È morto Jacopo Camagni, il fumettista italiano che aveva conquistato la Marvel
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo del fumetto, quello vero fatto di china e matita, si è fermato il primo marzo, quando la notizia della scomparsa di Jacopo Camagni ha cominciato a diffondersi, e a lasciare tutti, colleghi e lettori, con un senso di vuoto difficile da colmare. Il disegnatore bolognese, che di anni ne aveva compiuti quarantotto lo scorso dicembre, non ce l’ha fatta a superare le complicanze sopraggiunte dopo un delicato intervento chirurgico al cuore. La sua carriera, iniziata quasi per gioco alla fine degli anni Novanta, lo aveva portato a diventare una delle firme italiane più stimate e riconoscibili oltreoceano, un percorso che pochi riescono a tracciare con la sua stessa determinazione e, va detto, con il suo innegabile talento.
Dall’esordio con Lupin III alla consacrazione nella “Casa delle Idee”
Il suo esordio, nel 1998, fu già di quelli che lasciano il segno: una graphic novel originale dedicata a Lupin III, realizzata sotto l’attenta supervisione nientemeno che di Monkey Punch, il creatore del personaggio. Un battesimo professionale che gli spalancò le porte, ma fu nel 2008 che la sua carriera compì il vero salto, attraversando l’oceano per approdare nella cosiddetta “Casa delle Idee”. Vinse, infatti, il contest “ChesterQuest” organizzato dalla Marvel durante il New York Comic Con, e da lì fu un susseguirsi di collaborazioni prestigiose: mise la sua matita al servizio di Deadpool, ne disegnò le folli avventure, e poi passò agli X-Men, a Occhio di Falco, a Capitan Marvel, senza dimenticare l’incursione nell’universo di Star Wars con la serie dedicata a Kanan Jarrus. Fino agli ultimi mesi, quando era tornato a confrontarsi con i mutanti della Marvel in *Generation X-23*, una serie lanciata negli Stati Uniti a inizio anno su testi di Jody Houser.
Il sodalizio artistico con Marco B. Bucci e il ritorno alle origini italiane
Eppure, nonostante il richiamo dei grandi nomi e delle produzioni seriali americane, Camagni non aveva mai reciso il cordone ombelicale con l’Italia, anzi. Insieme allo sceneggiatore Marco B. Bucci, con cui condivideva un’intesa professionale e umana rara, quasi telepathica come loro stessi raccontavano, diede vita a progetti che gli appartenevano profondamente. Il più celebre è senza dubbio Nomen Omen, una serie urban fantasy pubblicata da Panini Comics a partire dal 2017, capace di mescolare mito e contemporaneità con uno stile inconfondibile, tanto da essere pubblicata anche negli Stati Uniti da Image Comics. Poi fu la volta di Simulacri, per Sergio Bonelli Editore, una miniserie che esplorava l’horror psicologico e le solitudini contemporanee, a dimostrazione di una versatilità che pochi altri autori potevano vantare. Proprio Michele Masiero, direttore editoriale della Bonelli, lo ha ricordato con parole che pesano come macigni: «Un’anima gentile, un talento immenso, un amico sincero. E una persona innamorata del suo lavoro, nel quale rovesciava, instancabile e rigoroso fino alla pignoleria, tutto sé stesso».
L’eclettismo di un artista completo tra videogiochi e nuovi media
Ma la matita di Jacopo Camagni non si è fermata alla carta dei fumetti, perché la sua curiosità lo ha portato a esplorare anche il mondo dei videogiochi, dove il suo tratto dinamico trovava una naturale collocazione. Per esempio, nel 2021 realizzò una copertina alternativa per Marvel's Guardians of the Galaxy su incarico di Square Enix, unendo il suo amore per i supereroi a quello per il gaming. E, chiudendo un cerchio ideale, negli ultimi tempi aveva disegnato la copertina per un numero della storica rivista PSM, la testata con cui aveva mosso i primi passi alla fine degli anni Novanta, quando aveva illustrato una cover dedicata a Cool Boarders 4. Un ritorno alle origini, quasi un modo per ricordare a sé stesso e a chi lo seguiva da dove era partito quel ragazzo bolognese cresciuto ammirando i disegni di Bruce Timm e Jamie Hewlett. Il direttore di Panini Comics, Marco Marcello Lupoi, lo ha salutato con un messaggio che suona come una carezza: «Vola, Jacopo, vola. Oltre la vita, oltre la coscienza, nello spazio tra i mondi dove continuano a vivere gli eroi, gli sciamani, i sognatori».




