Il “film” di Aponte e l’incontro a Ginevra: Negri racconta l’armatore che si diverte ancora
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
C’è chi lo definisce un “film”, quasi a voler racchiudere in una sequenza di immagini la parabola di un uomo partito da una nave di seconda mano e arrivato a comandare una flotta di mille unità. Luigi Negri, presidente di Finsea e vecchia conoscenza dello shipping italiano, non usa mezzi termini quando parla di Gianluigi Aponte, il fondatore del gruppo Msc che, nell’ultimo trimestre del 2025, ha formalmente trasferito le redini dell’impero ai figli Diego e Alexa. Un passaggio generazionale che, per chi come Negri ha avuto modo di sedersi al tavolo con l’armatore di origini sorrentine, rappresenta solo l’ultimo atto di una storia imprenditoriale destinata a lasciare il segno, anche se lui, Aponte, continuerà a vegliare come presidente esecutivo su quella creatura nata cinquant’anni fa.
Un’idea per le isole e una “fesseria” discussa nel dettaglio
Il racconto che Negri affida ai giornali di settore si snoda attraverso un aneddoto emblematico, capace di restituire il metodo di lavoro di chi ha trasformato Msc in una potenza globale. Il presidente di Finsea ricorda di aver chiesto, circa tre anni fa, un appuntamento al numero uno del gruppo. L’oggetto del colloquio era, nelle sue stesse parole, una “fesseria”: la proposta di costruire navi di piccole dimensioni dedicate al servizio per le isole minori. Un’idea che per qualsiasi altro armatore sarebbe potuta finire nel dimenticatoio burocratico, ma che Aponte ha voluto discutere di persona. L’incontro si è tenuto a Ginevra, roccaforte svizzera della dinastia, e ha visto l’allora patron dell’azienda analizzare la questione con una lucidità che Negri fatica ancora a dimenticare. “Perché lavora sempre, gli piace e poi si diverte”, sottolinea il presidente di Finsea, svelando quella che a suo avviso è la molla segreta di un’ottantacinquenne che non ha mai smesso di sporcarsi le mani. L’affare, va detto, non si è concretizzato: Aponte voleva un altro tipo di unità, incompatibile con gli aiuti di Stato già ottenuti per il progetto originale, e la trattativa si è arenata. Resta però la fotografia di un manager che, nonostante il peso specifico raggiunto, concede udienza a un socio di minoranza (Genova Industrie Navali) per parlare di traffici minori.
Il “pasticcio” di Calata Bettolo e la lezione in tre parole
Il rapporto tra i due imprenditori non è comunque nato ieri, ma affonda le radici in una delle operazioni più intricate del porto di Genova. Negri rievoca i tempi in cui, insieme ad Aponte, si trovò a studiare come uscire dal “pasticcio” organizzato, a suo dire, dall’Autorità portuale in relazione al futuro terminal container di Calata Bettolo. È lì che Negri ha cominciato a conoscere da vicino il fondatore di Msc, scoprendone l’attenzione maniacale per i particolari che, tecnicamente, fanno la differenza in logistica. In una delle riunioni operative, racconta, stavano discutendo delle gru da utilizzare (e persino delle bitte, quegli elementi d’ormeggio che a uno sguardo distratto sembrerebbero dettagli insignificanti) quando Aponte è arrivato inaspettatamente. Il suo intervento è stato fulmineo: tre parole per riassumere le situazioni e le difficoltà sul tappeto. “Credo comunque che, finché vivrà, l’ultima parola all’interno dell’azienda sarà la sua. Non ho dubbi”, confessa Negri, tracciando un netto confine tra la cessione formale della proprietà e il peso specifico dell’uomo che quella holding l’ha costruita con le sue mani.
Duemila dipendenti e mille navi: il colosso senza rivali
Quella di Aponte, va ricordato, non è una ritirata. Msc ha appena raggiunto un traguardo storico nel trasporto container, diventando la prima compagnia al mondo a superare quota mille navi in flotta; un record certificato dalla società di consulenza Linerlytica, che ha indicato nella consegna della Msc Migsan dal cantiere cinese Zhoushan Changhong il momento del sorpasso definitivo. Oltre al cargo, il gruppo controlla Msc Crociere, i traghetti Gnv e Moby, e detiene una quota di maggioranza nei treni ad alta velocità Italo, dimostrando una capacità di diversificazione che pochi rivali possono vantare. Tutto questo, spiega Negri, è frutto di un’intensità lavorativa che lui, a 83 anni, dichiara di non aver mai riscontrato in nessun altro. “Non ho fatto grandi cose, in realtà sono peanuts in confronto a quello che ha trattato lui”, ammette il presidente di Finsea, “ma ne ho conosciuta di gente grande, anche di striscio molta gente importante, ma come lui c’è solo lui”.




