Preapertura caccia 2026, il via in 15 Regioni tra allarmi e controlli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La preapertura caccia 2026 prende il via mercoledì 2 settembre con le prime giornate anticipate della stagione venatoria in diverse zone d’Italia, mentre ad Arezzo e provincia tornano le doppiette per il primo appuntamento dell’annata. Nella giornata inaugurale il prelievo è consentito soltanto per tre specie: storno, piccione e tortora del collare. La fase iniziale rappresenta un prologo rispetto all’apertura generale prevista per il 20 settembre, data indicata come il vero avvio della stagione venatoria. La seconda giornata di preapertura è fissata per domenica 6 settembre.

La preapertura della caccia 2026 coinvolge 15 Regioni

La stagione venatoria 2026-2027 entra quindi nella fase anticipata con un calendario che interessa complessivamente 15 Regioni nelle prime due settimane di settembre. Secondo quanto riportato dalla LIPU, le giornate di preapertura riguardano 14 specie, ma l’avvio non avviene nello stesso momento in tutte le aree coinvolte. Il 2 settembre non coincide infatti con un’unica partenza nazionale della caccia, perché le modalità e le date possono differenziarsi in base ai territori interessati.

Ad Arezzo e provincia la prima giornata anticipata segna il ritorno dei cacciatori sul territorio, con un numero di appassionati in costante flessione che si aggira sulle 8 mila unità. Per gli appassionati locali l’appuntamento di settembre è soltanto una tappa precedente rispetto alla data del 20 settembre, quando è prevista l’apertura generale della stagione venatoria. La preapertura mantiene quindi un carattere limitato sia per le specie coinvolte sia per il periodo in cui si svolge.

Fauna, incendi e confronto sulle limitazioni alla caccia

L’avvio delle giornate anticipate arriva in un contesto segnato dal confronto sulla tutela della fauna e sulle condizioni ambientali dopo caldo intenso, siccità e incendi. In Piemonte la richiesta di stop alla caccia per il 2026 è stata avanzata dal Tavolo animali e ambiente, che chiede alla Regione di sospendere la prossima stagione venatoria oppure introdurre forti limitazioni. Secondo le associazioni ambientaliste, le conseguenze dell’estate difficile hanno coinvolto non solo boschi e corsi d’acqua, ma anche la fauna selvatica.

Il tema delle specie considerate più fragili è tornato anche al centro del confronto in Consiglio regionale del Piemonte, dove si discute delle possibili misure da adottare. Le richieste di intervento si inseriscono nel dibattito sulla gestione della caccia in presenza di condizioni ambientali ritenute critiche dalle associazioni che chiedono maggiore attenzione per gli equilibri naturali.

Dal fronte dei cacciatori sardi arriva invece una posizione incentrata sul ruolo svolto durante tutto l’anno nella conoscenza e nel presidio del territorio. I cacciatori dichiarano di non essere indifferenti alla tutela dell’ambiente e della fauna, sottolineando di frequentare le aree interessate e di aver messo a disposizione tempo e mezzi anche nell’ambito della campagna antincendio. Secondo quanto riferito, il contributo ha riguardato il presidio del territorio e la segnalazione tempestiva di eventuali principi d’incendio.

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