Valditara chiede lo stop ai social per gli under 15 dopo l’accoltellamento di Trescore Balneario

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha rotto un silenzio che durava da pochi giorni – quello successivo all’aggressione di una professoressa a Trescore Balneario, nel Bergamasco – per indicare una strada precisa: vietare l’accesso ai social network ai minori di quindici anni. Il fatto di cronaca, che ha visto un tredicenne colpire un’insegnante e diffondere il gesto in diretta su Telegram, ha riacceso un dibattito che sembrava sopito, ma che ora torna con forza nelle dichiarazioni del titolare del dicastero di viale Trastevere. Secondo Valditara, non bastano sanzioni e interventi sui genitori – i quali andrebbero comunque responsabilizzati – per limitare la diffusione di armi come i coltelli tra gli adolescenti. È necessario, a suo avviso, contrastare quella che definisce «la dittatura dell’algoritmo», capace di iniettare veleni in ragazzini ancora privi degli strumenti critici per filtrarli.

Le nuove linee guida tra empatia e divieti

L’annuncio del ministro non si limita però a una misura proibitiva, per quanto questa rappresenti il suo punto politico più netto. Valditara ha parlato di nuove linee guida per l’educazione civica, che verranno introdotte nelle scuole, e di risorse mirate a promuovere un utilizzo consapevole non solo dei social, ma anche degli smartphone e dell’intelligenza artificiale. L’idea di fondo – ed è questa la parte più articolata del suo ragionamento – è che la scuola debba tornare a essere il luogo dove si insegnano il rispetto e l’empatia, valori che lui considera antidoti alla violenza. Le lezioni su questi temi, spiega, servono a costruire una barriera culturale prima ancora che normativa. Non si tratta, nelle sue parole, di una semplice reazione all’ennesimo episodio di sangue tra i banchi, ma di un cambio di paradigma: l’algoritmo non può avere la meglio sull’educazione, e i genitori – spesso impreparati o assenti – vanno messi nelle condizioni di dire no.

L’appello dal Veneto e il fronte dei presidenti di regione

Sulla stessa lunghezza d’onda, seppur con una soglia d’età leggermente diversa, si è posto il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. Quest’ultimo, riferendosi esplicitamente all’accoltellamento di Bergamo e ad altre aggressioni compiute da giovanissimi – tra cui alcuni scippi e raid nella Marca – ha chiesto alla politica nazionale e locale di cambiare prospettiva. «Occorre rimettere al centro la salute dei giovani e il loro benessere psicologico», ha dichiarato Stefani, proponendo di innalzare a quattordici anni il limite per l’accesso ai social network. La sua presa di posizione, che non ha la forza di un decreto ma quella di un appello, si inserisce in un clima di crescente allarme: quello per cui un ragazzo di tredici anni può impugnare un coltello contro un’insegnante e, nello stesso tempo, trasformare l’atto in un contenuto da condividere in diretta. Un elemento, quest’ultimo, che per molti osservatori rende il gesto ancora più grave, perché toglie alla violenza l’immediatezza impulsiva per restituirla come spettacolo.

La responsabilità dei genitori e il nodo delle armi tra minori

Valditara, nel suo intervento, ha insistito su un punto che collega direttamente l’uso dei social al possesso di coltelli da parte degli under 18. Sanzioni più severe e un coinvolgimento diretto dei genitori – ha detto – possono ridurre la diffusione di questi oggetti tra gli adolescenti, ma non bastano da sole. È la combinazione tra divieti digitali, educazione scolastica e controllo familiare a poter fare la differenza. Nessuna delle sue dichiarazioni, però, entra nel dettaglio di come dovrebbe funzionare un eventuale blocco tecnico per i minori di quindici anni: se attraverso un sistema di verifica dell’età o tramite responsabilità penale dei gestori delle piattaforme. Quello che emerge, piuttosto, è un giudizio morale netto sull’ambiente digitale, descritto come un luogo dove l’algoritmo premia l’estremo e l’aggressivo. Una tesi, questa, che non trova risposta nei comunicati ufficiali del ministero, ma che rappresenta il filo conduttore delle sue proposte.

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