Roberta Valente - Notaio in Sorrento, quando la fiction racconta (anche) la provincia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un luogo comune, nel racconto televisivo italiano, secondo cui per fare presa sul grande pubblico occorra inevitabilmente ambientare le storie in metropoli grigie o in contesti eccessivamente patinati. La nuova fiction di Raiuno, “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”, coprodotta con Rodeo Drive e in onda dal 12 aprile per quattro domeniche consecutive, sembra muoversi esattamente nella direzione opposta. La serie, diretta da Vincenzo Pirozzi e nata da un’idea di Alessia Palumbo (che l’ha scritta insieme a Dario Carraturo, Guglielmo Finazzer e Maria Teresa Trigiante), scommette tutto su un elemento che finisce spesso per essere relegato a semplice sfondo: il territorio. O meglio, quella specifica porzione di Campania che va da Sorrento alla penisola sorrentina, le cui terrazze panoramiche e i vicoletti assolati non fanno solo da cartolina, ma diventano veri e propri catalizzatori dell’azione narrativa.
La protagonista, interpretata da Maria Vera Ratti (l’Enrica de “Il commissario Ricciardi”), è una giovane professionista dal carattere volutamente spigoloso. Roberta Valente – questo il suo nome – è una notaia brillante, precisa, ossessionata dal controllo e dall’ordine, tanto da ricordare, per citare alcune suggestioni straniere, la celebre Amélie Poulain con il suo caschetto e la frangetta. Tuttavia, a differenza della dolce sognatrice parigina, la rigidità di Roberta è descritta come un’armatura costruita per sopravvivere a un passato doloroso: la perdita dei genitori, avvenuta quando lei aveva appena cinque anni. È questo bisogno di pianificare ogni dettaglio – dal lavoro al matrimonio con lo storico fidanzato Stefano (Alessio Lapice) – a scontrarsi con la realtà di Sorrento, una città che per sua natura è tutto fuorché prevedibile.
La geografia come specchio dell’anima
Se da un lato la fiction segue le regole del legal drama familiare, alternando casi notarili a vicende private, dall’altro c’è un lavoro quasi antropologico sulla location. Il regista Vincenzo Pirozzi ha sottolineato come la luce calda della Costiera e i colori vividi del paesaggio siano stati utilizzati per creare un contrappunto visivo alla rigidità interiore della protagonista. In altre parole, non è solo il mare a essere bello; è il contrasto tra l’ordine che Roberta cerca di imporsi e la vitalità imprevedibile che la circonda a generare la tensione drammatica. La fiction, quindi, non si limita a raccontare Sorrento come un luogo da cartolina, ma la utilizza per mettere in scena il conflitto tra artificio e natura, tra programmazione e istinto.
Accanto alla Ratti, il cast si avvale di volti noti al pubblico delle serie Rai. Alessio Lapice, reduce dal ruolo del carabiniere Calogiuri in “Imma Tataranni”, interpreta il fidanzato Stefano, un uomo forse troppo accomodante che nasconde a sua volta delle fragilità. Ma è il triangolo che si viene a creare con i personaggi di Leda (Flavia Gatti) e Vito (Erasmo Genzini) a promettere le scintille più interessanti. Leda, cameriera solare e istintiva, è l’esatto opposto di Roberta, mentre Vito – un pescatore dal cuore buono ma dai modi bruschi – rappresenta quel legame con il passato e con la terra che la protagonista cerca di rimuovere.
Un notariato fuori dagli schemi
L’aspetto più innovativo, forse, risiede nella scelta di mettere al centro della scena una professione solitamente considerata noiosa o burocratica come quella notarile. La serie, come spiegato dagli autori, parte proprio da questo ribaltamento di prospettiva: dietro ogni testamento, ogni eredità contesa o rogito da firmare, si nascondono drammi umani, segreti di famiglia e passioni inconfessabili. Nella prima puntata, ad esempio, Roberta si trova a dover districare una matassa spinosa riguardante una figlia illegittima di cui si sono perse le tracce, un caso che funge da specchio per le sue stesse mancanze affettive. La fiction sceglie consapevolmente di non mostrare il lato patinato del lusso, ma quello più autentico – seppure romanzato – delle relazioni umane in un contesto provinciale.
Prodotta da Rai Fiction, la serie eredita la tradizione del racconto corale all’italiana, mescolando la commedia degli equivoci a toni più malinconici. La regia di Pirozzi, alternando primi piani serrati a panoramiche mozzafiato sul Golfo, cerca di non disperdere mai l’attenzione sul volto della protagonista, le cui espressioni – tra occhiali che nascondo lo sguardo e labbra serrate – raccontano più di mille parole. E mentre sullo sfondo si intravedono i limoneti e le terrazze che affacciano sul mare, la sensazione è che “Roberta Valente” voglia ricordarci una verità semplice: a volte, per cambiare davvero, bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani con la vita vera, anche se questo significa accettare di non avere il controllo.




