Nuovi programmi ai licei, addio alla geostoria: spazio a testi, Ia e occident
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Redazione Interno
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La riforma delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo e per i licei, attesa da settembre 2027, ridisegna radicalmente l’impianto didattico italiano. A cominciare dalla letteratura, dove il gruppo di lavoro – composto da una cinquantina di docenti di primaria e secondaria, coordinato dal professor Claudio Giunta assieme a Clizia Carminati e Davide Profumo – ha scelto di rovesciare le priorità tradizionali. Il cuore dell’insegnamento, spiegano a Italia Oggi, torneranno a essere i testi stessi, non le loro etichette: niente più lunghe biografie d’autore o rigidissime classificazioni storiche, bensì la pratica quotidiana della lettura ad alta voce, della scrittura ragionata e di un’ampia porzione dedicata alla letteratura contemporanea. Una scelta, quest’ultima, che rompe con la consuetudine di relegare il Novecento e il Duemila a un rapido epilogo di fine anno.
Parallelamente, il ministero dell’Istruzione e del merito guidato da Giuseppe Valditara – con Loredana Perla alla regia operativa – ha messo mano all’assetto dei licei attraverso un «ripensamento strutturale» dei programmi. La novità più immediata, destinata a far discutere i reparti di pedagogia, riguarda l’abolizione della geostoria per il biennio iniziale. Introdotta nel 2010 per accorpare i due saperi, la disciplina verrà smembrata: storia e geografia torneranno materie separate, ognuna con manuale autonomo e monte ore distinto. Una decisione che il Mim giustifica con l’esigenza di restituire specificità epistemologiche a due campi troppo a lungo compressi in un ibrido rivelatosi poco efficace.
L’intelligenza artificiale entra in classe, la matematica cambia passo
Altro pilastro della riforma – le cui bozze sono state anticipate da Italia Oggi e ora avviano la consultazione pubblica, con le Consulte studentesche chiamate per la prima volta a esprimersi – è l’introduzione dello studio critico dell’intelligenza artificiale. Non un semplice modulo informatico, ma un approccio che interroghi algoritmi, etica dei dati e impatto sociale delle macchine apprendenti. Alla matematica, invece, verrà riservato un «nuovo approccio» non meglio specificato nelle bozze, ma che secondo le fonti di viale Trastevere dovrebbe privilegiare la modellizzazione e la risoluzione di problemi reali, allontanandosi da un’astrattezza spesso criticata da docenti e famiglie. E mentre la filosofia cambierà – anche qui senza dettagli definitivi – l’educazione relazionale (o emotiva) trova conferma nei programmi, segno di una attenzione alle competenze socio-affettive già sperimentata in molti istituti.
Storia dell’Occidente senza geografia, addio ai manuali unici
Una delle svolte meno annunciate riguarda la separazione della storia dell’Occidente dalla geografia umana e politica. Nei nuovi licei, lo studio della civiltà europea e delle sue radici classiche – dal diritto romano all’illuminismo, passando per le rivoluzioni industriali – non sarà più intrecciato obbligatoriamente con le carte geografiche o i flussi migratori. Una scelta che alcuni interpretano come un ritorno a una narrazione lineare, altri come una semplificazione di un pensiero complesso. Di certo, il ministero punta a rafforzare le discipline Stem – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – accanto a un’offerta umanistica rinnovata. I licei classico e scientifico, in particolare, vedranno un alleggerimento delle antologie biografiche a favore di laboratori di scrittura e analisi testuale dal vivo.
Niente più geostoria, la consultazione parte dalle scuole
L’iter procedurale prevede che la proposta, pubblicata nelle prossime ore sul sito del Mim, venga sottoposta a una fase di consultazione pubblica. Un passaggio non rituale, perché per la prima volta verranno ascoltati ufficialmente anche i rappresentanti delle Consulte studentesche – quei ragazzi e ragazze che, seduti nei banchi, sperimenteranno sulla propria pelle il nuovo impianto. Nessuna data è stata fornita per la chiusura delle audizioni, ma l’entrata in vigore è già fissata: settembre 2027. Quindi, tre anni accademici per preparare manuali, formare docenti e – aspetto non secondario – rivedere le prove di maturità, che dovranno adeguarsi a un’impostazione dove il testo scritto, letto ad alta voce e commentato senza para-biografie, tornerà a essere protagonista assoluto. Un azzardo? Forse. Ma i numeri della riforma – cinquanta insegnanti in cabina di regia, due anni di lavoro preparatorio – raccontano di una operazione pensata per durare, non per raccogliere consensi a breve termine.




