Fidal, la spy story e la resa dei conti: Londi si dimette, Sorace al suo posto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La poltrona di segretario generale della Federazione Italiana di Atletica Leggera è vacante da ieri sera, dopo la risoluzione consensuale del rapporto con Alessandro Londi, una decisione che chiude – almeno sulla carta – un capitolo di diciotto mesi di veleni, spaccature interne e una guerra senza esclusione di colpi con il presidente Stefano Mei. L’annuncio, ufficializzato nella mattinata odierna al termine di un consiglio federale straordinario convocato d’urgenza, ha sancito l’addio di un dirigente che, nonostante avesse rinnovato la sua fiducia al vertice solo nel settembre 2024 (dopo la rielezione del presidente), ha dovuto cedere di fronte a un clima ormai irrespirabile. A prendere il suo posto, seppur con carattere temporaneo, è stato chiamato il capo area organizzazione, Pierluigi Sorace, a cui spetterà il compito di traghettare la macchina burocratica in una delle fasi più turbolente della sua storia recente.

La microspia sotto la scrivania e le ipotesi sull’origine

Ciò che ha fatto precipitare gli eventi, accelerando una rottura che molti davano ormai per imminente, è stato il ritrovamento di un congegno di spionaggio proprio nell’uffici occupato da Londi. La scoperta, avvenuta il 9 aprile scorso negli uffici di via Flaminia Nuova – e riportata con dovizia di particolari dalla stampa solo nei giorni successivi – ha riacceso i riflettori su una federazione che, nonostante i trionfi sportivi degli atleti, sembra vivere in un perenne stato di agitazione. L’intervento delle forze dell’ordine, richiesto dallo stesso segretario, ha certificato la presenza della “cimice”, ma non ha chiarito il nodo più spinoso: chi l’ha piazzata e, soprattutto, perché?

Si indaga su più fronti, anche se al momento nessuna pista è stata ufficialmente scartata; alcuni osservatori non escludono che il dispositivo possa essere stato installato dall’autorità giudiziaria nel corso di accertamenti delegati (forse un’eco lontana del caso Equalize che aveva già sconvolto l’ambiente dell’atletica con la vicenda Tortu-Jacobs), mentre l’ipotesi più suggestiva, e per certi versi più grave per l’immagine della Fidal, rimane quella di un regolamento di conti interno, una faida tra correnti pronte a usare qualsiasi mezzo per prevalere.

Diciotto mesi di tensioni, soldi ed epurazioni

Per comprendere la portata della rottura, occorre però andare molto indietro nel tempo, almeno alla primavera del 2025, quando il clima di collaborazione tra Londi e Mei – un tempo alleati stretti – si è trasformato in una guerriglia quotidiana. Secondo quanto emerso nelle cronache di questi mesi, il presidente non avrebbe gradito l’asse politico costruito dal suo segretario con alcuni consulenti esterni, né l’ingerenza in progetti strategici come il “Progetto Pista” finanziato da Sport e Salute. Ma a pesare sono anche le note dolenti dei conti: la Fidal, pur vantando atleti fenomenali, ha attraversato fasi di “scarsa liquidità”, tanto da costringere il consiglio a chiedere prestiti interni, mentre nel frattempo i compensi dei vertici subivano incrementi sostanziali (si parla di stipendi quadruplicati per il presidente) e si procedeva a epurazioni di dirigenti scomodi, accusati di “lesa maestà” per aver criticato la gestione.

Londi, da parte sua, viveva ormai da mesi con il fiato sul collo; la sua poltrona tremava, e la scoperta della microspia ha rappresentato solo l’atto finale di un rapporto ormai logoro. Il presidente Mei, interpellato sulla vicenda, ha cercato più volte di sminuire la portata del dissidio, parlando di “idee diverse” e definendo la spy story una “tempesta in un bicchiere d’acqua”, salvo poi prendere atto che la frattura era ormai insanabile.

L’incarico a Sorace e le reazioni negli organismi di controllo

La soluzione individuata per tamponare l’emergenza si chiama dunque Pierluigi Sorace, una figura tecnica proveniente dall’area organizzazione, che ora si ritrova a gestire la quotidianità di un ente in piena fibrillazione. La sua nomina, approvata nella riunione di questa mattina, è stata definita “ad interim”, lasciando intendere che il futuro assettò della segreteria Fidal è ancora tutto da scrivere. La vicenda, che ha dell’incredibile per la sua mescolanza di spionaggio, veti incrociati e risentimenti personali, non ha tardato a provocare “grande preoccupazione” ai piani alti dello sport italiano. Sia il Coni che la società Sport e Salute seguono l’evolversi della situazione con attenzione, preoccupati non tanto per l’esito sportivo (l’atletica italiana continua a vincere e a sfornare campioni), quanto per la tenuta di un sistema che mostra crepe profonde proprio nei suoi gangli decisionali.

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