche Gedda è giudicata una location a rischio per l'allestimento di un evento sportivo di tali proporzioni. L'incolumità delle persone, in questo scenario, ha giustamente prevalso su ogni altra considerazione.
La riorganizzazione del campionato e i prossimi impegni
Con l'eliminazione delle due tappe mediorientali, il campionato si riorganizzerà attorno alle date già consolidate. La stagione, che ha preso il via in Australia, proseguirà regolarmente con il Gran Premio di Cina in corso in questi giorni e con la successiva tappa in Giappone. Poi, come detto, ci sarà una lunga pausa forzata prima del volo verso gli Stati Uniti. Rimangono invece confermate, almeno per il momento, le gare che chiuderanno tradizionalmente l'anno in Qatar, il 29 novembre, e la consueta finale di Abu Dhabi, prevista per il 6 dicembre. La decisione di non procedere con i Gran Premi in Bahrein e Arabia Saudita, sebbene dolorosa dal punto di vista economico e organizzativo, rappresenta la naturale conseguenza di un conflitto che, allargandosi, finisce per investire anche il mondo dello sport, imponendo scelte di responsabilità al di là di ogni interesse commerciale.




