Il grido di Stefania Constantini e il riscatto azzurro: l'Italia batte il Giappone nel curling ma la semifinale è già un miraggio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La squadra femminile italiana di curling, capitanata da Stefania Constantini, ha centrato la seconda vittoria consecutiva nel torneo olimpico di Milano Cortina 2026, superando il Giappone con il punteggio di 8-6 in un match che assumeva i contorni di uno scontro diretto per il fondo della classifica. Dopo aver rotto il ghiaccio – è proprio il caso di dirlo – nella serata di ieri contro gli Stati Uniti, interrompendo una striscia negativa di cinque sconfitte filate che aveva caratterizzato l'avvio della rassegna a cinque cerchi, le azzurre sono tornate sul ghiaccio di Cortina d'Ampezzo con la determinazione di chi cerca un riscatto personale prima ancora che un risultato di prestigio. Il successo contro le nipponiche, maturato al termine di una partita condotta con intelligenza tattica e una buona dose di nervi saldi, ha permesso al quartetto composto da Constantini, Elena Antonia Mathis, Marta Lo Deserto e Giulia Zardini Lacedelli – con Rebecca Mariani nel ruolo di riserva – di lasciare l'ultima posizione della graduatoria, agganciando proprio le avversarie di giornata a quota due vittorie. Un sospiro di sollievo, se vogliamo, per un gruppo che era partito con il piglio sbagliato e che aveva subito le battute d'arresto contro corazzate del calibro di Svizzera e Corea del Sud, per poi incappare in una serie di rovesci che sembravano averne minato il morale.

Il momento clou dell'incontro, destinato a rimbalzare sui social e a far discutere gli appassionati, è stato un urlo improvviso e liberatorio di Stefania Constantini nel corso dell'esecuzione dell'ultimo colpo decisivo. Un grido che ha gelato per un istante l'intero impianto, quello di Cortina, e che qualcuno, con ironia, ha giurato di aver udito fin fuori dal palazzetto, tanto era carico di tensione e di significato. Ma cosa si celava dietro quell'esplosione di voce? La ricostruzione di quanto accaduto in quegli istanti cruciali restituisce l'immagine di una skipper che, nel bel mezzo dell'azione, ha dovuto richiamare le proprie comprese alla scopa per quello che è parso un eccesso di irruenza nella gestione della traiettoria iniziale. Le due ragazze, dinanzi a quel richiamo tanto perentorio quanto inaspettato, si sarebbero letteralmente bloccate, "ghiacciate" sul posto, prima di riprendere il lavoro di rifinitura del colpo che poi si è rivelato vincente. Quell'urlo, più che un semplice sfogo, è stato interpretato da molti come l'affermazione di un'autorità tecnica e morale da parte di Constantini, la necessità di riprendere in mano le redini di una squadra che in questo percorso olimpico ha mostrato più di una crepa, non solo sul piano dei risultati.

Ed è qui che il racconto sportivo si intreccia inevitabilmente con le dinamiche interne al gruppo azzurro, dinamiche che la vigilia della competizione avevano fatto discutere non poco. Le convocazioni per i Giochi di casa non erano state indolori: l'esclusione di Angela Romei, atleta di riferimento e colonna portante della nazionale femminile per oltre un decennio, aveva sollevato pi di qualche polemica. Al suo posto, come riserva, era stata aggregata Rebecca Mariani, giovane promessa del movimento ma anche figlia del direttore tecnico Roberto Mariani, una scelta che aveva inevitabilmente creato un certo malumore e che aveva gettato un'ombra sulla preparazione del team -2. Lo stesso legame tra Constantini e la Romei, d'altronde, non è mai stato un segreto: dopo la conquista del bronzo olimpico nel doppio misto, qualche giorno prima, la campionessa aveva voluto dedicare la medaglia proprio all'amica esclusa, sottolineando quanto fosse stato importante averla sugli spalti a fare da supporto emotivo. Un retroscena, questo, che rende ancora più complessa e sfaccettata la lettura della prestazione di questa squadra.

La matematica condanna le azzurre, ma il futuro passa da Cortina

Nonostante l'evidente crescita mostrata nelle ultime due uscite e la soddisfazione per aver lasciato l'ultimo posto in classifica, per l'Italia del curling femminile il discorso qualificazione alle semifinali è già stato archiviato. La matematica, come confermato dalle agenzie di stampa, non lascia spazio a illusioni: il distacco dalle posizioni che contano è incolmabile e il torneo proseguirà per le azzurre con l'obiettivo di onorare al meglio gli impegni rimanenti e di accumulare esperienza in vista dei prossimi appuntamenti internazionali -3-8. L'impresa, va detto, era proibitiva sin dall'inizio per un gruppo che arrivava all'appuntamento olimpico con aspettative tutt'altro che trionfalistiche e con il peso di dover gestire le tensioni interne legate alle scelte tecniche della vigilia. Il bronzo conquistato dalla coppia Constantini-Mosaner nel misto aveva acceso i riflettori e alzato l'asticella dell'attenzione, creando un parallelo forse ingeneroso con il percorso del quartetto femminile.

Eppure, al di là del risultato finale, queste due vittorie di fila assumono un valore che travalica la mera statistica. Abbandonare l'ultimo posto e farlo battendo il Giappone in uno scontro diretto significa restituire dignità a una prestazione che rischiava di essere ricordata solo per le sconfitte e per le polemiche. Significa, per Constantini e le sue compagne, poter guardare agli ultimi impegni del round robin con una consapevolezza diversa, quella di aver ritrovato, se non altro, un briciolo di quella chimica di squadra che era sembrata smarrita. Il prossimo appuntamento, come da calendario, sarà contro il Canada, un'altra delle superpotenze della disciplina: un test probante, che servirà a capire se questa ritrovata verve è soltanto un fuoco di paglia o se, invece, può rappresentare la base su cui costruire un nuovo ciclo. Le ragazze, dopo aver rotto il digiuno, adesso sembrano aver preso gusto a vincere, anche se il traguardo più ambito, purtroppo per loro, è già irrimediabilmente sfumato all'orizzonte.

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