Usa pronti a riconoscere la Crimea come russa: "Parte di un accordo di pace"
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Redazione Esteri
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Gli Stati Uniti, secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg e confermate da fonti vicine ai negoziati, sarebbero disposti ad accettare il controllo russo sulla Crimea pur di raggiungere un accordo di pace tra Mosca e Kiev. Una posizione che, sebbene non ufficializzata, segnerebbe una svolta significativa nella strategia americana, finora basata sul sostegno incondizionato all’Ucraina. L’ipotesi, avanzata in via confidenziale, rientrerebbe in un piano più ampio che prevede concessioni territoriali da parte di Kiev, anche se non tutte quelle richieste dal Cremlino.
A confermare questa linea è stato Kurt Witkoff, inviato speciale di Donald Trump, il quale ha dichiarato che "la Russia potrebbe ottenere alcune delle cinque regioni", senza però specificare quali. Le sue parole, pronunciate in tono ottimista, lasciano intendere che Mosca sarebbe pronta a chiudere un accordo, purché le vengano garantite almeno parte delle aree contese. Non è escluso, inoltre, che dopo la missione di Witkoff possa avvenire una telefonata diretta tra Trump e Vladimir Putin, ulteriore segnale di un possibile disgelo.
Intanto, però, le oscillazioni della diplomazia americana – tra aperture al dialogo e minacce di abbandonare i negoziati – suscitano scetticismo. Come ha sottolineato l’arcivescovo Paolo Pezzi, della diocesi della Madre di Dio a Mosca, "i potenti della terra parlano, parlano, ma poi la realtà è che questa pace non la vogliono". Un commento che riflette l’amarezza di chi, dopo oltre due anni di conflitto, vede ancora una soluzione lontana.
D’altronde, la stessa amministrazione Trump, che in campagna elettorale aveva promesso di fermare la guerra "nelle prime 24 ore", sembra ora adottare un approccio più pragmatico, se non cinico. La posizione attuale, riassumibile nello slogan "pace o lasciamo", segna un netto distacco dalla retorica iniziale, spostando l’onere della trattativa sull’Ucraina e sull’Europa. Marco Rubio, senatore repubblicano, ha già fatto capire che, in caso di stallo, gli Usa potrebbero "scaricare Kiev all’Ue", riducendo così il proprio coinvolgimento.




