Sonia Bottacchiari e i figli ritrovati, il padre dei ragazzi: “Felice che siano vivi”
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Redazione Interno
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La vicenda di Sonia Bottacchiari, la quarantanovenne scomparsa insieme ai due figli di 14 e 16 anni lo scorso 20 aprile, si è conclusa senza gli esiti tragici che molti, nel corso dei ventitré giorni di silenzio, avevano finito per temere. La Procura di Piacenza, attraverso la procuratrice Grazia Pradella, ha ufficialmente comunicato il ritrovamento della donna e dei ragazzi, avvenuto in buone condizioni di salute e in un contesto abitativo giudicato dagli inquirenti “adeguato” alle esigenze di vita dei tre. Un dettaglio, quest’ultimo, che non ha fatto che alimentare ulteriormente l’alone di riserbo calato immediatamente sull’intera operazione: nessuna informazione è stata diffusa circa il luogo esatto in cui si trovano, se non la circostanza – rivelata in seguito – che sarebbero stati rintracciati all’estero, e non in Friuli Venezia Giulia dove il 6 maggio era stata rinvenuta la loro auto in un parcheggio di Tarcento.
Una fuga volontaria e una “situazione familiare problematica”
La Procura ha infatti confermato che l’allontanamento non sarebbe stato accidentale o frutto di un sequestro, bensì volontario. Sonia Bottacchiari, stando a quanto riferito agli investigatori, avrebbe addotto come ragione principale una “situazione familiare problematica”, senza che fossero forniti dettagli più precisi sulla natura di tali difficoltà. La stessa donna, nel momento in cui è stata raggiunta dagli inquirenti, ha espresso una richiesta chiara: mantenere la massima riservatezza sul rifugio che aveva scelto per sé e per i suoi ragazzi, dimostrando una palese preoccupazione – come riportato da fonti vicine all’inchiesta – per eventuali ritorsioni o per il solo fatto di essere nuovamente rintracciata. Quattro cani, al seguito della donna e dei figli, sono stati ritrovati con loro, a ulteriore testimonianza della natura pianificata e non impulsiva della scomparsa.
Il sollievo del padre e il timore dichiarato del nonno
Il padre dei due ragazzi, che in queste settimane aveva lanciato appelli accorati attraverso i media, ha commentato l’esito delle ricerche con una frase che racchiude un sentimento ambivalente: “Felice che siano vivi”. Un’espressione, la sua, che lascia trasparire sollievo ma non una piena condivisione delle ragioni che hanno spinto la madre a interrompere ogni contatto, inclusi quelli telefonici, per oltre tre settimane. Diverso l’accento posto dal nonno materno o paterno – la fonte non ne specifica il ramo – il quale avrebbe invece manifestato un timore chiaro, sottolineando che “Sonia ha paura”. Il che ha orientato parte delle attenzioni investigative non tanto verso un’allontanamento fine a sé stesso, quanto verso un possibile allontanamento protettivo, sebbene nessuna denuncia per maltrattamenti o violenza domestica risulti essere stata formalizzata dalla donna prima della scomparsa.
Il buco nero delle indagini e il ritrovamento oltre confine
Le ricerche, coordinate dalla Procura di Piacenza, avevano preso slancio dopo il ritrovamento dell’automobile della famiglia a Tarcento, avvenuto il 6 maggio. Per giorni gli inquirenti hanno scandagliato il territorio friulano senza risultati, finché la svolta non è arrivata con una segnalazione – di cui non sono stati resi noti i contenuti operativi – che ha spostato il raggio d’azione oltre i confini nazionali. La Procura, nel comunicare il lieto fine, ha voluto precisare che i tre si trovavano “in un contesto di adeguate situazioni alloggiative e, in generale, di vita”, chiudendo così ogni possibilità di intervento da parte dei servizi sociali o dell’autorità giudiziaria minorile. Nessuna misura restrittiva è stata adottata nei confronti di Sonia Bottacchiari, né risulta che i figli – entrambi adolescenti, di 14 e 16 anni – abbiano espresso la volontà di fare rientro presso l’altro genitore.




