Draghi spinge l’Europa sull’intelligenza artificiale per difendere la sovranità
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Redazione Economia
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Mario Draghi ha indicato nell’intelligenza artificiale uno dei settori decisivi per la sovranità dell’Europa durante il discorso pronunciato il 1° ottobre a Zurigo alla Karl Brunner Distinguished Lecture. L’ex presidente della Banca centrale europea ha spiegato che il controllo delle tecnologie strategiche sarà determinante per permettere all’Unione di continuare a scegliere il proprio percorso economico e politico.
La crescita europea diventa un obiettivo politico centrale
Nel suo intervento Draghi ha sostenuto che la crescita dovrebbe diventare un obiettivo esplicito condiviso dai governi europei. Secondo l’ex presidente del Consiglio, un aumento più rapido dell’attività economica migliorerebbe il rapporto tra crescita e tassi d’interesse, creando maggiore spazio per gli investimenti pubblici senza compromettere la sostenibilità del debito. La scelta degli investimenti dovrebbe inoltre seguire il livello, nazionale o europeo, nel quale risultano più efficienti.
Il ragionamento di Draghi parte dal ruolo della politica monetaria: la priorità della Banca centrale deve essere il controllo dell’inflazione, mentre la crescita richiede decisioni dei governi. L’ex numero uno della Bce ha sottolineato che un modello basato soltanto sulle iniziative dei singoli Stati non è più sufficiente in un contesto in cui tecnologia, energia e competitività dipendono sempre più dalla capacità di operare su scala continentale.
Perché l’intelligenza artificiale è legata alla sovranità europea
Draghi ha collegato direttamente il futuro dell’economia europea alla capacità di sviluppare e utilizzare infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Un ospedale, un’impresa o un’amministrazione pubblica possono diventare dipendenti da sistemi algoritmici per gestire attività essenziali: quando questa dipendenza diventa strutturale, il controllo della tecnologia assume un valore che supera la dimensione commerciale.
L’ex presidente della Bce ha indicato l’accesso alla capacità di calcolo come uno degli elementi centrali della sfida. L’Europa, secondo il discorso tenuto a Zurigo, dispone di una quota limitata delle risorse mondiali necessarie per l’intelligenza artificiale e avrebbe bisogno di investimenti comuni per rafforzare la propria posizione. Una parte rilevante della risposta dovrebbe arrivare attraverso strumenti europei, così da ridurre la pressione sui bilanci nazionali.
Più integrazione per colmare il divario tecnologico
La proposta di Draghi riguarda una maggiore integrazione tra gli Stati membri, con riforme sovranazionali considerate una leva fondamentale per aumentare la competitività. Nel suo intervento ha richiamato anche l’esempio della Svizzera, descritta come un modello nel quale alcuni obiettivi possono essere raggiunti solo attraverso una dimensione comune più ampia rispetto a quella dei singoli territori.
Secondo Draghi, completare il mercato unico e rafforzare l’unione dei mercati dei capitali permetterebbe di migliorare le condizioni per gli investimenti privati e di utilizzare una quota maggiore del risparmio europeo per sostenere innovazione e sviluppo. La tecnologia viene quindi inserita in una strategia più ampia che comprende crescita, energia pulita e difesa.
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