Il Torino ferma l’Inter sul 2-2, Biasin: “Nerazzurri in vacanza dopo il doppio vantaggio”
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Redazione Sport
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C’era chi, al fischio finale di Torino-Inter, si aspettava un’esultanza convulsa o, al contrario, il silenzio di chi ha sciupato un’occasione. Invece, nello studio di “Pressing”, Fabrizio Biasin ha scelto un’analisi gelida, quasi clinica, per descrivere quel pareggio che sa di rimpianto solo a metà. “Da una parte si è svegliato molto bene il Torino – ha commentato il giornalista – e ha giocato un buon calcio, dall’altra parte mi sembra che l’Inter dopo il due a zero sia andata in vacanza, ha stabilito che la partita era finita e in realtà non era finita”. Parole pesanti, se si considera che i nerazzurri viaggiavano verso un successo che avrebbe potuto rappresentare un passo decisivo, e invece si sono ritrovati a gestire un’emergenza nell’ultima mezz’ora. La sensazione, insomma, è quella di una squadra che ha smesso di lottare convinta di aver già incassato i tre punti, salvo poi dover fare i conti con la reazione granata.
La rimonta del Toro e lo “spirito” ritrovato da D’Aversa
Non era facile, per il Torino, rialzarsi dopo lo scialbo pari contro la Cremonese – una partita che aveva lasciato l’amaro in bocca ai tifosi – né tantomeno lo era affrontare la capolista con un arsenale offensivo ridotto all’osso. Eppure Roberto D’Aversa, che nelle ultime settimane aveva subito critiche per l’approccio troppo prudente, ha azzeccato le mosse a gara in corso: l’ingresso di Njie sulla fascia esterna, al posto di Lazaro quando il risultato era ancora sullo 0-1, ha cambiato ritmo e geometrie. Il tecnico, va detto, è stato ripagato dalla ribellione dei suoi, i quali – davanti a uno stadio per metà invaso dai sostenitori interisti – non hanno accettato di fare da vittime sacrificali. Quella mezz’ora di furore, di recuperi aggressivi e di ripartenze veloci, ha restituito al pubblico granata un’identità che sembrava smarrita: lo stesso “spirito Toro” che D’Aversa aveva promesso di risvegliare, e che per un tempo intero era rimasto sopito.
L’Inter, la paura di vincere e un arbitraggio discusso
Dall’altra parte, però, il rammarico più grande è probabilmente psicologico più che tecnico. Per un’ora intera – segno che forse il caldo afoso o forse la rassicurante classifica hanno giocato un brutto scherzo – l’Inter ha disputato una partita da allenamento estivo: cinque falli complessivi, nessun ammonito, possesso palla senza affanno né cattiveria. Una volta ottenuto il 2-0 (con Thuram e poi il raddoppio nella ripresa), i nerazzurri hanno inconsciamente alzato bandiera bianca, concedendosi quella che Biasin non esita a definire “una piccola vacanza”. Ne è uscito un punticino che, per usare le parole dello stesso opinionista, “non sposta molto”: mancano ancora tre punti da prendere in quattro giornate, e il margine sulla seconda resta tale da non far considerare questa sera come una serata di rovina. Resta però il retroscena arbitrale, perché a dirigere l’incontro era Mariani, lo stesso fischietto che tornava a incrociare l’Inter dopo il discusso Napoli del 25 ottobre – quella partita in cui un rigore concesso a Conte scatenò polemiche infinite e, incidentalmente, due infortunati illustri come De Bruyne e Mkhitaryan. Nessun episodio clamoroso stavolta, ma la presenza di un precedente così carico non ha certo alleggerito la tensione.
Salvezza aritmetica e derby in vista: il Torino ora può sognare
Con questo 2-2, il Torino ha strappato la salvezza matematica, un traguardo tutt’altro che scontato se si ripercorrono le difficoltà della prima parte di stagione. I granata, adesso, possono guardare alle ultime giornate con una leggerezza diversa, senza il macigno della retrocessione sulle spalle. E in questo contesto, l’unica vera soddisfazione – come sottolineato anche da più voci nell’ambiente – sarebbe vincere il derby contro la Juventus. Per l’Inter, invece, la questione è più sottile: domenica arriva il Parma, e basterà una vittoria per trasformare il verdetto dello scudetto in aritmetica. Niente è compromesso, ma quella mezz’ora di vacanza concessa al Torino potrebbe rappresentare un campanello d’allarme. O forse solo una domenica storta, di quelle che capitano quando la concentrazione sceglie di prendersi un giorno di ferie prima del tempo.




