Virus del Nilo, l'epidemia silenziosa che avanza: 226 casi e 7 decessi, allarme zanzare in Italia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'estate del 2026 si conferma purtroppo come un periodo di forte recrudescenza per il virus del Nilo occidentale, con il bollettino di sorveglianza dell'Istituto superiore di sanità che, aggiornato al 12 agosto, dipinge un quadro epidemiologico in rapida evoluzione.

Dall'inizio della sorveglianza sono stati infatti segnalati in Italia 226 casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) nell'uomo, un dato in netto aumento rispetto ai 141 del report precedente, e che mette in luce come la circolazione del patogeno, veicolato principalmente dalle zanzare del genere Culex, si stia estendendo a macchia d'olio sul territorio nazionale.

Un'impennata che non accenna a fermarsi, interessando ormai 55 province distribuite in ben 16 regioni, dalla Pianura Padana fino alle isole, e che ha già causato, purtroppo, 7 decessi tra i casi confermati, un triste monito sulla pericolosità di questa arbovirosi.

La mappa dei contagi: focolai in Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio

Analizzando nel dettaglio la distribuzione geografica dei contagi, emerge come alcune aree del Paese siano diventate veri e propri epicentri dell'infezione.

Il Novarese, in Piemonte, detiene un primato poco invidiabile, con il maggior numero di contagi a livello regionale e una concentrazione di casi che ha portato l'Asl locale a monitorare costantemente la situazione: il censimento del Seremi (Servizio di riferimento regionale di epidemiologia) conferma l'area tra Sesia e Ticino come uno dei territori più colpiti, con una diffusione del virus alimentata dal contatto tra le zanzare e gli uccelli stanziali o migratori, veri e propri serbatoi del patogeno.

Nella stessa regione, la provincia di Alessandria è sotto osservazione, mentre la città di Novara ha registrato diversi ricoveri, tra cui il caso di un pensionato di 80 anni che ha purtroppo rappresentato il primo decesso dell'anno nel novarese a causa del West Nile.

Non va meglio in Emilia-Romagna, dove il Piacentino ha registrato il suo secondo caso nella provincia, manifestatosi nella forma neuro-invasiva, ovvero la più temibile per le possibili complicanze neurologiche. Un dato, quest'ultimo, che si inserisce in un quadro regionale che conta 27 casi, in crescita rispetto alla rilevazione precedente, e che ha portato le autorità locali a intensificare le misure di prevenzione e controllo del vettore.

Scendendo verso il centro Italia, è invece il Lazio a destare preoccupazione, con 35 casi complessivi e un incremento significativo nell'ultima settimana: le province di Roma e Latina guidano la classifica con 16 casi ciascuna, ma la novità è rappresentata dalla Tuscia, dove si sono verificati due casi confermati di infezione, uno dei quali registrato proprio nel periodo compreso tra il 5 e il 12 agosto.

Un'evoluzione che ha portato l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, a inserire Viterbo tra le aree del continente che quest'anno hanno segnalato per la prima volta casi umani di infezione da Wnv acquisiti localmente.

Forme cliniche e soggetti a rischio: quando il virus diventa pericoloso

Un aspetto cruciale, emerso con chiarezza dai dati diffusi dall'Iss, riguarda la variabilità delle manifestazioni cliniche dell'infezione. Dei 226 casi totali, 102 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, quella più grave che può portare a meningite, encefalite o paralisi flaccida, richiedendo spesso il ricovero ospedaliero e lasciando talvolta strascichi permanenti. Un dato che include un caso importato dalle Maldive, a testimonianza di come la mobilità internazionale possa contribuire alla diffusione del virus.

Per fortuna, la maggior parte dei casi (86) ha invece presentato una sintomatologia febbrile più lieve, mentre 38 infezioni sono state identificate in donatori di sangue del tutto asintomatici, un aspetto che sottolinea l'importanza cruciale dello screening trasfusionale per intercettare il virus e prevenire il contagio attraverso le trasfusioni.

È importante ricordare che, come sottolineato dagli esperti, la stragrande maggioranza delle persone che contraggono il virus non sviluppa alcun sintomo, o al massimo accusa un lieve stato influenzale. Il pericolo maggiore, però, corre per le fasce più fragili della popolazione, in particolare gli anziani e i soggetti con patologie croniche pregresse o sistema immunitario compromesso, nei quali l'infezione può evolvere verso le temibili forme neuro-invasive.

Il dato dei 7 decessi registrati finora, pur rappresentando una frazione minima del totale dei casi, ci ricorda con forza come il West Nile non sia una malattia banale e come la prevenzione, in assenza di un vaccino per l'uomo, rimanga l'unica arma a disposizione per difendersi. La circolazione del virus è inoltre confermata dalla sorveglianza veterinaria, che ha rilevato la presenza del patogeno anche in zanzare e uccelli, così come la presenza di 8 casi del "cugino" Usutu virus, dimostrando l'ampia diffusione di questi arbovirus nell'ecosistema italiano.

Strategie di prevenzione: come difendersi dalle punture di zanzara

Alla luce di questo scenario, le indicazioni delle autorità sanitarie sono chiare e puntano a ridurre al minimo il rischio di essere punti dalle zanzare infette. La trasmissione del virus avviene quasi esclusivamente attraverso la puntura di questi insetti, senza che ci sia un contagio diretto da persona a persona, se non in casi estremamente rari come trasfusioni o trapianti. Le raccomandazioni, quindi, si concentrano sulla protezione individuale e sulla riduzione dei siti di proliferazione delle zanzare.

Gli esperti consigliano di utilizzare repellenti per la pelle di provata efficacia, indossare abiti di colore chiaro che coprano la maggior parte del corpo e, soprattutto durante le ore serali e notturne, quando le zanzare del genere Culex sono più attive, installare zanzariere alle finestre e utilizzare insetticidi per ambienti domestici.

Un fronte fondamentale è poi quello della lotta alle larve: è necessario evitare ristagni d'acqua in giardini, balconi, sottovasi e annaffiatoi, che costituiscono i luoghi ideali per la riproduzione delle zanzare. Le amministrazioni locali, come nel caso della provincia di Piacenza, hanno già attivato protocolli di intervento per il controllo del vettore, un livello di rischio 2 che comporta l'attuazione di misure straordinarie di disinfestazione e la sensibilizzazione dei cittadini.

La lotta al West Nile virus, insomma, passa anche dalla responsabilità individuale e da un'agenda che vede la salute pubblica e la prevenzione come priorità assolute, in un contesto climatico che, con il caldo e l'umidità, favorisce purtroppo la proliferazione delle zanzare e la diffusione di questi virus.

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