Borse europee, la tregua regge (per ora) e Milano risale ai massimi del 2000
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Redazione Economia
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L’ottimismo, si sa, è una brutta bestia quando si ha a che fare con la diplomazia internazionale eppure, per gli investitori europei, è stata proprio quella sottile speranza nella resilienza di un accordo fragile a dettare l’andamento delle contrattazioni odierne. Le Borse del Vecchio Continente chiudono in territorio positivo, sospinte da un vento di fiducia che soffia da est: l’avanzamento dei negoziati tra Russia e Ucraina, unito alla prospettiva concreta che la tregua tra Stati Uniti e Iran regga almeno fino ai colloqui del prossimo fine settimana in Pakistan, ha convinto i trader a incrementare le proprie posizioni sui principali indici. Milano, in particolare, si distingue con un rialzo dello 0,6% che riporta Piazza Affari sui livelli che non si vedevano dal novembre del 2000, mentre Madrid e Amsterdam seguono a ruota; più caute, invece, Francoforte, Londra e Parigi, rimaste sostanzialmente vicine alla parità in una giornata che ha comunque scongiurato le vendite massicce.
Il gas in discesa e il nodo Hormuz
A dare ossigeno ai mercati – letteralmente – è il crollo del costo dell’energia. Il prezzo del gas ad Amsterdam, che funge da benchmark per l’Europa, scende del 2,3% attestandosi a 45,11 euro al megawattora, un calo che riflette le speranze di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz. È lì, in quel sottile braccio di mare, che si gioca una partita cruciale: se la tregua tra Washington e Teheran dovesse resistere agli attacchi verbali e non, le petroliere bloccate potrebbero tornare a solcare le rotte del Golfo Persico, allentando la morsa sull’offerta globale. Tuttavia, non tutto è roseo, e il petrolio lo ricorda: il greggio è in rialzo, alimentato dalla consapevolezza che Israele continua a martellare le postazioni di Hezbollah in Libano – un’ombra lunga che impedisce al mercato di abbassare completamente la guardia.
Wall Street dà la carica, l’inflazione tiene banco
L’Asia ha chiuso in netto rialzo e gli ottimi spunti arrivano anche dagli Stati Uniti, dove i futures hanno indicato una partenza positiva in scia ai guadagni della vigilia. Gli investitori hanno digerito senza troppi sussulti il dato sull’inflazione americana di marzo, cresciuta dello 0,9% su base mensile: un dato caldo, certo, ma perfettamente in linea con le attese degli analisti, il che esclude per il momento scenari di panico da strette monetarie aggressive. Paradossalmente, mentre i prezzi salgono, la fiducia dei consumatori a stelle e strisce tocca i minimi storici, un cortocircuito psicologico che però, oggi, non ha guastato la festa sui listini europei.
Cucinelli vola, Leonardo e Eni sotto pressione
A Milano, la giornata regala un exploit a Brunello Cucinelli: il titolo del cachemire vola del 6,3% dopo che la società ha diffuso i conti trimestrali, rassicurando il mercato sulla tenuta della guidance per l’intero 2026 nonostante le turbolenze internazionali. Dall’altra parte del tabellone, però, si registrano cedimenti pesanti per i big della difesa e dell’energia. Leonardo cede terreno, così come Eni, penalizzate rispettivamente dai timori di una distensione nei conflitti (che riduce le prospettive di spesa militare) e dal calo del gas (che comprime i margini delle utility). Una selezione spietata, quella del mercato, che premia la moda di lusso e punisce i barili di petrolio, in attesa di vedere se la pace raccontata dai comunicati stampa si trasformerà in fatti concreti sui tavoli di Islamabad.




