The Italian Sea Group, si dimettono tre consiglieri. Subentra Costantino, azioni giù
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Redazione Economia
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Acque sempre più agitate quelle in cui naviga The Italian Sea Group, il polo nautico di Marina di Carrara che controlla marchi prestigiosi come Admiral, Tecnomar, Perini Navi e Picchiotti. Quello che era iniziato come un malumore tra i dipendenti, con scioperi e stato di agitazione proclamato nelle settimane scorse a causa di ritardi nei pagamenti segnalati dalle sigle sindacali -9, si è rapidamente trasformato in una crisi di vertice destinata a lasciare il segno sugli assetti di governance della società quotata. Tra il 26 e il 27 febbraio, il consiglio di amministrazione ha subìto un autentico terremoto con le dimissioni, rassegnate con effetto immediato, di tre figure di primo piano.
Il primo atto della crisi si è consumato giovedì 26, quando Filippo Menchelli ha rinunciato alla carica di membro e presidente del Cda, alla quale si aggiungeva anche quella di datore di lavoro; contestualmente, Marco Carniani ha lasciato l'incarico di vicepresidente del board e, particolare di non poco conto vista la natura delle contestazioni che seguiranno, la posizione di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari. Entrambi, va precisato, non risultavano titolari di azioni della società né erano qualificati come amministratori indipendenti. Il giorno successivo, venerdì 27, il cda si è riunito d'urgenza e, preso atto delle uscite, ha deliberato all’unanimità di eleggere l’amministratore delegato Giovanni Costantino come nuovo presidente, andando così a concentrare su di lui ancor più potere operativo e di rappresentanza.
La situazione, tuttavia, non si è affatto stabilizzata, anzi. Nella serata di venerdì è arrivata la terza, pesantissima defezione: Laura Angela Tadini ha comunicato la propria rinuncia con efficacia immediata. La sua uscita, come spiegato dalla stessa società, è motivata da una divergenza di vedute con il resto del consiglio, in particolare sulle modalità con cui si è gestita la delicata fase della nomina del nuovo datore di lavoro, quella stessa carica che era stata di Menchelli. Non essendosi trovata una soluzione condivisa, Tadini ha preferito interrompere anticipatamente il proprio mandato.
Ma il nodo più spinoso, e destinato quasi certamente ad avere strascichi legali, riguarda le dimissioni di Menchelli e Carniani. I due ex vertici, infatti, hanno motivato il loro passo indietro con dichiarazioni estremamente gravi nei confronti dell’operato dell’ad Costantino. Nelle rispettive lettere di dimissioni, come riportato dalle agenzie, hanno dichiarato di agire a tutela della propria onorabilità e professionalità, contestando integralmente quanto riferito dal numero uno della società durante il consiglio del 18 febbraio scorso. Le loro contestazioni riguardano nello specifico l’informativa fornita in quell’occasione da Costantino circa la situazione finanziaria del gruppo, tanto che Menchelli e Carniani hanno annunciato l’intenzione di avviare verifiche autonome sulla corretta gestione degli ultimi anni, con la riserva di rendere pubbliche le loro conclusioni.
La replica di The Italian Sea Group, arrivata puntuale in serata, è stata perentoria e non lascia spazio a fraintendimenti. La società ha annunciato l’avvio di un puntuale accertamento dei fatti evocati dai due ex amministratori, riservandosi di adottare tutte le iniziative necessarie a tutela della propria immagine e degli interessi degli azionisti. Nella nota si precisa che Tisg contesta fermamente le motivazioni addotte da Menchelli e Carniani, giudicandole infondate e non rispondenti al vero: la loro ricostruzione, secondo il cda, non corrisponderebbe all’effettivo andamento delle vicende gestionali e societarie.
Il Titolo affonda in Borsa, perdite pesantissime
Mentre le stanze del potere erano scosse dalle dimissioni, il mercato azionario ha reagito con estrema durezza, certificando il clima di forte incertezza che avvolge il futuro del gruppo. Il titolo Tisg, già in sofferenza nelle settimane precedenti, ha subìto un’ulteriore accelerazione al ribasso, toccando quota 2,02 euro con un calo giornaliero superiore all'8%. I numeri del crollo, guardando all’andamento complessivo, assumono contorni ancora più drammatici: il rendimento del titolo ha segnato un -50,25% da inizio anno e un -72,9% nell’arco degli ultimi dodici mesi. Una emorragia di valore che, partita dai disagi nei cantieri e dalle preoccupazioni dell’indotto, ha trovato nelle fratture ai piani alti una miccia esplosiva.
A peggiorare il quadro, inoltre, si aggiunge la posizione di Marco Carniani, il quale ha precisato di aver rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di dirigente preposto per giusta causa. Un passaggio che, nel gergo societario, ha un peso specifico notevole e che getta un’ombra ulteriore sulla trasparenza dei flussi informativi contabili. Il cda, per parte sua, ha già provveduto a nominare un nuovo presidente nella persona di Costantino, ma la spaccatura appare profonda e le prossime settimane saranno decisive per capire se si tratterà di una burrasca passeggera o dell’inizio di una tempesta perfetta per uno dei gioielli della nautica di lusso italiana.




