Il papà di Sonia Bottacchiari: «Ho paura che adesso le tolgano i figli»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono stati rintracciati all’estero, stanno bene e non intendono fare ritorno. Si è chiusa con un epilogo positivo – se così si può definire, viste le implicazioni legali ancora tutte da decifrare – la vicenda della scomparsa di Sonia Bottacchiari, 49 anni, e dei suoi due figli di 14 e 16 anni, allontanatisi da Castell’Arquato, nel Piacentino, lo scorso 20 aprile. A dare notizia del ritrovamento è stata la procuratrice capo di Piacenza, Grazia Pradella, la quale, in una nota ufficiale, ha confermato che i tre si trovano in «buone condizioni di salute» e vivono in un «contesto di adeguate situazioni alloggiative e, in generale, di vita». La gioia per il lieto fine, però, si scontra immediatamente con un muro di silenzio e paure: la donna ha espresso chiari «timori» riguardo alla possibilità che il loro nascondiglio venga scoperto, minacciando di rendersi nuovamente irreperibile qualora ciò accadesse. Ed è proprio da questo clima di tensione che emerge la voce angosciata del nonno materno, Riccardo Bottacchiari.

Il timore di un nuovo allontanamento e la tutela dei minori

Se da un lato il padre della donna, Riccardo Bottacchiari, ha dichiarato ai cronisti – visibilmente commosso – l’importanza di saperli finalmente al sicuro («Spero che vengano a casa alla svelta»), dall’altro non ha nascosto il suo cruccio maggiore, ovvero il futuro affidamento dei nipoti. «Ho paura che adesso le tolgano i figli», ha confessato in un'intervista, esprimendo il timore che la giustizia, intervenendo a tutela dei minori dopo questa fuga volontaria, possa di fatto separarli dalla madre. Una paura che, secondo quanto trapela dagli ambienti legali, non è del tutto infondata: la Procura di Piacenza ha già aperto un fascicolo per i reati di «sottrazione consensuale di minorenni» (art. 573 c.p.) e «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice» (art. 388 c.p.), ipotesi che potrebbero complicare notevolmente la posizione della 49enne.

Il padre dei ragazzi, Yuri Groppi, che nei giorni precedenti aveva lanciato accorati appelli attraverso la sua legale, l’avvocata Federica Obizzi (presidente di Penelope Friuli Venezia Giulia), ha accolto la notizia del ritrovamento con sollievo ma senza nascondere la preoccupazione per i passaggi formali che verranno. «Sono molto contento per l’avvenuto rintraccio e non vedo l'ora che la situazione si risolva a seguito degli opportuni accertamenti», ha fatto sapere Groppi tramite il proprio legale. È probabile che il giudice minorile venga investito della questione nelle prossime ore, dovendo bilanciare il diritto alla bigenitorialità con le ragioni che hanno spinto Sonia Bottacchiari ad allontanarsi, ragioni che la donna stessa ha definito come parte di una «situazione familiare fortemente problematica».

Le indagini su una fuga pianificata e il contesto familiare

L’inchiesta, affidata ai carabinieri dei comandi provinciali di Udine e Piacenza, si concentra ora sul movente e sulla logistica dell’espatrio. Gli inquirenti ritengono che l’allontanamento sia stato pianificato nei minimi dettagli: prima di sparire, Sonia aveva interrotto la collaborazione con un caseificio facendosi liquidare le spettanze, e i telefoni dei tre (almeno quattro dispositivi in totale, tra personali e quello utilizzato per il lavoro) vennero spenti e «neutralizzati» tutti nello stesso momento, un chiaro indicatore della volontà di non essere localizzati. La macchina, una Fiat Panda, era stata abbandonata in un parcheggio a Tarcento, in provincia di Udine, scelta strategica se si considera la vicinanza con il confine orientale.

La tensione emotiva che aleggiava attorno a questa storia aveva trovato conferma nel ritrovamento, avvenuto nei giorni precedenti la fine delle ricerche, di alcune lettere scritte dalla donna custodite nella casa del padre a Salsomaggiore. Una di queste missive, in particolare, conteneva riferimenti a una «situazione di sofferenza e inquietudine» tale da far ipotizzare inizialmente un gesto estremo. La procuratrice Pradella aveva parlato ai media di un possibile intento suicidario, ipotesi poi definitivamente scartata dal momento che i tre sono stati rintracciati vivi e, a quanto consta, in buona salute fisica.

Il futuro tra l’estero e i tribunali

Al momento, non è stata resa nota la nazione in cui la famiglia si è rifugiata, sebbene le fonti investigative diano per certa la loro presenza al di fuori dei confini italiani. La Procura ha scelto deliberatamente di non divulgare l’ubicazione esatta per non interrompere il dialogo appena instaurato: il rischio, concreto, è che Sonia Bottacchiari, sentendosi braccata, faccia perdere nuovamente le proprie tracce. Il lavoro, adesso, è demandato ai servizi sociali e alle autorità internazionali, con l’obiettivo dichiarato di «preservare il benessere dei due minori» e favorirne la reintegrazione nel contesto sociale e scolastico (percorso che i ragazzi seguivano con regolarità e profitto prima della partenza).

Tuttavia, la richiesta della donna («Lasciateci stare, non torneremo») riecheggia come un monito che rende ardua una composizione bonaria del conflitto. Per il padre dei ragazzi, Yuri Groppi, e per i nonni paterni (presenti al campo base di Tarcento durante le ricerche), il solo conforto è sapere che i due adolescenti sono vivi. Ma il conto alla rovescia per un eventuale rientro coatto o per una battaglia legale transnazionale è già iniziato, lasciando nell’aria l’amara sensazione che la fine della scomparsa rappresenti soltanto l’inizio di una ben più dolorosa vicenda giudiziaria.

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