Il padre di Sonia Bottacchiari: «Ho paura che adesso le tolgano i figli»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ritrovamento di Sonia Bottacchiari e dei suoi due figli, avvenuto dopo ventitré giorni di silenzio assoluto e di ricerche che avevano mobilitato il Friuli Venezia Giulia, non ha spento l’angoscia del nucleo familiare originario. Anzi, a seguito della comunicazione ufficiale della Procura di Piacenza – che ha confermato come la 49enne e i ragazzi siano «in buone condizioni di salute» e ospitati in un contesto abitativo più che dignitoso – è emersa una nuova, opposta, forma di preoccupazione. Quella, per l’appunto, espressa da Riccardo Bottacchiari, il padre della donna, il quale ha confessato ai cronisti il timore che le conseguenze giudiziarie di questa fuga, seppur volontaria, possano ora privare sua figlia della custodia dei due adolescenti. Una dichiarazione, la sua, che arriva mentre dall’altra parte si registra la gioia (seppur condizionata) dell’ex marito Yuri Groppi, il quale, tramite l’avvocata Federica Obizzi di Penelope Friuli Venezia Giulia, ha manifestato sollievo per la sopravvivenza del terzetto, auspicando una rapida definizione della vicenda attraverso «gli opportuni accertamenti».

La paura di un affidamento ai servizi sociali o all’ex marito

Le parole del nonno, rilasciate a caldo non appena diffusa la notizia del lieto fine, gettano una luce cruda su quello che potrebbe essere il vero epilogo della vicenda. «Sono preoccupato per il futuro perché penso che possano impedirle di tenere i due ragazzi», ha affermato Bottacchiari senior, aggiungendo un realismo amaro che spesso accompagna i casi di allontanamento volontario. Nella sua analisi, sofferta e personale, l’uomo ha ipotizzato un esito quasi scontato: quello di un affidamento dei nipoti al padre, nonostante la consapevolezza del legame profondo che questi ultimi nutrono nei confronti della madre. Una dichiarazione che fa da contraltare alla versione fornita dalla magistratura, laddove la procuratrice capo Grazia Pradella ha parlato di un «allontanamento allo stato consenziente» da parte dei minori, i quali – va detto – seguivano i percorsi scolastici con regolarità e profitto prima della partenza.

Le indagini, al momento, procedono su un doppio binario delicato. Da un lato, gli investigatori hanno ricostruito come la fuga fosse tutt’altro che improvvisata: i quattro smartphone a disposizione della famiglia sono stati spenti in simultanea – un dettaglio che suggerisce una pianificazione accurata – e la donna aveva già interrotto i rapporti di lavoro con l’azienda per cui collaborava. Dall’altro, la stessa Procura ha dovuto fare i conti con la volontà ferrea della donna, la quale avrebbe minacciato di rendersi nuovamente irreperibile qualora fosse stata svelata la sua esatta ubicazione. Un ricatto morale che ha costretto le autorità a mantenere il più stretto riserbo sul Paese estero che attualmente la ospita, limitandosi a prendere atto della sua richiesta di non essere più cercata.

Le motivazioni della fuga e il contesto familiare

Nonostante la gioia per il ritrovamento, rimane ancora nebulosa la ragione profonda che ha spinto la 49enne a eclissarsi nel nulla, abbandonando l’auto a Tarcento – nella Bassa Friulana – come unico indizio. La versione ufficiale della difesa e della procura parla di «problematiche familiari» gravi, tali da rendere la situazione descritta dalla stessa Bottacchiari come «fortemente problematica». Un’espressione vaga ma che lascia intendere un clima di tensione pregressa, probabilmente legato alle modalità dell’affido o a prescrizioni dell’autorità giudiziaria (tanto che nel fascicolo si ipotizza anche la «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice»).

Vi è poi un elemento psicologico di non poco conto emerso nei giorni immediatamente precedenti la fine del giallo. In casa del nonno erano state rinvenute delle lettere scritte dalla donna, descritte come contenenti «toni di marcata inquietudine» e riferimenti a una «situazione di sofferenza». Sebbene la Procura abbia smorzato i toni sul potenziale rischio suicidario – affermando che quei fogli non hanno cambiato il corso delle indagini perché altre prove già in possesso degli inquirenti delineavano il quadro – quei documenti restano un tassello fondamentale per comprendere lo stato d’animo della fuggitiva. La scoperta, avvenuta quasi per caso da parte di un giornalista, ha accelerato la percezione pubblica di un dramma familiare più che di una semplice vacanza prolungata.

Il muro di gomma della Procura e la tutela dei minori

Dal punto di vista tecnico-giudiziario, la posizione della Procura di Piacenza è blindata. Grazia Pradella, in una nota ufficiale, ha spiegato l’impossibilità di fornire ulteriori dettagli logistici, proprio in ossequio alle pressioni ricevute dalla donna. «Se venisse scoperto il luogo ove si è rifugiata – ha avvertito la magistrata – la donna potrebbe rendersi nuovamente irreperibile». Una dinamica, questa, che ha sostanzialmente bloccato qualsiasi azione pubblica di prelievo o di incontro ravvicinato, spostando il confronto su un piano esclusivamente diplomatico e riservato. Per i carabinieri dei comandi di Udine e Piacenza, che pure hanno condotto le indagini in maniera encomiabile, è scattata quindi la fase dell’ascolto: l’obiettivo dichiarato è «ricomporre una situazione familiare» attraverso il dialogo, piuttosto che attraverso l’irruzione forzata nel rifugio della donna.

In attesa di capire se il padre dei ragazzi, Yuri Groppi, vorrà effettivamente costituirsi parte civile o spingere per il rientro coatto (e se i giudici minorili interverranno per limitare la potestà genitoriale), la famiglia vive una strana quiete. I quattro cani stanno bene, così come i ragazzi, ma la parola «casa» è diventata improvvisamente un concetto astratto. Il nonno, in lacrime, ha detto di sperare che tornino «alla svelta», ma ha già metabolizzato l’idea che forse sua figlia non ce la farà a tenerseli stretti. E intanto, dall’estero, Sonia continua a ripetere agli investigatori quello che è ormai il suo mantra: non cercateci più, lasciateci stare.

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