Le Borse di oggi, 28 aprile: il petrolio vola e Piazza Affari regge, mentre l’Europa soffre tra Opec, Iran e i conti mancati dell’AI
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Redazione Esteri
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L’avvio di questa settimana, segnata da un calendario fitto di appuntamenti per le banche centrali, ha messo in luce una marcata frammentazione tra i listini asiatici e quelli europei. Da una parte, il Giappone ha archiviato la seduta con un deciso passo indietro: il Nikkei ha chiuso a -1,02%. Questa flessione, che arriva nonostante la Bank of Japan abbia scelto di mantenere fermi i tassi d’interesse, riflette forse i timori per un’inflazione destinata a correre, alimentata dal caro-energia. D’altra parte, l’Europa ha faticato a trovare un filo conduttore, consegnando una chiusura in ordine sparso: Francoforte ha accusato un -0,27%, Parigi ha ceduto lo 0,46%, mentre Londra si è limitata a un timido +0,11%.
A dominare il sentiment degli investitori è stata, ancora una volta, la tensione sul fronte petrolifero. Lo stallo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, con la Casa Bianca che ha stoppato la missione dei propri mediatori e Teheran che rilancia (condizionando la riapertura dello Stretto di Hormuz a un cessate il fuoco immediato, rimandando le discussioni sul nucleare), ha riacceso la miccia sui prezzi. Il Brent, schizzato durante la giornata fino a sfiorare i 111 dollari, si è stabilizzato in area 110,95 dollari, mentre il Wti ha superato quota 99,7. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato l’annuncio a sorpresa degli Emirati Arabi Uniti, che hanno comunicato l’uscita dall’Opec e dall’alleanza Opec+ a partire dal primo maggio.
In questo mare di incertezze, tuttavia, Piazza Affari si è distinta in controtendenza grazie a un cocktail esplosivo di fattori locali. Il Ftse Mib ha strappato un +0,77%, tornando a guardare da vicino la soglia dei 48.000 punti, sostenuto dalla doppia spinta (ancora una volta) del comparto energetico e del risiko bancario. Le banche hanno approfittato del rialzo dei rendimenti – lo spread Btp-Bund è lievitato a 81 punti base -6 – con Bper e Unicredit in testa ai guadagni; quest’ultima, in particolare, continua a muoversi nel capitale di Generali, mentre procede il riassetto azionario che porterà Leonardo Maria Del Vecchio a rafforzare la sua quota in Delfin. Tra i petroliferi, Eni ha beneficiato dell’impennata del greggio archiviando un +1,78%.




