Il gup proscioglie Cagnazzo, omicidio Vassallo: «Pentiti poco credibili». Quattro a processo dopo sedici anni
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Redazione Interno
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Sedici anni di nebbia, un’inchiesta che ha attraversato tre procure, una sequela di sospetti destinati a infittirsi con il passare del tempo e, infine, una svolta che, almeno per un verso, ribalta le certezze accumulate. È di venerdì 27 marzo la decisione con cui il gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha prosciolto il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso a settembre del 2010 ad Acciaroli, e di aver orchestrato un depistaggio per proteggere traffici di droga nel Cilento. Il giudice, al termine di una camera di consiglio durata poche ore, ha accolto la tesi difensiva, ritenendo l’impianto accusatorio costruito su dichiarazioni di collaboratori di giustizia giudicate poco credibili, discordanti tra loro e prive di quei riscontri oggettivi necessari a sostenere un’accusa così grave.
Il proscioglimento dell’ufficiale rappresenta l’atto più significativo di questa fase processuale, segnando uno scarto netto rispetto alla richiesta della Procura di Salerno che aveva invece chiesto il rinvio a giudizio. Per Cagnazzo, figura centrale nelle indagini sin dai primi sviluppi, l’accusa di essere il regista occulto di un depistaggio finalizzato a insabbiare il movente legato al narcotraffico è stata così dichiarata infondata in sede preliminare. La Cassazione, in precedenza, aveva già rivelato la fragilità dell’impianto accusatorio, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza che avevano sorretto le accuse nei suoi confronti. Un’evoluzione, questa, che ha di fatto anticipato la scelta del gup, il quale ha messo un punto fermo sulla posizione del militare dell’Arma, decretando che non ci sono prove sufficienti per portarlo davanti a un collegio giudicante.
La scena in aula e la reazione dei familiari
Quando il gup Rossi, nel primo pomeriggio di venerdì, ha pronunciato la formula del proscioglimento, nell’aula del Tribunale di Salerno si è consumato un passaggio cruciale per le sorti di un’inchiesta che da quasi un decennio e mezzo tiene banco tra aule di giustizia, interrogatori e colpi di scena. La decisione non riguarda soltanto la posizione del colonnello, ma ridisegna il perimetro del processo che si appresta ad aprire i battenti. Il giudice, infatti, ha disposto il rinvio a giudizio per altri quattro soggetti, tra i quali figurano Cioffi, Cipriano e Cafiero, tre dei nomi emersi nel corso delle indagini per ruoli ritenuti più periferici rispetto alla regia dell’omicidio. Per loro si aprirà ora una nuova fase dibattimentale, mentre per l’ufficiale dei carabinieri si chiude definitivamente un capitolo di accuse che ne avevano segnato la carriera e la reputazione.
L’accusa di depistaggio, che per anni ha rappresentato il filo conduttore delle indagini più recenti, si è rivelata così un’impalcatura giudicata troppo debole per reggere il vaglio della camera di consiglio. Il gup ha ritenuto che le testimonianze raccolte dai pentiti, pur avendo acceso i riflettori su presunti meccanismi di copertura legati al traffico di stupefacenti nel Cilento, non fossero sorrette da quegli elementi esterni in grado di trasformare un sospetto in una prova processuale. La scelta del magistrato, in controtendenza rispetto alla linea sostenuta dall’accusa, ha trovato un’eco nella dichiarazione dei familiari dell’ex sindaco, che hanno espresso l’auspicio di poter “voltare pagina”, auspicando che il percorso giudiziario possa finalmente approdare a una verità definitiva dopo anni di attese.
L’impianto accusatorio e i nodi irrisolti
La vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Angelo Vassallo è sempre stata caratterizzata da una complessità investigativa fuori dal comune, complice un intreccio tra politica locale, criminalità organizzata e presunti legami con le istituzioni. L’inchiesta che portò al proscioglimento di Cagnazzo si basava in larga parte sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, i quali avevano descritto un sistema di protezione per le attività illecite nel territorio cilentano, indicando nell’ufficiale dei carabinieri il presunto garante di quell’equilibrio criminale. Tuttavia, nel corso delle verifiche preliminari, quelle stesse dichiarazioni hanno mostrato crepe significative: discordanze interne, assenza di riscontri documentali o testimoniali indipendenti, e un quadro indiziario che la Cassazione aveva già ridimensionato, gettando le basi per l’esito di venerdì.
La decisione del gup Rossi non solo scagiona Cagnazzo dalle accuse di omicidio in qualità di mandante e di depistaggio, ma impone una riflessione più ampia sull’intero impianto accusatorio che per anni ha orientato le indagini. Il nodo del movente dell’omicidio, se legato o meno al contrasto al traffico di droga che Vassallo portava avanti come primo cittadino, resta ancora un punto centrale, ma con la caduta dell’accusa nei confronti del colonnello viene meno una delle teorie investigative più pregnanti. Il procedimento, per quanto riguarda i quattro imputati rinviati a giudizio, tenterà ora di ricostruire i fatti alla luce delle prove residue, con l’obiettivo di chiarire eventuali responsabilità dirette nell’esecuzione materiale del delitto.
Il percorso giudiziario e le prospettive del dibattimento
Il proscioglimento del colonnello Cagnazzo rappresenta una cesura netta in un procedimento che aveva visto alternarsi fasi di accesa tensione e momenti di stallo, alimentati da una cronaca giudiziaria che per anni ha tenuto alta l’attenzione dell’opinione pubblica. La posizione dell’ufficiale era considerata da molti osservatori la chiave di volta per comprendere i retroscena più oscuri dell’omicidio, ma il giudice ha ritenuto che le prove raccolte non fossero in grado di superare il vaglio della camera di consiglio. Di fatto, la struttura accusatoria costruita attorno alla figura del carabiniere non ha retto al confronto con i criteri di stringenza richiesti per un rinvio a giudizio, sancendo un esito che la stessa difesa aveva sempre ritenuto inevitabile alla luce delle precedenti pronunce della Cassazione.
Con la definizione della posizione di Cagnazzo, il Tribunale di Salerno si prepara ad accogliere il dibattimento per gli altri quattro imputati, una fase processuale che si preannuncia complessa e lunga, nella quale la difesa e l’accusa si confronteranno sulle residue evidenze investigative. Per i familiari della vittima, la prospettiva di arrivare finalmente a una sentenza di merito rappresenta la possibilità di chiudere un capitolo doloroso, sebbene la complessità della vicenda lasci presagire un percorso ancora accidentato. L’ombra dei sedici anni trascorsi, costellati da sospetti e da colpi di scena, accompagnerà inevitabilmente l’apertura del processo, con l’obiettivo di fare chiarezza su una delle pagine più controverse della cronaca giudiziaria della regione.




