Adriana Mazzanti, uccisa dal marito a Castel Maggiore: il ritratto della vittima, “maestra di canto di gran talento”
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Redazione Interno
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Sul cancello della villetta di via Lame, nella frazione di Torre Verde a Castel Maggiore, è comparso un fiore. Accanto, una scritta: “Ciao Adry, non ti dimenticheremo”. Quel gesto semplice e silenzioso – a cui nessuno ha voluto mettere firma – racconta forse più di tante parole il vuoto che Adriana Mazzanti, 63 anni, ha lasciato in chi l’aveva incrociata su un palco o dietro a un banco d’ufficio. Impiegata in pensione, sì, ma legata al canto e alla musica da un vincolo che somigliava a una seconda pelle, la donna viene ricordata da amici e amiche come una presenza generosa e solida: capace di ascoltare, di insegnare, di condividere quella passione per le note che l’aveva portata, per anni, a esibirsi anche in balera.
Il femminicidio-suicidio e la scoperta del figlio
A dare l’allarme è stato il figlio quarantacinquenne di Mauro Zaccarini, nato da un precedente matrimonio dell’uomo. Non avendo avuto notizie del padre, si è preoccupato ed è andato a controllare; dentro quell’appartamento, però, ha trovato una scena che nessuna ricostruzione potrà mai rendere meno dolorosa. Stando a quanto emerso finora, Zaccarini – che di anni ne aveva 73 – avrebbe prima soffocato la moglie, per poi togliersi la vita impiccandosi. Le autopsie, naturalmente, dovranno confermare questa sequenza, ma gli investigatori hanno pochi dubbi in merito: si profila l’ennesimo caso di femminicidio seguito dal suicidio dell’autore.
Una coppia che condivideva la musica, ma si stava separando
Marito e moglie, va detto, condividevano la stessa passione per la musica; un amore, quello per il palco, che li aveva visti cantare insieme fino a un paio di anni fa. Poi, per ragioni che al momento restano escluse dalle indagini (e che forse non troveranno mai una spiegazione definitiva), lei non si esibiva più. La tragedia, per chi li conosceva, è apparsa subito come “inaspettata”: nessuno tra colleghi e frequentatori del mondo della canzone avrebbe immaginato un epilogo simile. Eppure, c’è un dettaglio che pesa, e non poco: i due si stavano separando. Non si trattava, dunque, di una convivenza serena, ma di un rapporto in fase di rottura – una circostanza, quest’ultima, che troppo spesso si accompagna a esplosioni di violenza inaudita.
Il talento di Adriana e lo sgomento di chi l’ha conosciuta
Adriana Mazzanti viene descritta come una cantante di talento, qualcuno che aveva fatto della sua voce uno strumento di relazione oltre che di arte. “Maestra di canto di gran talento”, la chiamano senza mezzi termini, e aggiungono che ne aveva anche per gli altri: una solidarietà pratica, concreta, fatta di piccole attenzioni e di presenza. Il fatto che fosse in pensione da impiegata non l’aveva mai allontanata dalla musica; anzi, quel legame a tempo indeterminato con le note sembrava essersi rafforzato negli ultimi anni, tra serate in balera e lezioni informali. Di lei, adesso, restano i ricordi di chi l’ha incrociata sul lavoro o dietro a un microfono, e quel fiore sul cancello – unico, silenzioso – che continua a dire “Adry, non ti dimenticheremo”.




