La Cina risponde all’embargo USA e dona cinquemila sistemi fotovoltaici a Cuba

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vita a Cuba, è noto, resta avvolta in una cappa di precarietà che sembra non dare tregua, e la situazione energetica, in particolare, è diventata il simbolo più evidente di un isolamento che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha reso ancora più asfissiante. Il presidente americano, del resto, ha ripreso a minacciare l’isola con un linguaggio che non lascia spazio a interpretazioni, annunciando un «grande cambiamento» all’orizzonte e, con una frase destinata a far discutere, la fine dell’esperienza socialista «così come la conosciamo». Una pressione che si traduce, nei fatti, in una stretta senza precedenti sull’approvvigionamento di petrolio, una mossa, questa, che mira a minare alla base la continuità dei servizi essenziali e, di conseguenza, la tutela dei diritti più basilari della popolazione.

In questo quadro di progressivo soffocamento economico, dove la popolazione – pur rigettando fermamente l’ipotesi di un intervento straniero e guardando con speranza al superamento della crisi, non senza sollevare critiche anche aspre verso la gestione del governo dell’Avana – si trova a fare i conti con blackout sempre più lunghi e una cronica carenza di carburante, arriva un segnale tangibile di solidarietà internazionale. È la Cina, infatti, a rispondere all’embargo USA con un gesto concreto che ha il sapore di una sfida geopolitica, donando cinquemila sistemi fotovoltaici. Pannelli solari e batterie, dunque, come strumento per provare a contrastare la morsa energetica imposta dagli Stati Uniti e garantire quella che gli stessi media cubani, come riportato dal sito "Cubadebate", hanno definito una vera e propria "sopravvivenza energetica".

L’assedio di Trump e la risposta cinese tra interessi globali e solidarietà concreta

Va detto, con onestà, che in un momento storico così complesso, segnato dall’inasprirsi del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, il dossier cubano non rappresenta certo la priorità assoluta nell'agenda di Pechino. Tuttavia, sarebbe miope non vedere come Pechino segua con attenzione – e con un interesse che è anche strategico – le mosse di Washington in America Latina e nei Caraibi, sostenendo, almeno idealmente, le cause dei propri partner storici nella regione. La decisione di donare questi sistemi fotovoltaici, quindi, si inserisce in un disegno più ampio di presenza e influenza, offrendo a Cuba un'ancora di salvezza proprio mentre l'amministrazione Trump stringe ulteriormente i rubinetti del petrolio diretto all'isola.

Questa iniziativa cinese, del resto, non arriva in un vuoto di reazioni. Mentre a livello internazionale si moltiplicano gli appelli, anche in Italia la società civile si sta mobilitando. Potere al Popolo, per esempio, ha lanciato una raccolta di medicinali destinati all'isola, aprendo la Casa del Popolo per raccogliere farmaci che verranno consegnati direttamente alla popolazione. «Soffocato dalle sanzioni omicide degli Usa, il popolo cubano sta vivendo una crisi umanitaria e ha bisogno di noi», si legge nell'appello dell'organizzazione, che sottolinea come buona parte del paese viva ormai senza elettricità e come i rifornimenti siano drasticamente ridotti, anche perché agli alleati degli Stati Uniti, minacciati da Trump con l'aumento dei dazi, è fatto divieto di commerciare con L'Avana.

Blackout e proteste: il malcontento popolare tra la carenza di corrente e le difficoltà quotidiane

Sull'isola, intanto, la vita quotidiana è diventata un'odissea. A L'Avana e a Matanzas, come in molte altre province, i blackout prolungati non sono più un'eccezione ma una tragica consuetudine, e la carenza di petrolio sta mettendo in ginocchio non solo l'economia ma anche servizi essenziali come la sanità e l'approvvigionamento idrico. Questa situazione di stallo ha riacceso la fiamma della protesta nelle strade, con manifestazioni che, in alcuni casi, hanno visto i partecipanti inveire contro il governo con slogan duri, come quel «Abbasso il comunismo» che riecheggia pericolosamente per le autorità. Donald Trump, forte di queste immagini e della pressione che sta esercitando, non perde occasione per ribadire che il sistema comunista dell'isola sarebbe ormai prossimo al collasso, alimentando un clima di incertezza che pesa come un macigno sul futuro dei cubani.

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