L’Opec aumenta la produzione di petrolio, 206mila barili al giorno da aprile
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Redazione Economia
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La riunione, convocata in videocollegamento tra i ministri dell’energia degli otto paesi chiave, si è chiusa con un annuncio che porta i segni evidenti della crisi in Medio Oriente. L’Opec+, il cartello allargato che riunisce i storici membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i loro alleati guidati dalla Russia, ha deciso di aumentare l’estrazione di greggio di 206mila barili al giorno a partire dal mese di aprile. Una cifra, questa, che supera le attese della vigilia, le quali parlavano di un incremento più contenuto, fermo a 137mila barili quotidiani, e che giunge all’indomani dell’inizio dell’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran. La mossa, spiegano i delegati riuniti domenica, mira a gestire le tensioni sui prezzi, i quali avevano già iniziato a salire nei giorni precedenti l’attacco, complice il crescente premio per il rischio geopolitico che gli operatori di mercato hanno inCorporato nelle quotazioni. Il greggio, va ricordato, aveva toccato i massimi da sette mesi a Londra, attestandosi intorno ai 73 dollari al barile, spinso al rialzo non solo dalle prospettive di un conflitto allargato ma anche da una serie di interruzioni della produzione in Nord America e in Kazakistan, fattori questi che hanno di fatto assorbito buona parte dell’eccedenza che gli analisti avevano previsto per l’inizio dell’anno.
Lo spettro di Hormuz e la riunione d’emergenza dei produttori
A pesare in maniera determinante sulla decisione dei ministri, i quali rappresentano paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, è stata la concreta possibilità che il conflitto in atto possa estendersi fino a coinvolgere lo Stretto di Hormuz, quel passaggio obbligato nel Golfo Persico attraverso cui transita quotidianamente circa un quinto del petrolio mondiale. Un blocco, anche solo temporaneo, di quella via d’acqua strategica provocherebbe uno shock nelle forniture globali che nessun aumento programmato della produzione potrebbe facilmente arginare, e proprio per questo l’Opec+ ha preferito muoversi in anticipo, cercando di immettere sul mercato un quantitativo di greggio superiore al previsto per calmierare eventuali e ulteriori impennate. I paesi del gruppo, si legge nella nota diffusa al termine dell’incontro, hanno giustificato la scelta richiamandosi a una “prospettiva economica globale stabile” e a “fondamentali di mercato solidi”, motivazioni tecniche che però mal celano l’urgenza dettata dalla rapida escalation militare in corso e dalla risposta di Teheran, la quale ha già rivendicato azioni di rappresaglia contro basi statunitensi nella regione.
Il nodo delle scorte e la strategia di lungo termine di Riyad
L’incremento deciso, che riguarda la ripresa della cosiddetta “liquidazione” degli aggiustamenti volontari alla produzione iniziati nell’aprile del 2023, non rappresenta solo una risposta contingente alla crisi, ma si inserisce anche in una strategia di più ampio respiro voluta in particolare da Riyad. L’Arabia Saudita, che detiene la maggior parte della capacità produttiva di riserva a livello mondiale, sta spingendo da tempo per riconquistare quote di mercato cedute negli anni ai produttori statunitensi di scisto, e un prezzo del petrolio non eccessivamente alto, magari inferiore alla soglia che incentiverebbe nuovi e costosi investimenti estrattivi in Nord America, rientra pienamente in questa visione. La decisione di aumentare l’output, in questo senso, serve anche a testare la solidità della domanda globale e la tenuta dell’alleanza Opec+ stessa, in un momento in cui i membri, come hanno mostrato i fatti, sono chiamati a reagire compatti di fronte a turbolenze geopolitiche che potrebbero frammentare il fronte dei produttori. Non va dimenticato, inoltre, che Cina ha continuato ad acquistare greggio per le proprie riserve strategiche, assorbendo parte del surplus di mercato e contribuendo a creare le condizioni per una maggiore stabilità dei prezzi, una stabilità che l’aumento della produzione ora deciso mira evidentemente a preservare.




