Perché un cessate il fuoco in Ucraina rimane un'ipotesi remota
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Redazione Esteri
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Le trattative di pace, che si trascinano senza sostanziali progressi dal vertice di Anchorage, continuano a girare a vuoto, alimentando un'atmosfera di frustrazione e di attesa che avvolge i colloqui, come quelli recenti di Abu Dhabi. Mosca, la quale non dimostra alcuna fretta di porre fine al conflitto, avanza richieste che equivalgono a una resa incondizionata di Kiev, rendendo di fatto ogni dialogo un vicolo cieco. Le speranze di una svolta, sebbene affidate all'opera di mediatori come l'inviato Witkoff, si scontrano con la realtà di una strategia russa che potrebbe sfruttare questi stessi incontri non per trovare un accordo, ma per rinsaldare la propria posizione negoziale e guadagnare ulteriore tempo.
Le manovre diplomatiche e l'opzione militare
In questo contesto, l'atteggiamento di alcuni attori europei, definito da taluni come infantilistico, rischia di giocare a favore del Cremlino. Se il cosiddetto "teatrino" dei negoziati dovesse fallire ancora una volta, Putin avrebbe infatti l'opportunità di dimostrare ai partner dei Brics che la responsabilità non è sua, preparando così il terreno per un'ulteriore escalation. La minaccia di passare all'opzione militare, che rimane l'unico linguaggio che conta veramente in queste trattative, è sempre presente e condiziona ogni mossa al tavolo delle discussioni.
I piani che non risolvono la crisi
Nonostante si parli di un presunto piano in 28 punti dell'amministrazione Trump e di uno in 18 degli europei, questi documenti sono lungi dall'essere considerati strategie articolate e coerenti. Sebbene vengano attribuiti a menti spesso dipinte in maniera contrastante, essi appaiono piuttosto come prodotti maldestri e ingenui, incapaci di affrontare la complessità di un conflitto che ha radici profonde. Anche l'accenno a un nuovo piano in 19 punti, discusso a Ginevra e apparentemente accettato da Kiev dopo un violentissimo attacco notturno con missili e droni che causò numerose vittime, non ha trovato un riscontro positivo immediato da parte russa.
La strategia dell'ambiguità e la realtà sul campo
La posizione di Mosca rimane volutamente ambigua, riflettendo una strategia collaudata che permette a Putin di porsi come giudice inappellabile di ogni trattativa. Questa posa, mantenuta per anni, gli consente di gestire le percezioni senza impegnarsi in maniera definitiva, mentre le operazioni militari sul terreno continuano inalterate. Le dichiarazioni del portavoce, che parlano di "modeste tendenze" verso una soluzione, suonano dunque poco credibili di fronte a una realtà fatta di offensive in corso e di un fermo "niet" a qualsiasi passo indietro, una linea dura che Mosca ha mantenuto costantemente dall'inizio dell'invasione. La sensazione, purtroppo, è di assistere a un film già visto, il cui finale appare sin troppo prevedibile.




