La fuga di McGrath nel bosco dopo l'inforcata che gli è costata l'oro: vince Meillard
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Redazione Sport
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La tensione sulla pista Stelvio di Bormio, teatro dello slalom speciale maschile valido per i Giochi di Milano Cortina 2026, era quella che solo una gara olimpica sa regalare, e l'esito della competizione, che ha visto il trionfo dello svizzero Loic Meillard, è passato quasi in secondo piano rispetto a ciò che è accaduto pochi minuti dopo la sua discesa. Perché se Meillard, con una seconda manche eseguita in modo chirurgico, ha messo le mani su un oro che rappresenta la sua terza medaglia in questa rassegna a cinque cerchi, l'immagine destinata a restare impressa nella memoria collettiva porta la firma, se così si può dire, della disperazione di Atle Lie McGrath. Il norvegese, nato nel Vermont nel 2000 da padre statunitense, era il leader al termine della prima frazione, quella disputatasi sotto una fitta nevicata che lui, con il pettorale numero uno, aveva saputo interpretare al meglio accumulando un vantaggio di cinquanta nove centesimi proprio su Meillard e novantaquattro sull'austriaco Fabio Gstrein. Una posizione che, per chiunque mastichi sci alpino, equivaleva a una ipoteca pesantissima su quel metallo più pregiato. E invece, quando ormai la seconda manche dello svizzero era stata depositata in cronometro e la pressione psicologica aveva raggiunto il suo apice, McGrath è sceso dal cancelletto con un'avvio contratto, quasi impacciato, per poi inforcare rovinosamente sul primo cambio di pendenza, lì dove il tracciato disegnato sul muro della Konta gli avrebbe dovuto consentire di spingere e amministrare il tesoretto.
La rabbia, i bastoncini gettati e la fuga sotto le reti
L'errore, banale nella sua meccanica ma devastante nelle conseguenze, ha innescato una reazione che ha del surreale e che ha lasciato attoniti gli addetti ai lavori e il pubblico presente lungo il tracciato. Atle McGrath, appena preso coscienza di aver gettato alle ortiche quella che aveva tutte le parvenze di una medaglia d'oro già confezionata, ha prima lasciato andare un urlo liberatorio, quasi primordiale, per poi liberarsi con rabbia dei bastoncini lanciandoli contro il manto nevoso. Ma non è bastato: il gesto tecnico, quello che lo ha tradito, doveva essere punito con un allontanamento fisico dal luogo del delitto. Il norvegese si è così sfilato i parastinchi, scagliandoli via, ha slacciato gli sci e, indossando unicamente gli scarponi, si è infilato sotto le reti di protezione che delimitano il tracciato di gara, addentrandosi nella coltre bianca che separa la pista dal bosco limitrofo -8. Una fuga nella vegetazione, lontano dagli sguardi delle telecamere e dal fragore della festa che, nel frattempo, i tifosi elvetici stavano facendo esplodere per celebrare la perfezione della seconda manche di Meillard, unico capace di gestire la tensione e portare a casa un oro che profuma di riscatto dopo l'argento in combinata e il bronzo in gigante.
L'immagine di McGrath che, con gli scarponi ai piedi, si allontana a piedi verso il bosco, per poi lasciarsi cadere a terra esausto e in lacrime sulla neve, è diventata immediatamente virale, raccontando meglio di qualsiasi parola il dramma sportivo di un atleta che aveva un conto in sospeso con il destino e con il ricordo del nonno, scomparso proprio nel giorno della cerimonia di apertura dei Giochi e per il quale il norvegese portava un lutto al braccio -2-4. Mentre lui era lì, disteso nella solitudine del bosco, a metabolizzare un fallimento sportivo enorme, sulla pista Loic Meillard veniva proiettato verso la gloria, con un tempo complessivo di un minuto, cinquanta tre secondi e sessantuno centesimi che lo consacra come il dominatore di questa disciplina. Alle sue spalle, a completare un podio che ha il sapore dell'amaro per la Norvegia, sono saliti l'austriaco Gstrein, autore di due manche solide e lineari, e Henrik Kristoffersen, compagno di squadra di McGrath, che ha saputo rimontare dalla prima posizioni sfruttando un tracciato meno esigente e portando a casa un bronzo che, nelle intenzioni della vigilia, avrebbe dovuto essere di un colore diverso.
Il dolore privato e la pressione olimpica
La fuga di McGrath non è stata solo la reazione a caldo di un campione che vede sfumare un sogno, ma anche il precipitare di una tensione emotiva che il ragazzo del Vermont si portava dentro da giorni. La sua prima manche, quella corsa sotto la neve, era stata dedicata proprio al nonno scomparso, un modo per onorarne la memoria con una prestazione ai limiti della perfezione. Poi, nel giro di pochi secondi, tutto è crollato: la seconda manche perfetta di Meillard, quella che imponeva di attaccare e gestire al contempo, ha fatto il resto. E così, dopo l'inforcata, lo scenario si è fatto apocalittico per i colori norvegesi: il favorito numero uno, colui che aveva chiuso la prima frazione con il miglior tempo, era fuori, e la sua reazione, se possibile, ha amplificato la portata del dramma -3.
Mentre Kristoffersen saliva sul podio a testa bassa, quasi a voler nascondere la soddisfazione personale per non aggiungere beffa al danno del compagno, Meillard poteva finalmente godersi il momento più alto della sua carriera, issando la Svizzera al quarto oro su cinque gare disputate in questo sci alpino olimpico. Una supremazia, quella elvetica, che non conosce soste e che si è arricchita di un altro capitolo proprio sulla neve di Bormio, la stessa che aveva visto McGrath dominatore alla mattina e poi, poche ore dopo, protagonista di una fuga nel bosco destinata a diventare una delle icone più potenti e malinconiche di questi Giochi invernali. Lo svizzero, dal canto suo, ha avuto la lucidità di riconoscere il valore dell'avversario sconfitto, sottolineando come McGrath meritasse l'oro per quanto fatto vedere in questa stagione, ma lo slalom, si sa, è disciplina infida che non perdona esitazioni e regala gioie solo a chi riesce a domare la paura e la tensione fino all'ultimo centimetro.
Il ritorno in scena dopo la solitudine
Dopo alcuni minuti di assoluta solitudine tra gli alberi, un gatto delle nevi è andato a prelevare McGrath, che si è rialzato, ha rimesso gli sci e si è lasciato accompagnare a valle, fino alla zona mista, dove ha incrociato lo sguardo dei giornalisti senza fermarsi a parlare, il volto segnato e lo sguardo perso. Un'immagine, quella del suo ritorno, che ha chiuso il cerchio di una giornata iniziata con il sole in faccia e finita con l'ombra lunga di una delusione cocente, destinata a segnare la sua carriera. Per la cronaca, tra gli azzurri il migliore è stato Tommaso Saccardi, capace di chiudere in dodicesima posizione, ma anche la sua prestazione è passata in secondo piano rispetto al racconto di una gara che ha avuto due protagonisti: un vincitore, Meillard, e un uomo che ha perso tutto, visibilmente sopraffatto da qualcosa di più grande di lui.
Description: La disperazione di Atle McGrath dopo l'inforcata nello slalom di Bormio: il norvegese fugge nel bosco. Vince l'oro Loic Meillard davanti a Gstrein e Kristoffersen.




