Bessent al G20, stretta sulla Cina ma la tregua commerciale regge
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Redazione Esteri
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Bessent al G20 ha aperto il confronto di Asheville con un duro avvertimento sul surplus commerciale cinese, per poi attenuare i toni poche ore più tardi affermando che tra Washington e Pechino i punti di accordo sono superiori a quelli di dissenso. Il segretario del Tesoro statunitense ha così mostrato due registri diversi nella riunione dei ministri delle Finanze in Carolina del Nord: fermezza sul commercio e, allo stesso tempo, attenzione a non compromettere la tregua commerciale con la Cina. Sullo sfondo resta un messaggio più ampio rivolto alle principali economie: rilanciare la crescita per affrontare un livello di debito globale che Bessent considera ormai troppo elevato.
Bessent al G20 tra surplus cinese e dialogo con Pechino
Il passaggio più duro dell’intervento ha riguardato direttamente la Cina. Bessent ha sostenuto che il mondo “non può permettersi più il surplus commerciale cinese”, mettendo al centro della riunione una delle questioni più delicate nei rapporti economici tra Washington e Pechino. La formulazione scelta dal segretario del Tesoro ha evidenziato la pressione americana sul tema degli squilibri commerciali, ma non è stata seguita da un irrigidimento dello stesso tono nelle dichiarazioni successive. A distanza di poche ore, infatti, Bessent ha sottolineato che Stati Uniti e Cina concordano più di quanto dissentano, un cambio di registro che mantiene aperto lo spazio del confronto e non rompe l’equilibrio raggiunto sul piano commerciale.
La sequenza delle dichiarazioni emerse ad Asheville concentra nello stesso incontro due elementi distinti. Da una parte c’è l’avvertimento sul surplus cinese, espresso in termini netti; dall’altra compare la volontà di mettere in evidenza le aree di convergenza tra le due maggiori economie. Non si tratta quindi di una rinuncia alle critiche sul commercio, perché Bessent ha mantenuto esplicita la posizione americana, ma di una frenata nei toni che evita di trasformare il messaggio iniziale in una nuova escalation. Il confronto con Pechino resta così inserito in un contesto nel quale Washington segnala le proprie contestazioni senza chiudere la porta alla tregua commerciale.
La crescita come risposta a debito e tensioni globali
Accanto al capitolo cinese, il messaggio degli Stati Uniti al G20 finanziario ha insistito soprattutto sulla crescita economica. Bessent ha affermato che “il mondo è sommerso dal debito” e ha collegato l’attuale livello di indebitamento alle conseguenze della crisi finanziaria globale e del Covid. La risposta indicata dal segretario del Tesoro è un ritorno a una fase di maggiore espansione economica: secondo quanto dichiarato ad Asheville, l’unico modo per uscire dal peso del debito è crescere. La crescita viene quindi presentata come lo strumento centrale per affrontare una situazione finanziaria globale appesantita dall’indebitamento e inserita in un quadro geopolitico sempre più teso.
“La crescita prima di tutto” è il principio con cui Bessent si è presentato al tavolo che riunisce ministri economici e governatori delle banche centrali delle principali potenze, insieme a un gruppo di Paesi emergenti. Nel confronto sui nodi della congiuntura globale, il segretario del Tesoro americano ha sostenuto che una crescita più forte rappresenta la strada da seguire anche mentre aumentano le pressioni legate all’inflazione e alle tensioni internazionali. Il messaggio rivolto al G20 tiene così insieme il problema del debito e quello dell’espansione economica, con Washington che indica nella capacità di crescere la condizione necessaria per ridurre il peso accumulato dopo le grandi crisi degli ultimi anni.
Ad Asheville il confronto tra commercio, debito e crescita
La riunione di Asheville mette dunque nello stesso quadro tre temi che emergono dalle dichiarazioni americane: gli squilibri commerciali con la Cina, l’elevato indebitamento mondiale e la necessità di rafforzare la crescita. Bessent ha usato parole molto dure nei confronti del surplus cinese, ma ha poi scelto un linguaggio più distensivo nel descrivere il rapporto con Pechino. Parallelamente, ha ribadito che il debito accumulato dopo la crisi finanziaria globale e il Covid non può essere affrontato senza un’espansione economica più robusta. È su questa combinazione di pressione commerciale, dialogo con la Cina e priorità assegnata alla crescita che si concentra il messaggio statunitense all’apertura del G20 dei ministri delle Finanze.
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