West Nile, casi in aumento: 15 vittime e oltre 300 contagi in Italia
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Redazione Salute
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L'estate 2026 segna un'ulteriore accelerazione nella circolazione del virus West Nile in Italia, con il numero di casi confermati che ha superato abbondantemente la soglia dei trecento, toccando quota 312 secondo gli ultimi aggiornamenti dell'Istituto Superiore di Sanità basati sui dati trasmessi dalle Regioni attraverso la piattaforma nazionale di sorveglianza.
Il bilancio ufficiale delle vittime, in costante aggiornamento, ha raggiunto le 15 unità, con due decessi che hanno scosso in particolare le province di Pavia e Napoli, registrati nell'arco di un brevissimo lasso di tempo di appena tre giorni, portando il numero complessivo dei decessi dall'inizio dell'anno a quota 15.
La situazione, seppur monitorata con attenzione dalle autorità sanitarie, evidenzia una diffusione ormai capillare del patogeno, che risulta presente in ben 16 regioni italiane e in 60 province, segnando un'estensione territoriale maggiore rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano 52 le province interessate in 15 regioni.
I focolai principali e l'evoluzione della sorveglianza epidemiologica
Tra le aree geografiche più colpite spicca la Lombardia, che guida la classifica regionale per numero di contagi, con Pavia che si conferma una delle province in cui il virus circola con maggiore intensità, e dove si è registrato il decesso di un pensionato di 85 anni, ricoverato presso il Policlinico San Matteo, a causa di una forma neuro-invasiva della malattia; la sua scomparsa è stata seguita a breve distanza da quella di una donna di 72 anni, residente a Qualiano, nel Napoletano, deceduta anch'essa a seguito di un'infezione che aveva determinato un aggravamento critico delle sue
Condizioni di salute. In Sardegna, la provincia di Oristano rappresenta un altro significativo focolaio, con 24 casi umani accertati e dieci pazienti attualmente ricoverati presso l'ospedale San Martino, a testimonianza di una circolazione virale che ha richiesto l'attivazione di tempestive inchieste epidemiologiche e interventi di disinfestazione da parte del dipartimento di Prevenzione della Asl 5.
Sul fronte nazionale, i dati raccolti dall'ISS fino al 19 agosto indicano che, dei 312 casi confermati, ben 156 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, la più temibile poiché comporta l'insorgenza di meningo-encefaliti e altre gravi complicanze neurologiche, 115 come febbri e 40 sono stati identificati in donatori di sangue asintomatici, monitorati grazie alla sorveglianza trasfusionale.
Il confronto con il 2025 e il ruolo della sorveglianza entomologica
Nonostante il numero di casi e l'estensione geografica appaiano in crescita rispetto alle scorse settimane, i dati dell'ISS evidenziano come l'attuale stagione di trasmissione presenti, nel suo complesso, un quadro epidemiologico in parte differente rispetto al 2025: nello stesso periodo dell'anno precedente, infatti, i casi segnalati erano 351 con 22 decessi, mentre la letalità calcolata sulle forme neuro-invasive è attualmente pari al 7,7%, un valore significativamente inferiore rispetto al 13,9% registrato nel 2025, suggerendo una possibile riduzione della gravità degli esiti clinici.
Gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive dell'ISS sottolineano che, al netto di un numero di infezioni inferiore rispetto allo scorso anno, il virus ormai "circola stabilmente in quasi tutto il territorio nazionale", come dimostra l'elevato numero di donatori di sangue risultati positivi pur in assenza di sintomi, e che ciò conferma "la necessità di una sorveglianza e di un monitoraggio attenti e di una diagnosi precoce dei casi, anche per continuare a garantire la sicurezza di trasfusioni e trapianti".
Il sistema di sorveglianza nazionale, che opera in stretta sinergia tra l'Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della Salute, le Regioni e la Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, si basa su un approccio integrato "One Health" che combina il monitoraggio dei vettori, delle infezioni negli animali e dei casi umani, permettendo di rilevare precocemente la presenza del virus e di attivare le misure di prevenzione.
Prevenzione, comportamenti individuali e l'evoluzione di un virus endemico
In assenza di un vaccino o di una terapia specifica per l'infezione da West Nile virus, le misure di prevenzione individuale rappresentano lo strumento principale per ridurre il rischio di esposizione alle punture di zanzara, come viene ripetutamente ribadito dalle autorità sanitarie, che raccomandano l'uso di repellenti cutanei sulle parti scoperte del corpo, l'installazione di zanzariere a porte e finestre e l'eliminazione scrupolosa di tutti i possibili ristagni d'acqua, come quelli nei sottovasi o in altri contenitori, che costituiscono potenziali siti di proliferazione per le zanzare del
Genere Culex, principali vettori del virus. La circolazione del West Nile virus, che in Italia è divenuto endemico ormai da molti anni, sebbene con un'incidenza effettiva che si manifesta con andamenti stagionali variabili, è influenzata da molteplici fattori, tra cui il cambiamento climatico, che modifica le condizioni ambientali favorendo temperature più elevate e stagioni vettoriali più lunghe, e la globalizzazione degli scambi commerciali e dei viaggi internazionali, che contribuiscono alla diffusione di arbovirus.
La situazione, caratterizzata da una trasmissione estesa in quasi tutto il territorio nazionale e da un numero di forme neuro-invasive che richiede un'attenzione particolare soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, come gli anziani e i soggetti con patologie pregresse, conferma l'importanza di mantenere alta la guardia e di proseguire con le attività di sorveglianza epidemiologica ed entomologica per contrastare la diffusione di questa e di altre malattie trasmesse da vettori, come i virus Dengue, Chikungunya e Zika, anch'essi oggetto di attenta sorveglianza.
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