Mps e Mediobanca, la partita si gioca tra controllo e terzo polo
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Redazione Economia
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La domanda che agita il mercato è se l’operazione su Mediobanca da parte di Mps si configuri come un’opa o un’ops. Le azioni accumulate, quando sono in quantità significative e la società è solida, prima o poi diventano un’arma decisiva. «Se sei paziente, frutteranno», ha sottolineato Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, in un’intervista al Sole 24 Ore, lasciando intendere che la pazienza potrebbe presto trasformarsi in azione concreta.
Mps punta a un controllo di fatto su Mediobanca, con una quota compresa tra il 35% e il 50%, come stabilito dal consiglio di amministrazione della banca senese. Una soglia minima che, fissata nel prospetto pubblicato giovedì 4, rende più agevole l’operazione, considerando che Mps può contare sull’appoggio di Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, già soci a Siena e detentori di circa il 30% di Mediobanca. Tuttavia, la strategia non è priva di rischi: le sinergie complete, ad esempio, potrebbero materializzarsi solo entro il 2030, un orizzonte temporale che richiede ulteriore stabilità.
Intanto, il via libera di Fitch al rating di Mps – con il miglioramento del giudizio grazie ai «miglioramenti strutturali» e al «rilancio del modello di business» – sembra aver dato ulteriore slancio all’istituto senese. La scalata a piazzetta Cuccia, che prenderà il via il 14 luglio, potrebbe essere solo il primo passo di un disegno più ampio. Lovaglio, senza escludere nulla, ha parlato di «presupposti per una seconda fase di crescita», lasciando intendere che l’obiettivo ultimo potrebbe essere la creazione del tanto discusso terzo polo bancario, magari coinvolgendo Banco Bpm




