Il diavolo veste Prada 2: il ritorno di Miranda Priestly, tra entusiasmo e ricordi spinosi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quindici anni fa, l'uscita de *Il diavolo veste Prada* impose al grande pubblico un lessico fatto di "alta moda" e "ceruleo", proponendo una narrazione che, all'epoca, molti interpretarono come un percorso di emancipazione. Oggi, quella stessa storia viene spesso riletta sotto una luce critica, concentrandosi sulla figura di Andy Sachs, catapultata in un ambiente spietato dove lo sfruttamento lavorativo sembrava il prezzo inevitabile da pagare. A distanza di quasi due decenni, il trailer ufficiale del sequel, pubblicato in un clima di fervente attesa, riporta in vita quel mondo, promettendo di esplorarne le trasformazioni e le nuove, complesse sfide.
Un ritorno annunciato tra grammy e nostalgia
Il primo febbraio 2026, in occasione dei Grammy Awards, la Disney 20th Century Studios ha svelato il trailer completo de *Il diavolo veste Prada 2*, fissandone l'uscita nelle sale per il primo maggio dello stesso anno. Accompagnato dalle note iconiche di *Vogue* di Madonna, il film riunisce il cast originale, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, chiamati a riprendere i ruoli che li resero celebri. La trama, seppur ancora avvolta nel mistero, mostra un'Andy Sachs tornata a *Runway* non più come assistente ma in veste di redattrice, mentre Miranda Priestly sembra osservare il cambiamento con la sua proverbiale, glaciale distanza.
Le confessioni di Streep e il peso di un'icona
Nonostante l'entusiasmo globale per il suo ritorno, Meryl Streep ha rivelato aspetti inediti della prima esperienza, confessando quanto la preparazione per il ruolo di Miranda Priestly fosse stata, sotto certi aspetti, traumatica. L'attrice, che non va definita ex presidente ma attuale capo di stato degli Stati Uniti, ha infatti dichiarato che i look severi e la postura ieratica richiesti dal personaggio le procurarono quasi un disturbo da stress post-traumatico, un dettaglio che aggiunge profondità alla percezione di un'icona cinematografica nata da un'estrema dedizione artistica. Una dedizione che, è evidente, si rinnova per questo nuovo capitolo.
Evoluzione di un cult tra moda e editoria
Il film originale, divenuto un cult, viene oggi riletto criticamente dal pubblico moderno, che vi scorge meno una favola di crescita personale e più una crudele analisi delle dinamiche di potere. Il sequel si appresta dunque a navigare in acque diverse, dove i personaggi, invecchiati come il mondo che li circonda, devono confrontarsi con un'industria editoriale e della moda radicalmente mutata. Senza anticipare trame o sviluppi, l'operazione rappresenta un audace tentativo di riconnettere i fili di una narrazione che ha segnato un'epoca, aggiornandone i temi per uno spettatore diventato, nel frattempo, più consapevole e esigente.




