Ecomafie in Lombardia, calano i reati ambientali ma il ciclo dei rifiuti è un allarme

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In Lombardia le notizie di reato ambientale sono diminuite, passando dalle 2.324 del 2024 alle 1.882 del 2025, con una contrazione del 19,02%. È quanto emerge dai dati regionali contenuti nel Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, presentato giovedì 1° ottobre a Roma e riferito alla criminalità ambientale registrata nel 2025.

Il calo complessivo non racconta però l'intera storia.

Nello stesso periodo, le contestazioni legate al ciclo illegale dei rifiuti sono salite da 657 a 994, segnando un aumento del 33,9% che colloca la Lombardia al secondo posto nella graduatoria nazionale di questo specifico comparto, alle spalle della sola Campania. Un dato che, in una regione dal tessuto industriale e produttivo particolarmente denso, assume un peso specifico notevole.

Il caso di Chiari e il nodo dei reflui agro-zootecnici

Tra gli episodi citati nel rapporto c'è un'inchiesta che ha interessato la provincia di Brescia. A Chiari i Carabinieri Forestali hanno sequestrato un impianto di biogas nell'ambito di un'indagine sul presunto smaltimento illecito di oltre 144 mila tonnellate di rifiuti liquidi distribuiti su terreni agricoli. Le responsabilità individuali e le eventuali violazioni sono ora al vaglio dell'autorità giudiziaria.

L'episodio riporta al centro il tema della gestione dei reflui nel comparto agro-zootecnico lombardo. Legambiente, pur distinguendo le eventuali responsabilità penali dei gestori dell'impianto dalle questioni di carattere ambientale e produttivo, sostiene che il caso di Chiari evidenzi criticità più ampie legate alla concentrazione degli allevamenti e alla gestione dell'azoto nella pianura lombarda.

Il quadro nazionale e la posizione della Lombardia

A livello nazionale, i reati ambientali accertati nel 2025 sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto all'anno precedente, a fronte di 1.460.611 controlli in lieve crescita. Aumentano invece gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895 con un incremento dell'11,4%. Il business illegale delle ecomafie è stimato da Legambiente in 11,5 miliardi di euro, in salita rispetto ai 9,3 miliardi del 2024, con 393 clan censiti dal 1995 a oggi. Il primato dei reati spetta alla gestione illecita dei rifiuti, con 10.914 casi accertati.

La Lombardia si inserisce dunque in una tendenza nazionale caratterizzata da un calo generale degli illeciti penali ambientali e da una contemporanea crescita delle violazioni nel ciclo dei rifiuti. Nella classifica regionale complessiva, la regione scende al nono posto con 1.822 reati, superata dalla Liguria che si piazza all'ottavo posto con 1.863 illeciti penali. Il primato nazionale resta alla Campania, con 5.636 reati pari al 15,8% del totale, seguita da Sicilia, Puglia e Calabria.

«Il dato sulle notizie di reato relative al ciclo illegale dei rifiuti in Lombardia rilevato dal report Ecomafia è significativo almeno quanto preoccupante», commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. Secondo Meggetto, l'aumento può essere collegato anche a una maggiore efficacia ed estensione dei controlli sul territorio regionale, ma «testimonia ancora una volta il ruolo centrale svolto dalla regione nei traffici di rifiuti, con una conseguente vigilanza da tenere ancora più alta, se possibile, da parte delle pubbliche amministrazioni e dei decisori politici».

I numeri nelle province lombarde

A livello provinciale, Brescia si conferma il territorio con il maggior numero di reati ambientali in Lombardia, con 444 illeciti accertati. Seguono Lecco con 333 e Varese con 122, che si colloca al quarto posto regionale. Nel Varesotto gli accertamenti hanno portato alla denuncia di 97 persone e a 16 sequestri, con il ciclo dei rifiuti a concentrare il maggior numero di illeciti: 51 reati, 53 persone denunciate e 4 sequestri.

Nel Mantovano i reati ambientali sono aumentati, passando dai 55 del 2024 ai 91 del 2025. Nel dettaglio, 13 reati sono riconducibili al ciclo del cemento e 54 a quello dei rifiuti, contro i 7 e i 36 dell'anno precedente. Le persone denunciate sono state 65, mentre i sequestri sono saliti a 32.

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