Trump sospende le sanzioni alla Russia, Kiev senza missili Patriot
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Redazione Interno
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Donald Trump ha sospeso un ampio pacchetto di nuove sanzioni contro la Russia, firmando il 16 ottobre un ordine esecutivo che blocca l'applicazione delle misure approvate dal Congresso americano. Il presidente degli Stati Uniti ha giustificato la decisione con ragioni di interesse nazionale, intervenendo pochi giorni prima dell'entrata in vigore delle restrizioni. Il provvedimento arriva mentre l'Ucraina affronta una grave carenza di missili intercettori Patriot, indispensabili per contrastare gli attacchi balistici russi, e Washington cerca di rilanciare i negoziati con Mosca attraverso nuove concessioni economiche.
Le sanzioni sospese e l'accordo sul diesel russo
La decisione della Casa Bianca riguarda il Lindsey Graham Act, una legge promulgata il 18 settembre per aumentare la pressione economica sul Cremlino. Il testo prevedeva pesanti dazi sulle merci russe e tariffe aggiuntive per i principali Paesi acquirenti di petrolio e gas provenienti dalla Federazione. L'ordine presidenziale utilizza una clausola che consente deroghe alle restrizioni, previa comunicazione al Congresso. Le misure già precedentemente in vigore non vengono automaticamente cancellate. La sospensione ha provocato critiche tra parlamentari democratici e repubblicani, preoccupati che l'allentamento della pressione finanziaria possa favorire la prosecuzione dell'offensiva militare ordinata da Vladimir Putin.
La scelta americana segue l'intesa commerciale che permette alla Russia di esportare oltre 2,25 milioni di barili di diesel verso i mercati statunitensi e internazionali. L'amministrazione considera l'operazione uno strumento per contenere i prezzi dei carburanti, aumentati anche a causa della guerra con l'Iran, e per incoraggiare il governo russo a tornare al tavolo diplomatico. Secondo Reuters, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner hanno illustrato questa strategia ai rappresentanti ucraini durante gli incontri di Miami. I due negoziatori hanno spiegato che l'apertura economica potrebbe contribuire ad ammorbidire la posizione del Cremlino, senza ottenere però un impegno concreto alla cessazione delle ostilità.
Zelensky critica Washington e difende i negoziati
Volodymyr Zelensky ha espresso contrarietà alla sospensione delle misure punitive, invitando i sostenitori dell'Ucraina a difendere gli strumenti economici destinati a limitare le risorse russe. Il presidente ucraino ha criticato la rinuncia americana a utilizzare una legge che avrebbe potuto esercitare una pressione più incisiva sul governo di Mosca. Allo stesso tempo, ha ribadito la disponibilità di Kiev a partecipare a trattative di pace in qualsiasi sede e formato, riconoscendo il possibile ruolo della mediazione statunitense. La posizione ucraina distingue quindi il giudizio sulle concessioni commerciali dalla partecipazione agli incontri diplomatici.
Un altro punto di contrasto riguarda gli attacchi contro le raffinerie russe. Washington ha chiesto alle autorità ucraine di interrompere queste operazioni, considerate un ostacolo alla ripresa del dialogo con Putin. Durante i colloqui in Florida, tuttavia, gli emissari americani non hanno minacciato esplicitamente di interrompere l'assistenza militare e di intelligence in caso di rifiuto. Sul piano territoriale, Kiev ha dichiarato di non essere disposta a cedere ulteriori aree occupate, pur considerando il congelamento delle operazioni lungo le attuali linee del fronte una possibile base negoziale. Da parte russa, una fonte vicina al Cremlino ha indicato il controllo della porzione ancora non conquistata del Donbas come condizione per un ritorno alle trattative.
Difesa aerea ucraina in difficoltà per la carenza di intercettori
La crisi diplomatica coincide con un deterioramento delle capacità di difesa antiaerea ucraine. Secondo funzionari citati dal Washington Post, il 7 ottobre erano disponibili appena dieci missili Patriot, successivamente impiegati per fronteggiare i bombardamenti. Una fonte ha parlato di pochissimi intercettori ancora utilizzabili, mentre un'altra ha descritto scorte completamente esaurite. La CNN ha raccolto una testimonianza secondo cui la mancanza di munizioni avrebbe impedito di abbattere quasi tutti i missili balistici impiegati in un recente attacco. Le informazioni provengono da fonti anonime e non costituiscono un inventario ufficiale degli arsenali ucraini.
I sistemi di fabbricazione americana sono particolarmente importanti perché possono intercettare ordigni balistici contro i quali altri apparati utilizzati dall'esercito ucraino hanno capacità limitate. La produzione e le scorte internazionali sono sottoposte a una forte pressione anche per l'impiego di queste armi in Medio Oriente. Durante il primo mese della guerra con l'Iran, le forze statunitensi hanno utilizzato oltre mille intercettori Patriot e THAAD. Ogni batteria Patriot, comprendente lanciatori e radar, può costare circa un miliardo di dollari, mentre il prezzo di un singolo missile supera in alcuni casi i quattro milioni.
La scarsità di armamenti coinvolge direttamente anche gli alleati europei, chiamati a contribuire alle forniture per proteggere le infrastrutture energetiche ucraine. Nel corso del vertice europeo di Bruxelles, Zelensky ha richiesto ulteriori 70 miliardi di euro per sostenere la difesa del Paese nel 2027. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa hanno ribadito il sostegno dell'Unione a Kiev. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha segnalato un ampio consenso sulla prosecuzione degli aiuti, pur in presenza di divergenze sulle risorse da destinare agli interventi.
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