La beffa di Istanbul: Conegliano spreca quattro match point e cede al Vakifbank nel tie-break
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Redazione Sport
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La notte europea della Antonio Carraro Prosecco DOC Conegliano si è trasformata in un amaro risveglio tra le mura gremite della Ulker Sports Arena, dove ottomiladuecento spettatori hanno assistito a una rimonta che porta già la firma indelebile di una delle semifinali più rocambolesche nella recente storia della Champions League femminile. Le pantere, uscite dal campo con il punteggio di 2-3 (25-22, 25-18, 27-29, 23-25, 11-15) contro il Vakifbank Istanbul, hanno letteralmente visto sfumare tra le dita la possibilità di difendere il titolo continentale, incappando in un crollo di concentrazione e lucidità che pochi, onestamente, avrebbero pronosticato alla vigilia. Coach Santarelli, nella cui gestione la formazione veneta aveva sempre mostrato una solidità nervosa invidiabile, si è trovato costretto a rinunciare all’infortunata Cristina Chirichella, optando per un sestetto di gala composto da Wolosz in regia, Haak opposta, Gabi e Zhu in banda, Fahr e Lubian al centro, con De Gennaro libero; e per due set interi quella squadra ha viaggiato sulla velocità della luce.
Il dominio iniziale e l’illusione del passeggio
Le prime due frazioni di gioco hanno raccontato infatti una partita a senso unico, nella quale l’impianto della corazzata italiana ha messo in seria difficoltà il sestetto guidato da Giovanni Guidetti. Il 25-22 e il 25-18 dei primi due parziali sembravano già il preludio a una finale comoda, forse persino troppo scontata per un collettivo che negli ultimi anni ha abituato il proprio pubblico a vittorie nette e senza patemi. Ma è proprio nel terzo set, il momento in cui la partita avrebbe dovuto essere chiusa senza troppi indugi, che si è materializzato il primo vero scricchiolio: le venete hanno ottenuto ben quattro match point consecutivi, nessuno dei quali è stato capitalizzato. Quei quattro palloni, uno dopo l’altro, sono finiti a terra dalla parte sbagliata della rete, regalando al Vakifbank una boccata d’ossigeno psicologica che si sarebbe rivelata letale.
La rimonta firmata Guidetti e la resa al tie-break
A questo punto, la squadra turca – allenata da quell’ex tecnico di club italiani che ha sempre dimostrato di saper leggere le partite con freddezza maniacale – ha iniziato a crederci davvero, ribaltando la sostanza del gioco con un’aggressività e una continuità in battuta che hanno spezzato la ricezione veneta. Il 29-27 del terzo set ha rappresentato il vero e proprio scivolone mentale da cui Conegliano non si è più ripresa, mentre il quarto parziale, chiuso 25-23 per le padrone di casa, ha sancito il passaggio definitivo di fiducia tra le due sponde della rete. Il tie-break, quell’ultimo atto tanto breve quanto spietato, ha visto le pantere arrancare in maniera evidente: l’11-15 finale non ha lasciato spazio a recriminazioni tecniche, perché chi spreca quattro match point consecutivi in una semifinale europea non cerca alibi, ma piuttosto un’analisi fredda di ciò che non ha funzionato nella gestione del momento decisivo.
Un’occasione storica lasciata per strada
Il dato che più pesa nella ricostruzione di questa sfida, al netto della prestazione complessiva, è che la Antonio Carraro Prosecco DOC Conegliano aveva tutte le carte in regola per portare a casa l’accesso alla finale senza dover ricorrere a prodezze. La squadra di Santarelli, va ricordato, non solo veniva da un cammino europeo praticamente impeccabile, ma si presentava anche come la detentrice del trofeo, un dettaglio che avrebbe dovuto fornire quella marcia in più nei frangenti nervosi. Invece, il Vakifbank ha concretizzato una rimonta che appariva improbabile dopo i primi due set, costruita punto su punto, senza mai disunirsi nei momenti di difficoltà. Il giudizio severo della cronaca, in questo caso, non si concentra sull’avversario – che ha meritatamente ribaltato l’inerzia – ma su come una macchina da guerra come Conegliano possa incepparsi in maniera tanto improvvisa e rovinosa.
L’addio alla terza coppa e il verdetto del campo
Con questa sconfitta, sfuma dunque per le pantere anche la possibilità di agguantare la terza coppa europea della loro storia recente, un obiettivo che il club aveva dichiaratamente messo nel mirino all’inizio della stagione. Il Vakifbank, dal canto suo, si è guadagnato l’accesso alla finale dove domani troverà la vincente dell’altra semifinale tra Scandicci e Eczacıbaşı, ma la vera notizia, per il volley italiano, è l’eliminazione di quella che molti indicavano come la principale candidata al titolo. Al di là del risultato, quello che resterà negli archivi della competizione è l’immagine di una squadra dall’alto potenziale che ha saputo perdere la bussola proprio quando contava di più, consegnando agli avversari una vittoria che sembrava scritta con un altro copione.




