Trescore, il ragazzino e i social: l’agguato alla prof tra Telegram e un manifesto
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Redazione Interno
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La vicenda che ha sconvolto la scuola media “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, si arricchisce di particolari che dipingono il ritratto di un tredicenne armato non solo di un coltello, ma di un apparato ideologico e materiale costruito nei meandri del web. Mercoledì 25 marzo, l’aggressione ai danni della professoressa di francese Chiara Mocchi – una docente che, settimane prima, aveva subito atti vandalici alla propria auto, con gomme bucate e scritte sulla carrozzeria, senza però sporgere denuncia – è stata preceduta da una precisa messa in scena digitale. Lo studente, ora affidato a una comunità, aveva pubblicato un vero e proprio “manifesto” sul suo canale Telegram, la stessa piattaforma utilizzata non solo per diffondere le proprie intenzioni ma anche per trasmettere in diretta streaming il momento dell’accoltellamento, avvenuto in un corridoio dell’istituto. Quel canale, così come l’account personale del ragazzo, è stato successivamente oscurato dalla piattaforma di messaggistica per violazione dei termini di servizio, come conferma la scritta ora visibile a chi tenti di accedervi.
Un arsenale casalingo e la pista degli acquisti illegali
L’indagine, condotta dalla Procura dei minori con la procuratrice Giuliana Tondina, ha portato alla luce un dettaglio inquietante riguardante l’ambiente domestico del tredicenne. Al momento del fermo, il minore è stato trovato in possesso di materiale classificato come “potenzialmente esplosivo”. Le verifiche investigative hanno stabilito che le sostanze e gli strumenti utilizzati – o che si presume potessero essere utilizzati – per la preparazione di tali ordigni erano stati acquistati in rete, sempre attraverso canali illegali presenti su Telegram. Questo elemento, che si aggiunge all’uso della stessa piattaforma per la “promozione” dell’aggressione, suggerisce un utilizzo sistematico del social network non solo come megafono ideologico, ma anche come mercato parallelo per procurarsi materiale pericoloso, eludendo i normali controlli.
La doppia inchiesta della Procura e i precedenti vandalici
Sul fronte giudiziario, la procuratrice Tondina ha formalizzato l’apertura di due distinti fascicoli. Il primo, di natura penale, è finalizzato a ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e a verificare la sussistenza delle ipotesi di reato nell’aggressione alla docente. Il secondo, di natura civile, rappresenta uno strumento più ampio volto a comprendere le eventuali responsabilità sociali e familiari, nonché a stabilire quali provvedimenti di carattere sociale e rieducativo possano essere adottati nei confronti del minorenne. Resta da chiarire, e al momento non vi è alcuna prova a sostegno di questa tesi, il legame tra l’aggressione e gli atti vandalici subiti dalla professoressa Chiara Mocchi nelle settimane antecedenti; un episodio, quello delle gomme tagliate e delle scritte sulla carrozzeria, che la docente aveva scelto di non denunciare alle autorità.
La pressione psicologica su una coetanea e i timori dei genitori
Un ulteriore sviluppo investigativo riguarda il comportamento del tredicenne nei confronti di una coetanea conosciuta sui social, residente in Polonia. Secondo quanto ricostruito, il ragazzo avrebbe esercitato una forma di coercizione psicologica sulla giovane, ordinandole di procurarsi tagli sul. La minaccia era chiara: se non avesse eseguito l’ordine, lui avrebbe rivelato i suoi segreti alla madre della ragazza. “È stato un momento terrificante”, ha raccontato la minorenne in un’intervista, descrivendo un rapporto di manipolazione che aggiunge un ulteriore tassello alla complessità della personalità del giovane indagato. Nei giorni successivi all’accoltellamento, i genitori del tredicenne avevano già ipotizzato, in una lettera, che il figlio potesse essere stato influenzato o plagiato da qualcuno attraverso i social network, un tentativo di trovare una chiave di lettura per un gesto tanto estremo quanto apparentemente premeditato.




