La quiete di Castel Maggiore spezzata da un omicidio-suicidio: Adriana Mazzanti strangolata, poi il marito si impicca

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bastano pochi passi per attraversare il parcheggio condominiale e raggiungere il cancello di quella villetta gialla, immersa nella campagna di Torre Verde, che ieri, davanti agli occhi attoniti dei vicini, si è trasformata in una scena del crimine. La notizia, filtrata nel primo pomeriggio, ha spazzato via la routine del piccolo centro alle porte di Bologna: Mauro Zaccarini, 73 anni, ha ucciso la moglie Adriana Mazzanti, 63, per poi togliersi la vita. A fare la macabra scoperta, intorno alle 14, è stato il figlio 45enne dell’uomo, frutto di un precedente matrimonio; preoccupato perché il padre non rispondeva al telefono da diverse ore, l’uomo si è presentato nell’abitazione di via Lame insieme a un vicino, trovando i due corpi senza vita.

La ricostruzione degli investigatori della compagnia di Borgo Panigale, coordinati dalla pm Federica Messina, poggia per ora su elementi circostanziali che attendono conferma dalle autopsie. Stando ai primi rilievi, Adriana – che tutti ricordano come una cantante di talento e una donna generosa – è stata trovata riversa a terra in cucina, priva di segni visibili di coltellate o proiettili, ma con lievi ecchimosi sul collo che fanno propendere per uno strangolamento. Lui, invece, si è impiccato a una trave nello studio al piano superiore, utilizzando un cavo elettrico. L’ipotesi più accreditata è che il delitto sia avvenuto nella notte tra lunedì e martedì, mentre il suicidio si sarebbe consumato diverse ore dopo, alle prime luci dell’alba; una separazione temporale che tradisce la lucida agonia di chi, dopo aver ucciso, ha atteso l’alba per impiccarsi.

L’incredulità degli amici e quella frase agghiacciante: “Prima o poi mi ammazzo”

L’intera frazione di Torre Verde è rimasta senza fiato, specialmente chi conosceva la coppia per la loro passione comune per la musica. Si esibivano insieme, lui alla chitarra e lei voce, come il “super duo Adriana e Mauro”, portando allegria nelle feste di paese e nelle sagre della zona; un’immagine di normalità che stride violentemente con la dinamica dell’omicidio. “Dovevamo vederci da loro oggi”, ha mormorato un’amica della coppia, apparsa sotto shock davanti al cancello presidiato dai carabinieri, mentre teneva al guinzaglio il piccolo barboncino bianco della coppia, l’unico “testimone” rimasto di quella tragedia.

Dai racconti di chi gli era vicino emerge il quadro di una convivenza ormai al capolinea. La coppia, sposata in seconde nozze da circa dieci anni, conviveva da separati in casa da almeno quattro; persino il frigorifero, secondo quanto riportato, conteneva due spese diverse. Una situazione di stallo, forse legata a difficoltà economiche o al mutuo della casa, che aveva trasformato l’amore in una routine di silenzi e litigi. Negli ultimi tempi, Zaccarini aveva confidato agli amici più intimi una frase che oggi risuona come una sinistra premonizione: “Prima o poi mi ammazzo”. Nessuno, però, aveva mai pensato che quel dolore personale potesse tradursi in un gesto così violento verso di lei.

I biglietti d’addio, la separazione imminente e il giallo del movente

All’interno della villetta gialla, gli uomini della scientifica hanno repertato diversi biglietti scritti a mano da Mauro Zaccarini. Si tratta, con tutta probabilità, di messaggi d’addio: in uno di questi si legge l’esplicita intenzione di voler porre fine alla propria esistenza, ma in nessuno di essi, a quanto risulta dalle prime sommarie verifiche, vi è un riferimento diretto o una confessione riguardo all’uccisione della moglie. Questo particolare alimenta il mistero sul movente, anche se la dinamica lascia pochi dubbi sulla volontarietà dell’atto omicida.

La separazione, ormai imminente, sembra essere stata la miccia che ha fatto esplodere la depressione dell’uomo. Non risultano precedenti denunce per maltrattamenti né interventi delle forze dell’ordine in quella casa, e sia lui che lei erano incensurati. La procura di Bologna ha aperto formalmente un fascicolo per omicidio volontario (che si chiuderà ovviamente con la morte dell’indagato) e ha affidato l’incarico per l’autopsia al dottor Matteo Tudini; l’esame autoptico sarà determinante non solo per accertare le cause precise della morte di Adriana Mazzanti, ma anche per stabilire l’orario esatto dei due decessi, un dettaglio cruciale per la ricostruzione delle ultime, disperate ore della coppia.

Il filo nero della cronaca e la quiete apparente della provincia

Quella di Castel Maggiore è l’ennesima pagina di cronaca nera che si scrive tra le mura domestiche, dove la violenza esplode laddove un tempo c’era l’affetto. L’edificio signorile, con il suo bel giardino che si affaccia sul centro sportivo, rappresenta il simbolo di una normalità infranta. I vicini, quelli che ieri parcheggiavano l’auto nel piazzale condominiale, oggi si fermano ammutoliti, guardando i militari dell’Arma presidiare l’ingresso; c’è chi scambia qualche battuta a voce bassa, ma prevale un silenzio carico di sgomento e incredulità.

Il sindaco Luca Vignoli, contattato dalla stampa, ha dichiarato che al momento non risulta che la coppia fosse seguita dai servizi sociali del territorio, né che ci fossero segnali di disagio tali da attivare un protocollo di assistenza. Una precisazione, la sua, che getta luce sull’isolamento in cui spesso versano queste dinamiche: due persone anziane, apparentemente per bene, che portavano la loro musica nelle piazze e che, una volta chiusa la porta di casa, affogavano in una crisi silenziosa. Mentre la procura attende i risultati degli esami tossicologici e autoptici, la comunità di Castel Maggiore resta aggrappata alla memoria di Adriana, la cantante dalla voce potente, e alla tragica fine di Mauro, l’uomo che quella voce ha deciso di spegnere per sempre.

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