Rapporto Ecomafia 2026, Puglia terza: il Sud concentra i reati

Rapporto Ecomafia 2026, Puglia terza: il Sud concentra i reati
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Puglia sale al terzo posto in Italia per illegalità ambientale nel Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, con 3.601 reati accertati nel corso del 2025, pari al 10,1% del totale nazionale. Davanti alla regione ci sono Campania e Sicilia, mentre la Calabria occupa la posizione successiva. La graduatoria è costruita elaborando l'attività svolta dalle forze dell'ordine e dalle Capitanerie di porto e fotografa una concentrazione particolarmente elevata dei fenomeni nel Mezzogiorno. Il dato pugliese assume un peso ancora maggiore osservando le singole filiere dell'illegalità, dagli incendi al ciclo dei rifiuti fino all'abusivismo e agli altri reati collegati al cemento.

Campania e Sicilia davanti, tre province pugliesi nella top ten

La Campania guida la classifica regionale con 5.636 reati contestati, corrispondenti al 15,8% del dato italiano. Alle sue spalle si colloca la Sicilia con 3.726 casi e una quota del 10,4%, mentre la Calabria ne registra 2.862. Nel complesso, le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa concentrano il 44,3% dei reati accertati nel Paese. La distribuzione territoriale mostra dunque quanto il peso delle illegalità ambientali continui a essere sbilanciato verso il Sud, pur in presenza di fenomeni diffusi anche nelle altre aree italiane.

La posizione pugliese trova riscontro anche nella graduatoria provinciale. Bari è sesta in Italia con 985 reati, Lecce entra all'ottavo posto con 847 casi e Foggia è nona a quota 838. Per il territorio leccese l'aumento rispetto all'anno precedente raggiunge il 30,6%, mentre per quello foggiano la crescita è del 16,6%. Lecce presenta anche un altro indicatore particolarmente elevato: con 3.408 contestazioni occupa il secondo posto nazionale per illeciti amministrativi. Nella classifica generale delle province italiane il primo posto spetta invece a Napoli, seguita da Salerno e Palermo.

Incendi, rifiuti e cemento: i fronti più pesanti per la Puglia

Uno degli elementi più significativi riguarda gli incendi boschivi e di vegetazione. La Puglia risulta prima in Italia per reati legati a questo fenomeno, con 611 casi e 8.152 ettari interessati dal fuoco. Nel ciclo illegale dei rifiuti occupa invece il terzo posto nazionale, alle spalle di Campania e Lombardia. Ancora diversa è la posizione nel ciclo del cemento, categoria nella quale raggiunge il secondo posto e concentra l'11,9% dei reati italiani della filiera, con 940 persone denunciate e 142 sequestri. Si tratta di ambiti che comprendono forme differenti di aggressione al territorio, dalla gestione illecita degli scarti alle violazioni urbanistiche, alle cave illegali e agli abusi che riguardano il paesaggio.

Su scala nazionale è proprio la gestione illecita dei rifiuti a diventare nel 2025 la principale voce della criminalità ambientale, una posizione che non occupava dal 2018. Gli illeciti accertati in questa filiera sono 10.914. Al secondo posto si trova il ciclo del cemento con 8.034 casi, in diminuzione del 41% rispetto all'anno precedente; seguono i reati contro gli animali, che raggiungono quota 6.930 e comprendono fenomeni che vanno dal bracconaggio alla pesca illegale, fino ai traffici di specie protette e alle violazioni legate agli allevamenti. Gli incendi agli impianti di gestione dei rifiuti sono stati 76, con un incremento del 24,7%.

In Italia diminuiscono i reati, ma cresce il business delle ecomafie

Il Rapporto Ecomafia 2026 registra a livello nazionale 35.735 reati ambientali, il 12% in meno rispetto al 2024, dopo due anni consecutivi di crescita. La flessione avviene a fronte di 1.460.611 controlli, aumentati dello 0,4%. Il movimento opposto riguarda gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895 con una crescita dell'11,4%. Sommando le due categorie, le violazioni alle normative ambientali raggiungono quota 113.630. Nel settore agroalimentare sono stati inoltre individuati 67.677 tra reati e illeciti amministrativi, con un incremento del 46% rispetto all'anno precedente.

La riduzione delle contestazioni penali complessive non coincide con una contrazione del valore economico attribuito alle attività illegali. Legambiente stima infatti il business delle ecomafie in 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi dell'anno precedente. L'associazione censisce 393 clan coinvolti nelle diverse forme di criminalità ambientale nel periodo compreso tra il 1995 e il 2025. Sul fronte della cosiddetta green corruption, tra il primo maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite 75 inchieste giudiziarie, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri.

All'interno di quest'ultima graduatoria la Campania registra 15 inchieste, seguita dalla Sicilia con 13, dalla Lombardia con 9 e dalla Puglia con 7. Cambia invece l'ordine considerando gli arresti collegati alle indagini sulla corruzione con impatto ambientale: la Sicilia è prima con 96, davanti alla Campania con 85, alla Puglia con 53 e alla Lombardia con 32. Più della metà delle indagini censite, il 53,3%, ha interessato le quattro regioni italiane indicate dal rapporto come territori a tradizionale presenza mafiosa.

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