Bufera alla Camera sul caso Almasri, opposizioni chiedono spiegazioni al governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aula di Montecitorio è tornata a infiammarsi, in queste ore, per una vicenda che unisce diplomazia e diritti umani, trascinando l’esecutivo in un dibattito aspro e carico di polemiche. Il caso del generale Osama Almasri, la cui detenzione in Libia è stata disposta dalla Procura generale di quel paese, ha spinto le opposizioni a reclamare con forza un’informativa urgente, affinché il governo chiarisca una volta per tutte la propria posizione e i propri atti riguardo a una figura così controversa. A scagliare il primo sasso è stato il deputato del Movimento Cinque Stelle Federico Cafiero de Raho, il quale ha sollecitato l’esecutivo a rendere conto del proprio operato, ponendo l’accento su un comportamento che, a suo dire, richiede trasparenza immediata e non ammette ulteriori ritardi.

L’arresto e le accuse in Libia

Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche locali, e in particolare dalla televisione Lybia24, la Procura libica ha emesso un ordine di carcerazione preventiva nei confronti di Almasri, rinviandolo a giudizio con l’imputazione di tortura sui detenuti e di concorso nella morte di uno di essi, avvenuta proprio a causa delle sevizie subite. L’ex dirigente della polizia giudiziaria a Tripoli, la cui vicenda giudiziaria si è andata definendo attraverso interrogatori e la raccolta di elementi probatori, sarebbe coinvolto in gravi violazioni accadute all’interno della principale struttura di riforma e riabilitazione della capitale libica. Un quadro, questo, che delinea accuse di una certa pesantezza, le quali, com’è ovvio, non potevano passare inosservate né sulla scena internazionale né in quella politica domestica.

Le reazioni delle opposizioni e l’intervento di Conte

A calcare la mano sulla questione è stato anche l’ex presidente del Consiglio e leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, il quale, in un’aspra dichiarazione, ha parlato di una vera e propria “umiliazione per il governo Meloni”. Sottolineando come Almasri sia finito in manette nonostante il suo rimpatrio, avvenuto con voli di Stato e sotto la bandiera italiana, Conte ha accusato l’esecutivo di aver calpestato il diritto internazionale e lo Statuto della Corte Penale Internazionale, quel trattato per la tutela dei diritti umani che fu firmato proprio a Roma. Una critica, la sua, che mira a colpire al cuore la credibilità della linea adottata dall’Italia in materia di cooperazione giudiziaria e di rapporti con soggetti inquisiti per crimini particolarmente efferati.

Le richieste di chiarimento in Parlamento

La bufera politica, che ormai investe da settimane il governo, si è dunque spostata con rinnovato vigore nell’agone parlamentare, dove le opposizioni intendono ottenere risposte chiare e circostanziate. La richiesta di un’informativa urgente, avanzata in Camera, rappresenta il tentativo di portare alla luce ogni passaggio di una trattativa delicatissima, della quale non si conoscono ancora tutti i retroscena. L’arresto in Libia di Almasri, infatti, riapre un capitolo che molti, a Palazzo Chigi, avrebbero preferito considerare archiviato, costringendo i ministri a confrontarsi pubblicamente con le accuse di aver favorito, o quantomeno non impedito, il ritorno in patria di un individuo su cui gravano imputazioni così gravi, alcune delle quali – come ha ricordato Conte – riguarderebbero anche violenze su minori.

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