Ricina a Pietracatella, il medico indagato: «Si erano riprese entrambe». Laura Di Vita di nuovo in Questura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia di Pietracatella morte dopo essere state avvelenate con la ricina, continua ad arricchirsi di elementi investigativi mentre resta ancora senza un colpevole. Nelle scorse ore il dottor Pietro Vuotto, uno dei cinque medici finiti nel registro degli indagati per omicidio colposo, è tornato a parlare davanti alle telecamere del programma Storie Italiane, ricostruendo ciò che vide quando le due donne si presentarono al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso.

Secondo il suo racconto, sia Antonella sia Sara manifestavano sintomi riconducibili a una tossinfezione o a una gastroenterite virale, ma al momento delle dimissioni le loro condizioni erano decisamente migliorate. «Si erano riprese entrambe», ha dichiarato Vuotto, precisando che la quindicenne era stata trattenuta per qualche ora in osservazione prima di essere lasciata andare.

Il ritorno in Questura di Laura Di Vita

Sul fronte investigativo, la giornata di martedì 15 settembre ha visto un nuovo capitolo nelle audizioni disposte dalla Squadra Mobile di Campobasso. Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, è arrivata negli uffici di via Tiberio poco dopo le 15.30 ed è rimasta a colloquio con gli inquirenti per circa due ore.

Non è la prima volta che la donna viene ascoltata: venerdì mattina era già stata sentita per tre ore come persona informata sui fatti, mentre tra sabato e domenica gli investigatori avevano interrogato un'altra cugina di Gianni, Loredana, e Monia, la professoressa di matematica amica dell'ex sindaco di Pietracatella. La decisione di riconvocare Laura Di Vita sarebbe maturata al termine di un vertice investigativo tenutosi nella serata di lunedì negli uffici della Procura di Larino. Al momento non risulta indagata e il suo ruolo resta quello di persona informata sui fatti.

L'ipotesi del doppio avvelenamento

Il dottor Vuotto, nel corso della sua intervista, ha fornito una ricostruzione clinica che potrebbe rivelarsi significativa per comprendere la dinamica dell'avvelenamento. Il medico ha spiegato di essere stato l'unico a visitare sia Gianni Di Vita sia le due donne poi decedute, e ha sottolineato come il quadro presentato dal padre fosse nettamente diverso da quello di Antonella e Sara. Mentre la quindicenne manifestava sintomi gastrointestinali, l'uomo lamentava «dolori muscolari, debolezza e cefalea».

Quando Sara fece ritorno in ospedale il 27 dicembre, le sue condizioni erano drasticamente peggiorate: era ipotesa, aveva la pressione molto bassa, appariva confusa e tendeva ad addormentarsi. «Sicuramente c'è un quadro di presentazione molto diverso tra la prima volta in cui vedo Sara e la seconda volta in cui la vedo», ha osservato Vuotto, non escludendo che la ragazza possa essere stata avvelenata in due momenti distinti.

Il quadro investigativo e gli accertamenti in corso

L'inchiesta della Procura di Larino procede contro ignoti per duplice omicidio premeditato, mentre il filone che riguarda i cinque medici del Cardarelli e della guardia medica resta aperto per omicidio colposo. La posizione dei sanitari, tuttavia, appare indebolita dalle conclusioni della perizia autoptica, che ha confermato la presenza della ricina nei tessuti delle due vittime e ha stabilito come l'altissima concentrazione della tossina, assunta per via orale, non avrebbe lasciato scampo nemmeno in presenza di una diagnosi tempestiva.

Gli accertamenti affidati agli esperti del Robert Koch-Institut di Berlino sui 131 campioni prelevati nell'abitazione della famiglia non avrebbero ancora individuato tracce della sostanza, ma si tratta di risultati provvisori che non smentiscono il dato tossicologico sui corpi. Nel frattempo, le audizioni proseguono serrate: oltre duecento persone sono state ascoltate dall'apertura del fascicolo, e altre convocazioni sono attese nei prossimi giorni.

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