È morto Jacopo Camagni, il disegnatore bolognese che aveva stregato la Marvel e rivoluzionato il fantasy con “Nomen Omen”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Il mondo del fumetto piange la scomparsa di Jacopo Camagni, il celebre disegnatore bolognese spentosi all’età di 48 anni a Roma, dove risiedeva ormai da tempo, a causa delle complicanze sopraggiunte dopo un delicato intervento al cuore. La notizia, diffusasi nella giornata di domenica primo marzo, ha rapidamente fatto il giro del web e delle redazioni, lasciando attoniti colleghi e lettori di fronte alla perdita di un artista che aveva saputo conquistare, con il suo tratto inconfondibile e la sua profonda umanità, i palcoscenici più prestigiosi del settore, dalla “Casa delle Idee” americana fino alle pubblicazioni di Sergio Bonelli Editore e Panini Comics. Nato a Bologna il 21 dicembre del 1977, Camagni aveva mosso i primi passi nella sua carriera alla fine degli anni Novanta, vincendo un concorso nazionale che gli permise di entrare in contatto con i Kappa Boys, il celebre gruppo di appassionati di manga bolognesi; un incontro, questo, che si rivelò determinante per la sua formazione, portandolo a collaborare alla rivista “Mondo Naif” e persino a realizzare, in seguito, un episodio originale della miniserie italo-giapponese dedicata a Lupin III, lavorando sotto la supervisione nientemeno che del creatore del personaggio, Monkey Punch. Fu un esordio di quelli che lasciano il segno, capace di proiettare il suo nome in una dimensione internazionale già prima di compiere trent’anni.
Dall’esordio con Lupin III al trionfo con Marvel, una carriera costellata di successi
Il salto definitivo verso la ribalta globale avvenne però nel 2008, quando Camagni partecipò e vinse il prestigioso contest “Marvel’s ChesterQuest” indetto durante il New York Comic Con, un’iniziativa volta a scovare nuovi talenti da inserire nei propri ranghi. Da quel momento, per lui, si aprirono le porte della major statunitense, dando inizio a una lunga e prolifica collaborazione che lo vide cimentarsi con alcuni dei personaggi più iconici del panorama supereroistico: dalle matite per Deadpool a quelle per Occhio di Falco, passando per X-Men, Visione e Scarlet Witch, fino ad approdare nella galassia lontana di Star Wars, dove illustrò le avventure del Jedi Kanan Jarrus. Il suo tratto, inizialmente influenzato da maestri come Bruce Timm e Jamie Hewlett, seppe adattarsi con duttilità alle esigenze delle grandi produzioni seriali, senza mai perdere quella cifra stilistica personale che rendeva immediatamente riconoscibile ogni sua tavola, e che anzi si arricchiva costantemente attraversando il passaggio epocale dall’analogico al digitale, pur mantenendo un legame viscerale con la carta, considerata da lui parte essenziale del processo creativo. Negli ultimi tempi, instancabile come sempre, era tornato a confrontarsi con i mutanti della Marvel attraverso la serie *Generation X-23*, scritta da Jody Houser e lanciata proprio all’inizio dell’anno, un’ulteriore prova della sua inesauribile vena produttiva.
Il sodalizio artistico con Marco B. Bucci: da “Nomen Omen” a “Simulacri”
Parallelamente alla brillante carriera oltreoceano, Camagni aveva sempre mantenuto un fortissimo legame con l’Italia, dove aveva stretto un sodalizio artistico e umano con lo sceneggiatore Marco B. Bucci, una collaborazione che ha partorito alcune delle opere più amate e innovative del fumetto italiano contemporaneo. Nel 2017 i due diedero vita a “Nomen Omen”, una serie urban fantasy pubblicata da Panini Comics che mescolava magistralmente magia, destino, identità e contemporaneità, raccontando la storia di Becky Kumar, una giovane newyorkese figlia di tre madri, capace di attraversare il velo tra la nostra realtà e un antico mondo di verità occulte. L’opera, capace di rivoluzionare il genere fantasy con uno sguardo fresco e inclusivo, ebbe un successo tale da essere pubblicata successivamente anche negli Stati Uniti da Image Comics e di generare un seguito, “Arcadia”, ampliando ulteriormente quell’universo narrativo. A partire dal 2022, il duo si era poi dedicato a “Simulacri” per Sergio Bonelli Editore, una miniserie weird, pubblicata sotto l’etichetta Audace, che intrecciava elementi sentimentali e sovrannaturali in un racconto corale e inquietante, esplorando le solitudini di un gruppo eterogeneo di amici. Per la casa editrice milanese, inoltre, Camagni aveva disegnato una storia di Dylan Dog su testi di Paola Barbato, apparsa nel 2023, confermando la sua versatilità nel muoversi con disinvoltura tra generi e universi narrativi differenti.
Il cordoglio degli editori e il ricordo di un’anima gentile
La notizia della sua prematura scomparsa, avvenuta a causa delle complicanze legate all’intervento chirurgico, ha suscitato un'ondata di commozione profonda e sincera. Tra i primi a volerlo salutare pubblicamente è stato Michele Masiero, direttore editoriale di Sergio Bonelli, che in una nota ha voluto ricordare «un’anima gentile, un talento immenso, un amico sincero», sottolineando come Camagni fosse una persona totalmente innamorata del proprio lavoro, nel quale riversava ogni fibra di sé, con un rigore che talvolta rasentava la pignoleria, ma che era solo la manifestazione della cura maniacale che riservava a ogni progetto, perché quello che faceva parlava di lui ed era, per questo, necessario che fosse il più perfetto possibile. Parole altrettanto toccanti sono arrivate da Marco Marcello Lupoi, direttore responsabile di Panini Comics, che ha affidato ai social un messaggio struggente, scrivendo che «alcune giornate ti insegnano le verità più profonde, mentre ti sbranano il cuore», e invitando Jacopo a volare «oltre la vita, oltre la coscienza, nello spazio tra i mondi dove continuano a vivere gli eroi, gli sciamani, i sognatori». Un’immagine, quest’ultima, che sembra quasi voler ricomporre il frammento di un universo che lui stesso aveva contribuito a creare e ad arricchire con la sua arte, fatta di segni netti e di profonda sensibilità, lasciando un vuoto incolmabile non solo nel panorama fumettistico italiano, di cui era diventato una punta di diamante riconosciuta a livello internazionale, ma anche nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di collaborare con lui.




