Pescara, donna travolta e uccisa al terminal bus: i sindacati attaccano «Area abbandonata, denunce ignorate»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una donna di 71 anni, Maria Ferrandino, è morta nella tarda mattinata di ieri nel terminal degli autobus di Pescara, davanti alla stazione ferroviaria centrale. L’anziana, originaria di Collecorvino, era appena scesa da un pullman extraurbano della Tua ed è stata investita durante una manovra da un altro mezzo della stessa azienda di trasporto regionale. Secondo una prima ricostruzione, la donna si trovava nell’area di movimentazione degli autobus per raggiungere il figlio, autista della Tua, al quale avrebbe dovuto affidare il nipotino di quattro anni prima dell’inizio del turno di lavoro.

L’investimento sarebbe avvenuto in un punto in cui la visuale per il conducente potrebbe essere risultata difficoltosa. I soccorritori del 118, giunti sul posto insieme ai vigili del fuoco e alla polizia locale, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso; il figlio della vittima, sopraggiunto poco dopo, ha provveduto al riconoscimento della salma.

La ricostruzione e gli accertamenti in corso

Sul luogo della tragedia sono intervenuti gli agenti della polizia locale, coordinati dal comandante Danilo Palestini, che hanno eseguito i rilievi e acquisito le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza presenti nell’area. La Procura attende ora la relazione degli investigatori per chiarire l’esatta sequenza dei fatti e accertare eventuali responsabilità. L’autista del mezzo coinvolto, trovato in stato di choc, è stato ascoltato dagli inquirenti. La salma è stata trasferita in obitorio e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Tua S.p.A.

, l’azienda di trasporto regionale, ha espresso cordoglio con una nota del presidente Gabriele De Angelis, che a nome del consiglio di amministrazione ha manifestato vicinanza alla famiglia della vittima e in particolare al figlio, dipendente dell’azienda. La società ha inoltre avviato un’inchiesta interna per fare luce sulla dinamica dell’incidente.

Le accuse dei sindacati: «Un terminal abbandonato al degrado»

Poche ore dopo la tragedia, le organizzazioni sindacali del trasporto pubblico hanno puntato il dito contro le condizioni di sicurezza dell’infrastruttura. La Filt Cgil, con una nota firmata da Aurelio Di Eugenio, Eugenio Di Fonzo e Giammaria Ferrante, ha ricordato che «l’ultimo esposto risale al 18 agosto», appena un mese e mezzo prima dell’incidente: il sindacato ha definito il terminal «un’area abbandonata al degrado», «priva dei requisiti minimi di sicurezza e del tutto inadeguata a una città come Pescara».

Le segnalazioni, secondo la sigla, erano state inviate più volte a Tua, al Comune e alla prefettura, senza che fossero realizzati gli interventi richiesti. Tra le criticità elencate figurano la totale assenza di segnaletica orizzontale e verticale, la mancanza di pensiline, l’assenza di attraversamenti pedonali e marciapiedi rialzati, gli stalli non adeguatamente individuati e le pessime condizioni del manto stradale, ridotto a un susseguirsi di buche.

Le altre sigle e i tavoli di confronto senza esito

Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal hanno confermato la ricostruzione, sottolineando di aver partecipato a numerosi tavoli di confronto con il Comune durante i quali la totale mancanza di sicurezza all’interno dell’area sarebbe stata denunciata «ripetutamente e in modo netto».

Le tre sigle hanno parlato di un terminal ridotto a «un vero e proprio cantiere a cielo aperto», con spazi di manovra drasticamente ridotti, e hanno contestato la scelta di ampliare i parcheggi per le auto private: questa commistione, hanno sostenuto, costringe quotidianamente gli autisti della Tua a compiere manovre pericolose, spesso al limite del codice della strada. «Ci resta difficile parlare di fatalità quando le condizioni di rischio vengono ignorate per mesi», hanno dichiarato congiuntamente le segreterie.

Anche la Faisa Cisal, con Luciano Lizzi e Filippo Tassinari, ha parlato di «una tragedia purtroppo annunciata», ricordando che già tra aprile e giugno del 2025 erano stati richiesti incontri all’assessorato alla Mobilità per denunciare le condizioni del terminal extraurbano.

Il progetto di riqualificazione e la replica del Comune

Per l’area del terminal bus esiste da tempo un progetto di riqualificazione nell’ambito del più ampio intervento sull’area di risulta, lo spazio compreso tra la stazione ferroviaria e il centro cittadino. Il sindaco di Pescara e l’assessore competente hanno replicato alle accuse con una nota nella quale hanno invitato a non trasformare la tragedia «nell’humus per coltivare una battaglia politica».

L’amministrazione ha precisato di aver effettuato in più occasioni interventi per chiudere le buche e ripristinare la segnaletica, e ha annunciato un intervento più consistente da 250 mila euro per il rifacimento totale dell’asfalto, i cui fondi sono stati individuati con una delibera di variazione di bilancio già inserita nell’ordine del giorno del consiglio comunale.

La nota ha inoltre ricordato che l’area sarà al centro del progetto per il nuovo Palazzo della Regione Abruzzo e che Tua ha già contrattualizzato la ditta e recintato l’area assegnata per la realizzazione del nuovo terminal nella zona nord. Il capogruppo comunale Domenico Pettinari, dal canto suo, ha parlato di dodici anni di denunce sullo stato del terminal, ricordando di aver organizzato almeno venti conferenze stampa direttamente nell’area di risulta insieme al sindacato Orsa Trasporti.

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