L’oro svanito di Atle Lie McGrath e quella fuga nel bosco tra dolore e disperazione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il sogno infranto di Atle Lie McGrath, sciatore norvegese classe 2000, non si è consumato solamente tra i pali dello slalom speciale di Bormio, dove lunedì aveva letteralmente dominato la prima manche, salvo poi inforcare rovinosamente nella seconda gettando alle ortiche una medaglia d’oro che sembrava già cucita al collo -1. La vera, profonda, tragedia sportiva – e umana – si è materializzata nei minuti successivi a quell’errore, in una sequenza di gesti che hanno del surreale e che hanno fatto il giro del mondo, restituendo l’immagine di un atleta allo sbando, capace di liberarsi con rabbia dei bastoncini, scagliati lontano oltre le reti di protezione, e di oltrepassare quelle stesse reti per avviarsi a piedi, senza sci, verso il bosco limitrofo -2. Una fuga, la sua, dettata da un bisogno primordiale e disperato di isolamento, di silenzio, di lontananza da quel palcoscenico olimpico che in pochi secondi, quantomeno nella sua testa, si era trasformato in una gabbia.

McGrath, visibilmente scosso e con gli occhi ancora lucidi, ha poi raccontato a caldo, davanti all’hotel che ospita la squadra norvegese, le ragioni di quella che molti hanno letto come una semplice crisi di nervi, ma che per lui rappresentava l’unica via di fuga da un contesto divenuto insopportabile -3. “Le emozioni hanno preso il sopravvento – ha spiegato il 25enne, leader della classifica di Coppa del Mondo di specialità – e tutto mi è sfuggito di mano. Pensavo di poter trovare un po’ di pace e tranquillità là, ai margini del bosco, ma non è stato così, perché fotografi e poliziotti mi hanno raggiunto anche lì” -4. La sua ricerca di serenità, per quanto estrema e dettata dall’impulso del momento, si è scontrata con la macchina mediatica e di sicurezza dei Giochi, incapace di concedergli quei pochi minuti di solitudine sulla neve, dove si era lasciato cadere supino, in un quadro di desolazione assoluta.

A rendere il dramma ancora più complesso e stratificato, e a togliere ogni dubbio sulla fragilità del momento che sta attraversando, è il contesto personale in cui questa disfatta agonistica si inserisce. Lo stesso McGrath ha rivelato come il giorno della cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026, il 6 febbraio, sia morto suo nonno, una figura evidentemente centrale nella sua vita e alla quale aveva dedicato un toccante post su Instagram, promettendo di inseguire i propri sogni anche in sua assenza e gareggiando con un lutto al braccio -5. “Ho perso qualcuno che amo tantissimo – ha confessato – e questo rende tutto davvero difficile. Di solito sono bravo a mantenere le giuste proporzioni, ma stavolta non ci riesco” -6. Il quinto posto nel gigante non aveva certo risollevato il morale, e lo slalom rappresentava l’ultima, concreta possibilità di trasformare il dolore in qualcosa di bello, un tributo che la neve della pista Stelvio gli ha negato nel modo più beffardo, dopo una prima manche da manuale che lo vedeva con 59 centesimi di vantaggio sullo svizzero Loic Meillard, poi trionfatore -1.

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