Strage di carabinieri, il racconto dei sopravvissuti: "Sentivamo l'odore del gas"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il bianco, il rosso e il verde dei ciclamini che ricoprivano la scalinata e delle bandiere che avvolgevano i feretri hanno disegnato una cornice di lutto solenne alla basilica di Santa Giustina a Padova, dove si sono celebrati i funerali di Stato per il tenente Marco Piffari, il maresciallo Valerio Daprà e l'appuntato scelto Davide Bernardello. In una giornata segnata da un raccoglimento profondo, la cerimonia ha visto la partecipazione delle più alte cariche dello Stato, politiche, religiose e militari, riunite per un estremo saluto ai tre militari caduti nell'adempimento del dovere, le cui bare, avvolte dal tricolore, sono state accolte da un applauso lunghissimo e carico di emozione da parte della folla radunata sul sagrato.

Il gesto inatteso del Presidente

Al termine del rito, quando le tre bare hanno varcato la soglia della basilica, è accaduto qualcosa che ha colto tutti di sorpresa. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, uscendo dallo stesso portone, ha rotto il protocollo dirigendosi direttamente verso i feretri. Con un gesto di umanità che ha scavalcato ogni formalità, si è avvicinato ai familiari delle vittime: ha abbracciato Luigi, il padre del sottotenente Piffari, ascoltato con attenzione le parole di Filippo, fratello di Bernardello, e ha accarezzato con fare quasi paterno Cristian, il figlio del maresciallo Daprà, incarnando in quei momenti di silenzio condiviso il dolore di un'intera nazione.

Le ferite indelebili dei sopravvissuti

Prima che iniziasse la cerimonia ufficiale, l'umanità sofferente della tragedia era già visibile in due figure che attendevano davanti alla basilica. Uno di loro, un "ragazzone" dal volto martoriato e fasciato da bende tenute ferme da una rete, accompagnava un altro militare, pure lui ferito e in carrozzina. Erano colleghi dei tre caduti, sopravvissuti alla stessa strage, e la loro presenza muta era una testimonianza diretta dell'accaduto. Il loro racconto, sebbene non espresso a parole in quel frangente, trapelava da quelle ferite e da quella condizione, trovando poi una voce nelle parole riportate da chi li ha ascoltati: "Sentivamo l'odore del gas", una frase che evoca con crudezza i momenti di terrore vissuti durante l'aggressione.

Il dovere che supera la morte

La partecipazione dell'USMIA Carabinieri ha sottolineato il legame di fratellanza che unisce il Corpo, mentre la cerimonia, nel suo svolgersi impeccabile e commosso, ha ribadito come il sacrificio dei tre militari abbia segnato non solo le loro famiglie ma l'intero tessuto istituzionale. Le loro figure, onorate dalla presenza del Presidente della Repubblica e del governo, vengono così consegnate alla memoria collettiva, il loro nome, come è stato detto, "inciso nella roccia" a perenne ricordo di un dovere assolto fino all'estremo sacrificio, mentre le indagini proseguono per fare piena luce sulla dinamica di un evento che ha lacerato la quiete di un intero territorio.

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