Castel Maggiore, la musica si è fermata in doppio delitto: uccide la moglie e poi si impicca
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Non c’è più nessuna melodia, adesso, in quella villetta gialla di via Lame a Torre Verde, frazione di Castel Maggiore. Il silenzio, rotto solo dal passo dei carabinieri di guardia al cancello, racconta l’epilogo di una storia che avrebbe dovuto avere note diverse. È qui, in una corte raccolta di una decina di appartamenti immersi nella campagna bolognese, che ieri si è consumato l’ennesimo femminicidio: M. Z., 73 anni, pensionato con la passione per la chitarra e la pianola, ha prima ucciso la moglie A. M., 63 anni, per poi impiccarsi a una trave del piano superiore. I loro corpi sono stati ritrovati in due punti distinti della casa – lei riversa in cucina con evidenti segni al collo, lui appeso di sopra – e già i primi rilievi dei carabinieri, che non hanno alcun dubbio sulla dinamica, hanno escluso interventi di terzi.
Separati in casa, uniti nei locali: il doppio filo di una coppia in crisi
A rendere più cupa la vicenda, quella sensazione che serpeggia tra i pochi vicini attoniti e che nessuno, forse, aveva voluto davvero leggere fino in fondo. Lui e lei condividevano da anni la stessa passione per la musica, quella che li portava a esibirsi insieme nelle sagre di paese e nelle serate della zona. Lei cantava, lui l’accompagnava tra un accordo e l’altro, eppure – come ora emerge senza clamore – quel legame artistico e affettivo si era ormai trasformato in una convivenza forzata. Erano separati in casa, si mormora tra i condomini che sfilano nel parcheggio attiguo, ma nessuno aveva mai immaginato una deriva tanto violenta.
L’incredulità di chi li conosceva: «dovevamo vederli, invece abbiamo trovato i carabinieri»
Il cancello della grande villa, con il suo giardino ben curato che si affaccia proprio di fronte al centro sportivo di Torre Verde, racconta meglio di qualsiasi parola lo sconcerto di chi frequentava la coppia. Alcuni amici, che avevano appuntamento con loro proprio in quelle ore, si sono ritrovati davanti al cordone delle forze dell’ordine. Nessuno aveva dato l’allarme, e non ci sono state richieste d’aiuto: a fare la scoperta sono stati i soccorsi, chiamati forse da un vicino insospettito o da un controllo di routine. La circostanza, comunque, ha cristallizzato l’attimo in cui la quotidianità si è spezzata senza preavviso.
Il quadro giudiziario e i segni della tragedia: poche ipotesi, nessuna terza via
I militari non stanno cercando altri responsabili. Il della donna presentava segni compatibili con uno strangolamento (o con una compressione violenta del collo), mentre l’uomo è stato trovato impiccato al piano di sopra: una sequenza che gli investigatori ritengono chiara. Non ci sono testimoni oculari, né biglietti di commiato rinvenuti al momento. Le indagini si concentrano ora sul ricostruire le ultime ore di vita della coppia, ascoltando i parenti e chi li vedeva con regolarità. L’ipotesi del movente, in attesa di ulteriori accertamenti, resta legata allo stato di una relazione ormai logorata dalla convivenza forzata, in cui la musica – ironia della sorte – aveva smesso da tempo di fare da collante.




