Un altro drone russo abbattuto dagli F16 Nato in Romania: è il secondo in 48 ore
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Redazione Esteri
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Per la seconda volta nel giro di poche ore, i caccia della Nato sono stati costretti a intervenire nei cieli della Romania per neutralizzare un drone non identificato che aveva violato lo spazio aereo nazionale. L'incursione è avvenuta nella mattinata di sabato 25 luglio, nella regione del Delta del Danubio, un'area particolarmente sensibile per la sua vicinanza al confine con l'Ucraina e al teatro del conflitto che da oltre due anni insanguina l'Europa orientale.
L'abbattimento, portato a termine da un velivolo F‑16 dell'Alleanza atlantica, rappresenta il secondo episodio di questo tipo in meno di quarantotto ore, segnando un'escalation nelle misure di difesa aerea adottate da Bucarest e dai suoi alleati per proteggere l'integrità territoriale.
La dinamica dell'intercettazione e l'operazione militare
Secondo le ricostruzioni ufficiali diffuse dal ministero della Difesa romeno, i radar nazionali avevano rilevato la presenza del velivolo senza pilota intorno alle 8:30, mentre si muoveva in prossimità dello spazio aereo rumeno. Il drone è stato successivamente intercettato da un caccia F‑16, che lo ha abbattuto a circa dieci chilometri a ovest del villaggio di Sfântu Gheorghe, nella parte orientale del Paese.
Il presidente rumeno Nicușor Dan ha confermato personalmente l'accaduto, specificando che l'operazione si è resa necessaria per contrastare una violazione che le autorità hanno giudicato come una minaccia concreta alla sicurezza nazionale. Già nella giornata di venerdì 24 luglio, un altro drone era stato individuato dai radar sopra il Mar Nero, intorno alle 9:40, e successivamente neutralizzato grazie al decollo di due F‑16 romeni e due Eurofighter italiani, che hanno ricevuto l'autorizzazione a eliminare il bersaglio non appena questo ha varcato i confini della Romania.
Il contesto del conflitto ucraino e le implicazioni per la sicurezza
Questi episodi, che rappresentano i primi abbattimenti di droni ostili nello spazio aereo rumeno dall'inizio della guerra tra Russia e Ucraina, si inseriscono in un quadro di crescente tensione lungo il fianco orientale della Nato. La regione del Delta del Danubio, caratterizzata da un territorio paludoso e da una posizione strategica, è da tempo sotto osservazione per il passaggio di mezzi aerei non identificati, molti dei quali riconducibili alle operazioni militari russe condotte contro le infrastrutture ucraine.
Nelle ultime ore, del resto, il conflitto ha registrato una nuova drammatica accelerazione con attacchi che hanno colpito la regione russa di Kirov, provocando vittime e feriti tra la popolazione civile, a dimostrazione di come le ostilità continuino a riversarsi ben oltre i confini ucraini.
La reazione della Nato e il rafforzamento della difesa aerea
La pronta reazione dei caccia dell'Alleanza, con il coinvolgimento di velivoli sia rumeni che italiani, testimonia l'elevato stato di allerta mantenuto dalle forze aeree dislocate nella regione, chiamate a gestire un numero crescente di incursioni che mettono alla prova i sistemi di sorveglianza e intercettazione. Le autorità di Bucarest, attraverso un comunicato ufficiale, hanno sottolineato che i radar hanno monitorato costantemente la traiettoria dei droni, attivando le procedure standard per la protezione dello spazio aereo nazionale.
L'operazione, condotta con tempestività e precisione, non ha provocato danni a persone o cose al suolo, ma ha evidenziato la necessità di mantenere un presidio militare robusto in un'area dove il rischio di incidenti o di provocazioni resta altissimo. Nel frattempo, la popolazione locale è stata informata attraverso i canali istituzionali, mentre gli analisti internazionali osservano con attenzione l'evoluzione di questi eventi, che potrebbero segnare un ulteriore inasprimento delle misure di difesa collettiva adottate dai Paesi membri della Nato.
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