Pirlo ct, il nodo Fonbet congela la nomina. Malagò valuta l'impatto politico
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Redazione Sport
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La trattativa che avrebbe dovuto portare Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale italiana, dopo il rifiuto di Pep Guardiola, si è trasformata in un caso politico che tiene in bilico la scelta del nuovo commissario tecnico.
Mentre il presidente della Figc Giovanni Malagò chiede di visionare il contratto che lega l'ex regista alla società di scommesse russa Fonbet, l'opposizione trasversale del mondo politico mette in discussione l'opportunità di affidare la guida degli Azzurri a un tecnico che, da ottobre 2025, ricopre il ruolo di global ambassador per un'azienda considerata vicina al regime di Vladimir Putin.
Il nodo, più che normativo, è squisitamente politico e valuta l'immagine di un'Italia schierata con l'Ucraina che viene rappresentata da un uomo che ha prestato il proprio volto a un'iniziativa di propaganda russa.
Fonbet e il legame con Lomakin: la natura dell'accordo
Andrea Pirlo è global ambassador di Fonbet, il principale bookmaker russo, un incarico che l'allenatore ha accettato nell'ottobre 2025, quando già guidava lo United FC di Dubai, club di proprietà dell'oligarca Sergey Lomakin. Proprio Lomakin, che è anche azionista della società di scommesse, avrebbe voluto sfruttare il fascino mediatico del campione del mondo 2006 per promuovere il proprio marchio e lo sport russo, organizzando eventi come il Football Day a Mosca, cui Pirlo ha partecipato insieme ad altri ex calciatori come Marco Materazzi.
Secondo quanto ricostruito, l'accordo di sponsorizzazione sarebbe strettamente legato al contratto da allenatore dello United FC: una volta risolto il rapporto con il club emiratino, Pirlo si libererebbe automaticamente anche dall'impegno con Fonbet, senza il pagamento di penali. I legali del tecnico si sono affrettati a chiarire questo aspetto, ma Giovanni Malagò, che già ieri aveva incassato le prime notizie non incoraggianti sulla vicenda, ha chiesto di vedere il contratto per accertarsi che non si tratti di un accordo personale.
Se così fosse, la nomina potrebbe addirittura saltare e la Figc sarebbe costretta a cercare un altro profilo.
Le reazioni politiche: da Calenda a Picierno, un fronte trasversale
Le critiche alla possibile nomina di Pirlo sono arrivate da tutto lo schieramento politico, con toni particolarmente duri. Carlo Calenda, leader di Azione, ha dichiarato che «chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali».
Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha invece definito la scelta di Pirlo «un grave errore» e «il piano Z del calcio italiano», sottolineando come il tecnico abbia prestato «liberamente e ripetutamente il proprio prestigio a un'operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l'Ucraina veniva bombardata».
Perplessità sono state espresse anche da Mauro Berruto, responsabile Sport del Partito democratico, che ha auspicato che Pirlo «risolva questo imbarazzo» come primo atto del suo eventuale mandato, e da Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa, secondo cui «un personaggio pubblico della levatura di Andrea Pirlo dovrebbe riflettere sul significato pubblico di scelte private e di affari». Ignazio La Russa, presidente del Senato e tifoso dell'Inter, si è limitato a un secco «che Dio ce la mandi buona», pur riconoscendo che Pirlo è stato un grande campione.
Il precedente Lippi e il caso dei figli procuratori
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge anche un'altra vicenda, che richiama alla mente il precedente del 2016, quando Marcello Lippi fu costretto a rinunciare al ruolo di direttore tecnico della Nazionale a causa dell'attività di procuratore sportivo svolta dal figlio Davide. Oggi, una questione analoga riguarda i figli di Pirlo e del neo direttore tecnico azzurro Paolo Maldini. Nicolò Pirlo, primogenito dell'ex centrocampista, lavora come intermediario e scout per l'agenzia Gersh Sports, mentre Christian Maldini collabora con la GR Sports di Giuseppe Riso.
La normativa Figc vieta conflitti d'interesse tra incarichi federali e attività di agenti sportivi, ma i due giovani non sono ancora iscritti all'albo dei procuratori, limitandosi a ruoli di collaboratori. Un elemento che, sebbene meno pressante del caso Fonbet, aggiunge un ulteriore tassello di complessità a una nomina che, per il presidente Malagò, sta diventando sempre più difficile da gestire.
La giornata decisiva e il peso di una scelta istituzionale
La giornata di domenica 26 luglio si preannuncia decisiva per il futuro della panchina azzurra. Pirlo, attualmente in ritiro con lo United FC in Austria, attende di conoscere le sue sorti mentre la Figc, attraverso i propri legali, sta studiando la clausola sui diritti d'immagine che lo lega a Fonbet.
L'allenatore si è già detto disposto a pagare di tasca propria la clausola che gli consentirà di liberarsi dal contratto con il club di Dubai, ma la decisione finale spetta a Malagò, che dovrà valutare se l'imbarazzo politico e istituzionale generato da questa vicenda sia troppo grande per procedere con la nomina.
La scelta di Pirlo, fortemente voluta da Maldini e Leonardo, rischia di trasformarsi in un boomerang per una Federazione che, dopo l'ennesima mancata qualificazione ai Mondiali, aveva bisogno di un nuovo inizio e invece si ritrova a fare i conti con un caso internazionale che mette in discussione l'opportunità stessa di affidare la guida della Nazionale a uno dei suoi simboli più amati.
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