“Roberta Valente notaio in Sorrento” e quel sapore di “Musicarielli” tra diritto e segreti di famiglia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’era una volta il ferraniacolor dei filmetti degli anni cinquanta – “Siamo ricchi e poveri” o “Quando tramonta il sole”, giusto per citare quelli girati a Sorrento – e c’era quell’atmosfera lieve che oggi chiameremmo vintage. Se allora si chiamavano “Musicarielli”, oggi “Roberta Valente – Notaio in Sorrento” ne rappresenta l’equivalente contemporaneo, una classica soap opera che, a differenza di quelle trame di una volta (le quali, va detto, una struttura narrativa ce l’avevano), segue invece il canovaccio della vacuità tipica del fumetto. Da questo punto di vista, nulla di strano: tutto regolare, quasi rassicurante nella sua prevedibilità.

L’elemento di novità, semmai, risiede nella scelta di fondo della Rai, che dopo “Mina Settembre”, “Imma Tataranni” e “Lolita Lobosco” punta su un altro personaggio femminile meridionale per intercettare un target di donne tra i 25 e i 40 anni, in crescita costante davanti al piccolo schermo. Maria Vera Ratti, che qui veste i panni della giovane notaia dal carattere perfezionista e ossessivo, lo ha sottolineato in più di un’occasione: “È importante che le ragazze possano riconoscersi in donne con ruoli prestigiosi, come è ormai nella realtà. Come Roberta Valente dice nella serie: le donne tra i notai stanno diventando la maggioranza”. Il lavoro, però, non è l’unico pilastro della trama – ci sono l’amore, il passato che torna e quelle certezze granitiche che iniziano a crollare – ma la protagonista tiene a rimarcare questo aspetto della serie, la seconda di quattro puntate in programma domenica 19 aprile su Rai1.

L’attrice, la laurea e il volo di sola andata per Roma

Maria Vera Ratti, napoletana di Posillipo cresciuta in una base americana e con un passato da studentessa di Scienze politiche in Olanda, ha costruito il suo personaggio lontano dai cliché della bellezza patinata. “Al provino hanno chiesto una ragazza non canonica – ha raccontato – era un continuo ‘alzati i capelli’, ‘levati gli occhiali’, e poi si guardavano e dicevano: non va bene, è troppo bella”. Per entrare nei panni di Roberta Valente, l’attrice ha dovuto studiare terminologie tecniche e monologhi giuridici, aiutata da un’amica che ha appena superato l’esame da notaio. La sua carriera, del resto, è nata quasi per caso: da laureata fece uno stage al Parlamento europeo, ma si fece regalare l’iscrizione a un corso di recitazione. “Vivevo a Berlino in quel periodo – ha spiegato – avevo i soldi per un solo volo aereo, sono andata a Roma a fare il provino per il Centro Sperimentale e mi hanno preso”.

Sorrento come personaggio, non solo cartolina

A fare da sfondo – e da contrappunto emotivo – c’è Sorrento, che il regista Vincenzo Pirozzi descrive come qualcosa di più di una semplice location. “La città non è solo una cartolina – ha dichiarato – ma un vero e proprio personaggio. Con la sua luce calda e i colori vivaci, fa da contrappunto alla rigidità interiore della protagonista, crea un contrasto visivo tra l’ordine che lei cerca di imporsi e la vitalità imprevedibile del mondo che la circonda”. Le riprese, ironia della sorte, si sono svolte in inverno con un’umidità “pazzesca”, costringendo gli attori a fingere che fosse estate. La stessa casa di Roberta, tra l’altro, è quella di “Pane, amore e fantasia”, un dettaglio che l’attrice ha definito “stupendo” per i suoi riferimenti cinematografici.

Segreti di famiglia, collane scomparse e un matrimonio a rischio

Sotto la superficie di una commedia sofisticata – così l’hanno definita gli autori – si muovono dinamiche più oscure. Roberta Valente è una donna rimasta orfana a cinque anni in un incidente in mare, un trauma che ha trasformato in un bisogno ossessivo di controllo. Organizza il suo matrimonio con Stefano (Alessio Lapice) nella stessa data del 9 ottobre in cui si sposarono i suoi genitori, ma presto emergeranno crepe: un padre che forse ha avuto un’altra figlia, una collana artigianale scomparsa, una fotografia che riapre vecchie ferite. Nel frattempo, il fidanzato Stefano inizia a vedere il matrimonio come una “trappola” e incrocia la strada di Leda (Flavia Gatti), una ragazza solare e disordinata che possiede proprio quella collanina. La sceneggiatura, secondo alcuni critici, risulta fin troppo “telefonata” – mostrare subito l’oggetto brucia l’attesa – ma la struttura c’è, e bisognerà vedere come evolverà nei prossimi episodi.

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