Tra il silenzio e la paura: rintracciata Sonia Bottacchiari con i figli, la Procura impone il riserbo
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Redazione Interno
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Si è chiusa con un epilogo positivo, seppur avvolto nella più fitta riservatezza, la vicenda della scomparsa di Sonia Bottacchiari e dei suoi due figli minorenni, di cui si erano perse le tracce dal 20 aprile scorso. La notizia, diffusa dalla procuratrice di Piacenza, Grazia Pradella, conferma che la donna, 49 anni, insieme ai ragazzi di 14 e 16 anni – i cui nomi sono rispettivamente Nishanta e Joshua – è stata localizzata in buone condizioni di salute. A dare l’allarme, all’epoca, era stato l’ex marito, Yuri Groppi, dopo che la famiglia, residente nel Piacentino, aveva fatto perdere le proprie tracce durante un viaggio che, a quanto riferito, doveva condurli verso un campeggio a Gemona, in Friuli.
L’auto ritrovata a Tarcento e il muro di gomma della magistratura
Le ricerche, che hanno tenuto banco per settimane mobilitando forze dell’ordine e soccorritori tra le province di Udine e Piacenza, hanno subito una svolta decisiva il 6 maggio, quando l’auto della famiglia è stata rinvenuta in un parcheggio a Tarcento. Le operazioni di ricerca, condotte dai carabinieri e coordinate dalle procure, avevano inizialmente preso in considerazione diverse ipotesi, mantenendo sempre, come richiesto dagli inquirenti, «un approccio positivo» alla ricerca di persone vive. Tuttavia, la Procura di Piacenza ha deciso di non divulgare l’ubicazione esatta del ritrovamento della donna e dei minori, citando esplicitamente le richieste della stessa Bottacchiari. La donna, si legge nel comunicato, ha manifestato «timori e preoccupazioni ove venisse scoperto il luogo ove si è rifugiata», aggiungendo che, qualora ciò accadesse, avrebbe l’intenzione di rendersi nuovamente irreperibile.
Lettere, sofferenza e un contesto familiare sotto osservazione
Nel corso degli accertamenti, un elemento che aveva contribuito ad alimentare l’apprensione era stato il ritrovamento di alcune lettere manoscritte attribuite alla donna, rinvenute nell’abitazione del padre. La stessa procuratrice Pradella, intervenuta in una precedente conferenza stampa, aveva descritto quelle missive come «prive di data e firma», specificando che in esse emergeva una situazione di «sofferenza e inquietudine». Nonostante la delicatezza di quegli scritti, gli inquirenti hanno sempre sottolineato che il quadro indiziario non ha mai subito scossoni tali da modificare la strategia di ricerca, incentrata sulla tutela dell’integrità fisica dei soggetti scomparsi. Ora che sono stati ritrovati, l’attenzione si concentra sulla definizione del loro status, con la Procura che parla di un contesto «di adeguate situazioni alloggiative e, in generale, di vita» -1, un dettaglio che lascia intendere come la fuga non sia avvenuta in condizioni di disagio estremo, ma piuttosto in un quadro di pianificazione mirata a sottrarli a un contesto relazionale giudicato forse problematico dalla stessa madre.




