Febbre del Nilo, 727 casi e 54 decessi: il virus circola in 83 province

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Salgono a 727 i casi confermati di febbre del Nilo occidentale in Italia, ventisette in più rispetto ai settecento registrati nel bollettino precedente. A fornire il dato aggiornato è il decimo report settimanale dell'Istituto superiore di sanità, che certifica anche il numero dei decessi notificati: cinquantaquattro, con una letalità calcolata sulle forme neuroinvasive autoctone pari al 14,0 per cento.

Un bilancio che, a fronte dei 718 casi e dei 49 decessi segnalati nello stesso periodo del 2025, conferma come la stagione in corso si stia rivelando più intensa della precedente.

Il peso delle forme neuroinvasive

Di particolare rilievo è la quota di infezioni che hanno assunto la forma neuroinvasiva, la più grave dal punto di vista clinico: sono 383, compresi cinque casi importati da Maldive, Francia, Belgio, Grecia e Olanda. Il bollettino dettaglia poi la classificazione delle altre manifestazioni: 93 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 247 casi di febbre (uno dei quali importato dal Burkina Faso), tre casi con altri sintomi e un ulteriore caso asintomatico.

La circolazione del virus è stata dimostrata in 83 province appartenenti a 19 regioni, un dato in leggera crescita rispetto alle 82 province del report precedente, sempre distribuite sullo stesso numero di regioni.

Il quadro regionale e i casi nel Viterbese

Nel Lazio il monitoraggio regionale aggiornato al 30 settembre indica 104 infezioni totali. Per la provincia di Viterbo il numero resta fermo a tre casi, confermando quanto già emerso nelle settimane precedenti. Il bollettino Iss segnala inoltre 15 casi di virus Usutu, altra arbovirosi trasmessa da zanzare: otto in Lombardia, due nel Lazio, due in Veneto e uno ciascuno in Emilia-Romagna, Marche e Piemonte.

Dengue e Chikungunya: i numeri delle altre arbovirosi

Il sistema di sorveglianza dell'Istituto superiore di sanità tiene sotto controllo anche le altre malattie trasmesse da vettori. Per quanto riguarda la dengue, dall'inizio dell'anno al 29 settembre sono 330 i casi confermati, di cui 59 autoctoni e i restanti associati a viaggi all'estero, senza alcun decesso segnalato. I casi di Chikungunya sono 28, con un solo caso autoctono, mentre quelli di virus Zika sono tre, tutti importati e senza decessi.

La sorveglianza sulle zanzare e il contesto europeo

Marco Tarducci, biologo e ricercatore impegnato da tempo sul fronte della lotta agli insetti infestanti, ha fornito un quadro della situazione toscana: «Trentuno casi autoctoni di dengue su 66 – ha detto – è il dato aggiornato a fine settembre dell'Istituto superiore di sanità, che mette la Toscana in testa alle regioni italiane per contagi contratti sul territorio».

Sul piano europeo, il rapporto mensile dell'Efsa relativo ai dati presentati fino al 3 settembre 2026 colloca l'Italia come il Paese più colpito, con il maggior numero di casi umani e di focolai aviari, mentre la Grecia ha registrato un numero insolitamente elevato di casi umani per il periodo.

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