È morto Jacopo Camagni, il tratto che univa Bologna, la Marvel e il fantasy

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il primo marzo, un intervento chirurgico al cuore, praticato a Roma dove risiedeva da tempo, ha innescato complicazioni irreversibili, spegnendo all’età di quarantotto anni la matita di Jacopo Camagni, disegnatore bolognese tra i più apprezzati e versatili del panorama internazionale. La notizia, diffusa nelle ore successive, ha attraversato l’Atlantico e il Giappone con la stessa naturalezza con cui il suo tratto sapeva passare dai supereroi Marvel ai manga, dalle atmosfere cupe di Dylan Dog all’urban fantasy di propria creazione. Nato il ventuno dicembre millenovecentosettantasette, Camagni aveva esordito giovanissimo, nel millenovecentonovantotto, con un’impresa che già ne delineava lo sguardo globale: una graphic novel originale dedicata a Lupin III, realizzata sotto la supervisione nientemeno che del suo creatore, Monkey Punch, un’autentica bottega artigiana per un apprendista che voleva misurarsi con l’iconografia giapponese.

Fu però la “Casa delle Idee” a consacrarlo definitivamente, dopo la vittoria del concorso ChesterQuest al New York Comic Con del duemilaotto, un trampolino di lancio che lo portò a collaborare stabilmente con la Marvel Comics per oltre un decennio. In quel crogiolo di storie e personaggi, Camagni prestò il suo segno dinamico ed espressivo a eroi del calibro di Deadpool, Occhio di Falco, gli X-Men e Captain Marvel, fino a confrontarsi con la galassia lontana di Star Wars disegnando le avventure di Kanan Jarrus. Fino agli ultimi mesi, la sua collaborazione con la major era proseguita con la serie *Generation X-23*, scritta da Jody Houser, a testimonianza di un’integrazione completa e riconosciuta in un mercato, quello americano, spesso impermeabile agli autori europei.

Il sodalizio con Bucci e il lascito di Nomen Omen

Eppure, l’eredità più personale e profonda del suo lavoro risiede probabilmente nel sodalizio artistico e umano con lo sceneggiatore Marco B. Bucci, un’intesa nata nei primi anni duemila all’interno dello Studio Droni e cresciuta fino a generare un universo narrativo autonomo e potente. Insieme, i due hanno rivoluzionato la percezione del fantasy italiano con Nomen Omen, serie pubblicata da Panini Comics a partire dal duemiladiciassette e successivamente esportata negli Stati Uniti da Image Comics, un’opera che intrecciava magia, identità e contemporaneità nel tessuto pulsante di una New York metafisica, capace di parlare a un pubblico nuovo e trasversale. Il successo del progetto, proseguito poi con Arcadia, dimostrava come si potesse costruire una poetica originale al di fuori dei circuiti mainstream, senza per questo rinunciare a un respiro internazionale.

Il dolore della Sergio Bonelli Editore

Il forte legame con l’Italia non si era mai spezzato, e la Sergio Bonelli Editore, per cui aveva lavorato a più riprese, lo ha salutato con le parole commosse del direttore editoriale Michele Masiero, che ne ha tratteggiato il ritratto di un professionista meticoloso e innamorato del proprio mestiere, capace di riversare sé stesso in ogni tavola, fosse essa una storia di Dylan Dog su testi di Paola Barbato o la serie Simulacri, anch’essa creata con Bucci. Un’anima gentile e un talento immenso, lo ha definito Masiero, ricordando quella pignoleria quasi maniacale che spingeva Camagni a ricercare la perfezione in ogni dettaglio, consapevole che il suo lavoro parlava di lui e doveva per questo essere il più possibile compiuto. La sua Bologna, la città dove aveva frequentato il Liceo Artistico Arcangeli e mosso i primi passi con i Kappa Boys, perde uno dei figli migliori della sua instancabile fucina di talenti.

L’impegno per i diritti e l’addio di Panini

Al di là della tecnica, che padroneggiava con rara disinvoltura passando dal tratto analogico a quello digitale senza tradire mai la fisicità della carta, Jacopo Camagni era anche un attivista convinto e orgoglioso della propria identità, un aspetto che non aveva mai separato dalla sua arte, come dimostra la partecipazione a progetti come Marvel‘s Voices: Pride o le sue cover per Star Wars: Bounty Hunters in occasione del Pride. Panini Comics, che lo aveva pubblicato per anni, lo ha ricordato con un messaggio struggente affidato al direttore Marco Marcello Lupoi: alcune giornate, si legge, ti insegnano le verità più profonde mentre ti sbranano il cuore, augurandogli di volare oltre la vita, nello spazio tra i mondi dove continuano a vivere gli eroi, gli sciamani e i sognatori, quelli che lui stesso aveva disegnato e in cui, forse, aveva sempre creduto.

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