Al via il G7 a Evian tra dossier di crisi e l’ombra lunga delle guerre
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Redazione Esteri
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È iniziato nel tardo pomeriggio di oggi, 15 giugno, il vertice del G7 che si svolge a Evian, cittadina francese affacciata sul lembo francese del lago Lemano la cui ultima volta che aveva ospitato l’evento risaliva ormai al lontano 2003. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo l’incontro mattutino a Villa Pamphilj con la sua omologa giapponese Sanae Takaichi, si è trasferita da Roma verso la località transalpina dove prenderà parte al suo quarto summit dei grandi sette.
L’intera area, presidiata da un imponente dispositivo di sicurezza che conta circa sedicimila poliziotti, è blindata per garantire lo svolgimento dell’incontro che durerà fino al prossimo 17 giugno. Le due guerre in corso, quella in Ucraina – alla quale parteciperà anche il presidente Volodymyr Zelensky – e la crisi in Medio Oriente, faranno da padrone nei discorsi dei leader, complice l’accordo raggiunto nelle ultime ore tra Stati Uniti e Iran che ha aperto spiragli per una tregua.
L’agenda di Palazzo Chigi e l’arrivo di Trump
La premier Meloni, arrivata alle 17:45, porta all’attenzione del tavolo le priorità italiane relative alla stabilità del Mediterraneo allargato, alla sicurezza energetica – particolarmente scottante dopo le tensioni nello Stretto di Hormuz – e alla gestione dei flussi migratori, tema sul quale l’Italia intende mantenere alta l’attenzione sull’agenda internazionale. Dopo un periodo di reciproche diffidenze, l’asse con Parigi sembra però tentare una timida distensione.
Sebbene i due leader non abbiano un bilaterale ufficiale in agenda in questa sede, l’Eliseo ha ufficializzato un vertice italo-francese per il prossimo 25 giugno ad Antibes, un segnale che suggerisce il superamento delle recenti ruggini sui dossier ucraino e africano che avevano caratterizzato i mesi precedenti.
Un’attenzione particolare è rivolta alla delegazione a stelle e strisce, con Donald Trump – confermato al vertice dopo giorni di indiscrezioni – atterrato nel pomeriggio (le 16:45) e pronto ad avere una serie di incontri bilaterali con i leader di Francia, Egitto, India, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La sua presenza, in qualità di presidente degli Stati Uniti ormai da oltre un anno, è particolarmente attesa per capire le sorti del nuovo assetto mediorientale dopo l’intesa con Teheran.
Medio Oriente e Ucraina al centro del mirino
Il focus della prima giornata di lavoro, prevista per domani 16 giugno, sarà suddiviso tra la sicurezza europea e quella del Golfo. Per quanto riguarda l’Ucraina, l’incontro vedrà la partecipazione di Zelensky in una sessione dedicata alla resilienza di Kiev e alla discussione sui sistemi di garanzia della sicurezza, un tema delicato considerando le diverse visioni tra gli alleati europei e l’amministrazione Trump. Sul fronte mediorientale, dopo gli attacchi recenti e lo sviluppo della guerra in Iran, la discussione si concentrerà sulle conseguenze dell’accordo negoziato.
Un tema chiave sarà la libertà di navigazione nel Golfo e la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio obbligato per il traffico petrolifero globale che era stato minato. Fonti diplomatiche riferiscono che Regno Unito e Francia si sono già detti disponibili a partecipare alle operazioni di sminamento delle acque, sebbene lo stesso presidente Trump avesse inizialmente dichiarato di non aver bisogno di aiuti esterni per questa missione.
Le diplomazie presenti al tavolo cercheranno di mediare per formalizzare un impegno congiunto, anche alla luce della previsione di una firma formale dell’intesa Usa-Iran prevista per venerdì 19 in Svizzera.
Le proteste a Ginevra e le sfide tecnologiche
Mentre i capi di Stato si riuniscono nelle sale del resort, a pochi chilometri di distanza, a Ginevra, la tensione è palpabile. Una manifestazione di vastissime proporzioni, organizzata dalla coalizione "No G7", si è svolta nel pomeriggio di domenica 14 giugno, degenerando in scontri al termine di una protesta che inizialmente era stata pacifica.
Le forze dell’ordine svizzere hanno risposto all’ondata di violenza – che ha visto l’incendio di un’automobile e la rottura di vetrine di negozi e sedi di organizzazioni internazionali – facendo ricorso a lacrimogeni e cannoni ad acqua, isolando un gruppo di manifestanti violenti dal resto dei dimostranti. Circa ventimila persone, secondo le stime della polizia, hanno sfilato contro quella che i comitati definiscono una "istituzione illegittima" che decide a favore di una minoranza privilegiata.
Oltre ai dossier caldi di geopolitica, il summit dedicherà ampio spazio alle nuove tecnologie: mercoledì 17 giugno è in programma un incontro con i big del settore dell’intelligenza artificiale. Leader come Sam Altman (OpenAI) e Demis Hassabis (Google DeepMind) incontreranno i rappresentanti dei sette grandi per discutere di regolamentazione globale, protezione dei minori online e della necessità di colmare il divario infrastrutturale che vede gli Stati Uniti dominare il settore (quasi l’80% degli investimenti) mentre l’Europa cerca di recuperare terreno.




